Euro 2016: Bosnia fuori, Ungheria nella storia con Kiraly

La Bosnia di Edin Dzeko ha steccato l’ appuntamento con la storia che l’ avrebbe spedita agli Europei per la prima volta nella storia di questo paese. Il 2 a 0 incassato a Dublino contro un’ Irlanda galvanizzata dal suo pubblico, ha infranto i sogni bosniaci e, probabilmente, ha fatto anche emergere i limiti di una squadra piena di talento ma non ancora all’ altezza di altre selezioni più blasonate, perlomeno sotto il profilo della personalità.

La Bosnia vista ieri sera a Dublino infatti, è sembrata una squadra timida e timorosa, a cospetto di un’ Irlanda che invece di accontentarsi dello 0 a 0, è partita con l’ intenzione di ottenere i tre punti. La differenza di approccio alla partita da parte degli irlandesi, è stata premiata dopo pochi minuti dal rigore dubbio fischiato dall’ arbitro Kuipers e trasformato da Walters. Con un gol di vantaggio, lo stadio in delirio e una Bosnia avvilita dal veder svanire il proprio sognio davanti ai suoi occhi, l’ Irlanda ha potuto disputare in discesa i restanti minuti di gioco, trovando addirittura il raddoppio, ancora con Walters.
Tutto sommato, l’ Irlanda ha meritato la qualificazione dimostrando la propria superiorità non solo mentale, ma anche dal punto di vista tattico, grazie alle costanti incursioni degli esterni e al pressing alto in fase di non possesso. Pjanic e Dzeko infatti non sono mai riusciti ad incidere sulla partita e spesso sono stati costretti abbassarsi per cercare di entrare nel vivo del gioco ma, al tempo stesso, minimizzando la loro pericolosità offensiva.

La delusione per la mancata qualificazione a Euro 2016 è forte, ma il capitano della Bosnia è riuscito ugualmente a commentare con lucidità il verdetto di questi playoff. Nel post-partita infatti, Edin Dzeko ha ammesso che la sua squadra sul campo non avrebbe meritato la qualificazione: ” siamo stati timidi: passaggi all’uomo più vicino, giusto per non perdere il pallone. Non si gioca così per arrivare agli europei. Non siamo migliori dell’Irlanda. Se lo fossimo stati avremmo vinto e saremmo arrivati in Francia”.

L’ altra squadra che festeggia la qualificazione agli Europei è l’ Ungheria, che contro la Norvegia ha ottenuto un risultato che mancava da ben 44 anni. Degno di nota lo splendido gol di Priskin, che dopo una sgroppata in contropiede ha mandato la difesa fuori tempo con una finta a rientrare e ha insaccato con un bel destro a giro sul secondo palo. A quanto pare però, l’idolo di questa storica qualificazione non è Priskin ma il portiere Kiraly. Quarant’anni a breve, qualche chilo di troppo e tuta lunga grigia ” portafortuna” degna di un qualsiasi match tra scapoli e ammogliati nel giorno più freddo dell’ anno. Un dettaglio che ha mandato in estasi il mondo del web, che per una sera ha idolatrato il portiere ungherese che, grazie ai suoi pantaloni portafortuna, ha portato in Ungheria una qualificazione che non arrivava da 44 anni.

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Alex Marino