Miyazaki chiude il sipario

«Il signor Miyazaki ha deciso di ritirarsi. La prossima settimana a Tokyo terrà una conferenza stampa e lì saranno forniti tutti i dettagli. Non fatemi domande in proposito, non potrò rispondere», queste le parole che hanno fatto il giro del mondo in pochi minuti.

La decisione del maestro dell’animazione giapponese di ritirarsi dal cinema si può considerare definitiva, senza la possibilità, o speranza, di qualche ripensamento. In passato Miyazaki aveva più volte esaminato l’idea di allontanarsi dal mondo cinematografico, creando scompiglio tra i fan e i giornalisti, ma la comunicazione dell’altro giorno sembra essere studiata ad hoc, nel regno di uno dei più importanti festival del cinema. Già nel 1997, infatti, Miyazaki pensava di porre fine ai suoi capolavori con “Princess Mononoke”, riflessione sulle diverse attitudini del carattere umano ambientata in un favoloso Giappone del ‘400. Dopo lo straordinario successo di questo film, il regista aveva diffuso la voce di voler lasciare più spazio ai giovani che si erano formati nella sua scuola. Leggenda vuole, che l’incontro con la figlia di un amico gli abbia rivelato l’immagine di un nuovo personaggio, Chihiro. Messo da parte ogni pensiero su un possibile ritiro, nel 2001 esce nelle sale “La città incantata”, opera che gli apre le porte verso l’occidente. Le avventure di una bambina che si immerge in un mondo parallelo abitato dagli spiriti, dove i genitori vengono trasformati in maiali, diventano in poco tempo un vero cult. Miyazaki viene insignito dell’Orso d’oro al Festival di Berlino nel 2002 e dell’Oscar per il miglior film d’animazione nel 2003, occasione in cui il regista decide di non presentarsi per protesta contro la guerra in Iraq. Dopo diversi cortometraggi, nel 2004 viene creato “Il castello errante di Howl”, tratto dal romanzo omonimo della scrittrice inglese Diana Wynne Jones. Ambientato in un paese più simile all’Europa che all’estremo oriente, “Il castello errante di Howl” narra le vicende di una ragazza, Sophie, allo scoppiare della prima guerra mondiale. È con questo capolavoro che proprio alla Mostra di Venezia 2005, di Marco Müller, Miyazaki ottiene il Leone d’oro alla carriera. Il legame con la città italiana e il suo festival diventa da allora più forte. Nel 2008, è al lido che il regista propone in concorso “Ponyo sulla scogliera”, storia di una bambina – pesce che si innamora di un umano.

Trascorrono cinque anni e nell’aprile di quest’anno, in attesa di “The Wind Rises”, tornano le voci sul possibile ritiro di Miyazaki, pettegolezzi diffusi da Toshio Suzuki, amico e produttore dello studio Ghibli. Le ipotesi, questa volta, vengono smentite dallo stesso maestro che durante la presentazione ufficiale del film alla stampa giapponese dichiara: «Toshio Suzuki ama dire cose del genere, ma gli ho risposto che l’ultimo testamento è quello che si lascia quando si sta per morire, mentre io intendo vivere ancora per un bel pò». Evidentemente, voleva riservare l’ufficialità della notizia proprio alla laguna, che tanto gli ha regalato in questi ultimi anni. Semplicemente da Lupin III e da Heidi, Miyazaki ha cullato milioni di bambini con i suoi personaggi e le sue storie, dimostrando che la poesia non ha bisogno degli effetti speciali. Aspettando di vedere “The Wind Rises” (“Kaze Tachinu” in giapponese, “Si alza il vento” in italiano), storia di un ingegnere aeronautico che mette a disposizione la sua fantasia per gli orrori della guerra, il mondo elogia Miyazaki.

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Cinzia Comandè

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