La star che dorme in pubblico diventa arte al MoMa

L’androgina attrice britannica, famosa per le sue interpretazioni cinematografiche, è stata protagonista della performance non annunciata “The Maybe” (Il Forse), frutto della brillante creatività dell’artista inglese Cornelia Parker. La star è rimasta esposta per sette ore (orario d’apertura del museo), distesa su un materassino posto nella teca, a sua disposizione soltanto un paio d’occhiali e una brocca d’acqua.

Non è la prima esperienza di arte umana per la Swinson, che nel 1995 alla Serpentine Gallery di Londra, è rimasta in esposizione per sette giorni, otto ore al giorno, osservata da ben 22mila persone. Performance che valse all’opera The Maybe, una nomination al Turner Prize, il premio d’arte contemporanea più importante del Regno Unito. Un portavoce del MoMa ha reso noto che Tilda Swinson si esibirà almeno altre cinque volte fino alla fine del 2013 ma la sua presenza non sarà annunciata e la teca verrà esposta in differenti location all’interno del museo. I visitatori sono rimasti molto impressionati ed anche il popolo del web, tra tweets e posts, ha alimentato critiche non sempre positive. Il drammaturgo David Lindsay-Abaire su twitter è stato tra i più caustici: “Una famiglia di turisti si è persa sulla strada per MoMA e ha trascorso un’ora a Port Authority a guardare un giovane senzatetto dormire in una scatola.”

Cornelia Parker lavora spesso sul tema dell’alterazione del senso delle cose e degli oggetti, con l’opera “The Maybe” in particolare, indaga sulle impressioni del pubblico quando si confronta con i personaggi famosi o addirittura con i loro effetti personali. Durante l’esposizione alla Serpentine, l’artista aveva selezionato oggetti particolari da altri musei, tra cui le calze della Regina Vittoria, la coperta di Sigmund Freud, la cassetta degli acquerelli di Turner, al fine di suscitare associazioni libere nelle menti degli spettatori. L’obiettivo era quello di mettere in discussione la forza delle reliquie, l’installazione della Swinson colpisce sicuramente per l’effetto sorpresa data la segretezza delle date in cui avverrà l’esposizione. Quanto al di là possa spingersi l’arte contemporanea con le sue variegate interpretazioni è cosa ormai risaputa e ben lungi ormai dai tempi in cui si scambiavano estintori per opere esposte, l’obiettivo comune degli artisti sembra essere quello del “purché se ne parli”.

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Valentina Evangelista

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