Gerrard ha dato l’addio al calcio: una vita dedicata al Liverpool

Gerrard ha dato l’addio al calcio giocato, a 36 anni. È stato lui stesso ad annunciarlo su Instagram nella giornata di ieri l’altro, smentendo le voci dei media che parlavano di un suo ritorno in Europa.

Tra le parole del centrocampista, la frase più toccante forse è la seguente: “È arrivato il momento giusto: avevo tante offerte per continuare a giocare. Ma negli ultimi mesi il mio corpo ha lanciato dei segnali inequivocabili”.

Già, perché nell’immaginario degli amanti del calcio, c’è una sorta di auto-convincimento secondo il quale alcuni giocatori non smettano mai di giocare. Come se fossero talmente forti, integri, da poter vincere anche contro il naturale processo biologico del corpo umano. Steven Gerrard fa parte di questi calciatori.

Gli elementi che lo hanno reso uno dei centrocampisti più forti del calcio moderno sono molteplici. Gerrard era un vero maestro nell’attaccare lo spazio, sia per vie centrali che sugli esterni. Questa capacità, unita alla sua grande falcata, lo rendeva un centrocampista atipico, in grado di ricoprire tutti i ruoli senza mai abbassare la qualità delle sue prestazioni. A questa rarissima qualità, aggiungeteci un tiro formidabile sia in movimento che su palla inattiva, chilometrici cambi di gioco e un grande senso tattico anche in fase difensiva.

Insomma, uno dei più grandi centrocampisti “box to box” di sempre.

Steven Gerrard però è da ammirare anche per i valori che ha portato nel calcio moderno. Era una delle ultime vere bandiere rimaste. Nato e cresciuto a Liverpool, Stevie G era un tifoso dei Reds ancor prima di diventarne il leader indiscusso. Esordì nel 1998 a soli 18 anni e, da quel momento, la sua vita si è definitivamente tinta di rosso.

Si è sempre contraddistinto anche per il suo grande carisma. Lui giocava con il cuore ed era come se i compagni lo percepissero, traendone beneficio.

Nel 2003 divenne il Capitano del Liverpool e, nel corso delle sue 710 presenze con il Liverpool, ha collezionato ben 186 reti, portando ad Anfield 2 FA Cup, 3 Coppe di Lega, 2 Charity/Community Shield, 1 Coppa Uefa, 2 Supercoppa Uefa e la Champions del 2005.

Manca qualcosa? Già, la Premier League. Tra le tante gioie che hanno illuminato la carriera di Gerrard, c’è anche qualche lacrima. Nel 2014, proprio un suo scivolone nei minuti di recupero contro il Chelsea, regalò il primato al Manchester City. Un sogno infranto, per Gerrard e per i tifosi del Liverpool.

Il legame tra la famosa Kop  (la curva del Liverpool) e Gerrard è sempre stato speciale. Nel 1989, suo cugino Jon-Paul Gilhooley morì a soli 10 anni nella strage di Hillsborough insieme ad altri 95 tifosi. Stevie G rimase sconvolto dall’accaduto. Fu un dolore che porterà dentro per tutta la vita, ma che al tempo stesso gli ha permesso di non perdere mai di vista i veri valori, come si legge dalla biografia: “È stata dura quando ho saputo che uno dei miei cugini aveva perso la vita, vedere la reazione della sua famiglia mi ha spinto a diventare il giocatore che sono oggi: io gioco per Jon-Paul”.

Un amore così grande, quello tra Gerrard e il Liverpool, da far passare in secondo piano gli ultimi anni della sua carriera al LA Galaxy, con 39 presenze e 5 reti. Ora che Gerrard ha dato l’addio al calcio, l’ex centrocampista del Liverpool ha già dichiarato che gli piacerebbe allenare. Il carisma di certo non gli manca e, magari, un giorno potrebbe essere un’ottima scusa per tornare con i Reds. Perché Anfield è e sarà sempre casa sua.

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Alex Marino