Una settimana da Roger…

E’ il sesto successo su questo campo per il vincitore 2014, un torneo straordinario dove dopo aver battuto in semifinale Djokovic, con cui non vinceva da un anno e mezzo – con il serbo aveva perso gli ultrimi 3 scontri – si è affermato sul tennista ceco con cui anche aveva perso le ultime due sfide. Djokovic stesso nel post partita aveva riconosciuto i meriti dello svizzero: “è stato più aggressivo ed è riuscito a giocare meglio di me, sapeva che era la sua occasione ed è per questo che è un grande campione”.

 

Il primo set della finale he si chiude 6–3 in favore del giocatore ceco. Berdych è attento e ha saputo approfittare delle indecisioni dello svizzero, strappa il servizio e mantiene una costanza incredibile su battuta, il colpo assolutamente più stabile del prossimo numero 5 del mondo, specialmente se giocato da sinistra verso destra. Nel secondo set Federer è più sicuro e Berdych cala di rendimento. Macina punti su ogni turno e mantiene un game in poco più di 70 secondi. Sul 5-4 arriva il colpaccio: 0-15, 0-30, 0-40 e c’è il break che regala il secondo set (6-4).{ads1}Match che dalle mani di Berdych si sposta a quelle dell’avversario, Roger ha la meglio sugli scambi brevi – per i quali è certamente il migliore al mondo – ma anche sugli scmbi lunghi. La prima di Berdych non entra più e già nel primo game del terzo set è Federer a procurarsi 3 palle break. Il ceco se la cava con una seconda a 191 km orari, poi con un buon diritto, con due gratuiti dello svizzero e con una bella accelerazione. Scampa alla furia dell’avversario, non ha mollato subito il buon Berdych, ma resta la sua difficoltà a velocizzare il gioco sulle variegate e morbide palle che l’ex numero uno piazza in campo. Nel set più movimentato, l’inerzia del match cambia nuovamente e a Berdych spetta quasi improvvisamente l’occasione di controbreak. E’ bravo l’elvetico ad impedirlo, lo fa con un gran dritto e con un bel punto arrivato di seguito a uno strategico servizio ben piazzato. Trova angoli impossibili e fa muovere Tomas che di certo quando deve colpire in movimento è meno pericoloso e molto più macchinoso di quanto sia da fermo. E’ con questo schema che giunge l’occasione decisiva per Federer. Siamo  3 a 1, ma gara non è finita. Il ceco non molla e per evitare il breakpoint, a Roger serve tutta la qualità del suo tennis. Il momento chiave è quì, Federer non cede nella lotta psicologica e nonostante il dopiofallo piega la resistenza di Berdych che è comunque ancora una volta colpevole non tanto per le brutte ribadutte, ma per la mancanza di tenuta mentale in un gioco dove questo aspetto è cruciale in ogni istante. Il terzo e decisivo set finisce 6 a 3.

Ho giocato i migliori match della mia vita in questo ultimo periodo e spero di mantenere questo ritmo”, ha detto alla premiazione lo svizzero che trova anche il tempo per una battuta: “Quando Mirka è in cinta riesco a giocare il mio tennis, era successo alcuni anni fa e sta ricapitando adesso”. Nel corso di una partita di Roger puoi vedere il tennis a tutto tondo siamo oltre le bordate dalla linea di fondo, ci sono slice, top spin, passanti, volèè, nella finale non si è vista la stessa qualità della semifinale disputata contro serbo, è stata, invece, una partita tirata che non è mai davvero decollata, ma che arriva perà a coronare un weekend veramente da ricordare per l’elvetico. I fan già si aspettano grandi cose per i prossimi appuntamenti, non c’è da illudersi che lo svizzero possa competere con costanza contro i più giovani big del ranking, ma è arrivata la risposta chiunque aveva pensato che per lui fosse giunto il momento di ritirarsi. Dopo 9 mesi torna a vincere un titolo e soprattutto lo fa facendo gustare a tutti gli amanti di questo sport un tipo di gioco esclusivo.

 

 

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Daniela Lazzari

Giornalista per sport’ nel senso letterale, ma anche metaforico del termine… Da diversi anni si aggira nei meandri della redazione per infastidire colleghi e mettere a disagio i lettori. Ci sta riuscendo alla grande. Questo la spinge a proseguire e a perseverare con devozione nel suo lavoro. Interessi? Tanti. Se fai molte cose, si sa, finisci per farne bene poche. Forse blaterare on line di sport e tutto il resto è una di quelle poche. Difetti? Troppi. Pregi? Non troppi. Diceva il buon vecchio Einstein : “Ci sono due modi di vivere la vita. Uno è pensare che niente è un miracolo. L'altro è pensare che ogni cosa è un miracolo”. Il fatto che stiate ancora leggendo queste righe ha un ‘non so che’ di miracoloso…

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