Sarri Mancini: la surreale conclusione di Tosel

E’ bastato un frocio a bordo campo durante una partita di Coppa Italia per scatenare una querelle Sarri Mancini durata una settimana. Tutta nasce da un battibecco tra i due allenatori, durante un Napoli Inter di Coppa Italia, in cui l’allenatore interista è stato, abbastanza gratuitamente, insultato dal mister partenopeo. Riguardo la gratuità dell’insulto non c’è nessun dubbio, quello che sfiora il ridicolo è il polverone che ne è scaturito.

A scatenare il putiferio è stato Roberto Mancini che è andato in conferenza stampa urlando a tutti il suo sdegno: “Sarri è un razzista. Io dico che uomini come lui non possono stare nel modo del calcio. Avevo chiesto solo al quarto uomo il perché dei cinque minuti di recupero e lui ha iniziato a inveire contro di me, dandomi del frocio e finocchio.”

Subito dopo è stato il turno di Sarri, che scusandosi fin da subito dell’accaduto, incrementando la gaffe, ha tirato in mezzo la Democrazia Cristiana: “Mi ero innervosito, non ricordo cosa ho detto, ma poi ho cercato Mancini e gli ho chiesto scusa. Ho detto la prima offesa che mi è venuta in mente, gli avrei potuto dire sei un democristiano”. Boom. Apriti cielo.

Il commento ironico non è piaciuto ai diretti interessati, che cogliendo la palla al balzo e cavalcando l’onda mediatica, hanno deciso di querelare l’allenatore azzurro, in un’escalation di futilità mai raggiunte nel recente passato. Quello che proprio non è andato giù alla Dc è stato il paragone tra le parole “frocio” e “finocchio” con l’appartenenza al partito democristiano: “il paragone reso esplicito dal Sarri – dice l’esposto – che con evidente atteggiamento denigratorio e razzista, oltre che omofobo, accosta l’essere omosessuale all’appartenenza alla Democrazia Cristiana”.

Finita qui? Ovviamente no, il picco surreale viene raggiunto due giorni dopo l’accaduto. Il giudice Tosel squalifica Sarri per due giornate, da scontare in Coppa Italia, con una sentenza che è tutto un programma. L’insulto ovviamente è stato rilevato e punito ma, interpretando in modo surreale il regolamento, non sarebbe omofobo, perché Mancini non è omosessuale e quindi la cosa non lo turberebbe più di tanto. Poco conta che quell’insulto offenda tutti gli omosessuali e, come dice Mancini, tutti gli eterosessuali dotati di sensibilità. Secondo Tosel, non c’erano gli estremi per ricorrere all’articolo 11 del codice di giustizia sportivo, quello che punisce i “comportamenti discriminatori”.  In quel caso, la sanzione sarebbe andata da un minimo di 10 giornate fino ad un’inibizione a tempo determinato per tutte le competizioni nazionali. Una sanzione che avrebbe condizionato l’intera stagione del Napoli e probabilmente anche il futuro da allenatore di  Sarri.

L’ultima parola, per assurdo, spetterebbe al presidente della Figc, che è legittimato ad appellarsi contro le decisioni del giudice sportivo, nel caso ritenga non congrua la pena comminata. Ma ce lo vedete Carlo Tavecchio, al grido di “Optì Pobbà” e “omosessuali da tenere lontani”, paladino dell’omofobia?

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Marco Juric

si avvicina al calcio giocato, e alla Roma, grazie alla chioma fluente di Giovanni Cervone. Non contento, pur rimanendo folgorato dalla prima autobiografia di Roy Keane, non si innamora del Manchester United, ma del Nottingham Forest. Dopo i primi trent’anni di osservazione partecipante, ha quindi deciso di passare gli altri trenta che gli rimangono a scriverne.