Roma: nonostante il pari è crisi nera, ma che pasticcio il VAR

CRISI ROMA: ALTRO PARI PER LA ROMA – Non sembra esserci pace per la squadra del presidente James Pallotta. In una fase della stagione delicatissima, sia dentro che fuori dal campo, a Marassi arriva un pareggio che vale come una pesantissima sconfitta in ottica piazzamento Champions. Ormai parlare di crisi Roma non sembra più un azzardo. A rendere ancor più drammatico l’esito della sfida è stato l’episodio che, alla fine del primo tempo, ha portato al gol del vantaggio dei padroni di casa. Bella azione della Roma sulla destra, Strootman supera il difensore che con l’anca lo ferma. Per Orsato tutto regolare e sul ribaltamento di fronte, Zapata mette una palla al centro che Kolarov impatta con il braccio dopo un maldestro tentativo di rinvio. Passano due minuti buoni e il VAR interviene assegnando il rigore ai padroni di casa. La follia di un regolamento che impedisce agli assistenti di correggere il direttore di gara su una situazione al limite dell’area di rigore e poi lo fa un minuto dopo.

CRISI ROMA: LA RIPRESA A MARASSI – Nella ripresa la Roma attacca, senza tutavia mostrare grande lucidità sotto porta. I blucerchiati potrebbero più volte raddoppiare così come subire il pareggio. Alisson si conferma il portiere del momento togliendo dall’incrocio ragnatele e una bellissima punizione di Caprari. La vera svolta della partita, però, è l’ingresso dell’ex doriano Schick, oggetto misterioso del calciomercato romanista. Con le sue giocate riesce a spezzare spesso i raddoppi di marcatura dei doriani, facendo sfiorare più volte il pareggio ai compagni. Alla fine il gol dell’1-1 arriva in pieno recupero, al 92′. Lo firma l’uomo con le valigie in mano, Edin Dzeko, servito al bacio da un cross del giovanissimo Antonucci. Nel convulso finale ci sarebbe ancora tempo per un paio di punizioni in favore dei padroni di casa, ma nessuna trova lo specchio. Alla fine un pareggio giusto per quanto visto sul campo, che non fa che acuire la crisi Roma.

Crisi Roma Quaglierella

Quaglierella a segno nella gara contro la Roma

CRISI ROMA AL NETTO DEL MEZZO PASSO FALSO – Il momento non certo brillante dei giallorossi, iniziato con l’assurda gomitata di De Rossi in Genoa-Roma, ha tracciato una parabola discendente con pochi precedenti in serie A. Gli uomini di Di Francesco hanno progressivamente perso smalto e lucidità, alternando cattive prestazioni, scarsissima precisione sotto porta e un conto aperto con il fattore sorte. Quello che però preoccupa davvero è il fallimento di un progetto societario oltre che tecnico. Negli otto anni di presidenza americana la Roma ha continuamente comprato, valorizzato e venduto asset, costruendo e smantellando continuamente rose e talenti. Ogni allenatore transitato per Roma ha avuto la stessa parabola, inizio pieno di speranze e attese, una fase centrale di valorizzazione del lavoro e di successi, smantellamento e fine del progetto. Quello che era già avvenuto con Garcia, Spalletti, Luis Enrique e Zeman sta succedendo anche a Di Francesco. L’ambiente romano sembra essere caratterizzato dall’incapacità di organizzare e mantenere almeno un’ossatura in grado di esprimere il proprio potenziale per tre o più stagioni.

CRISI ROMA, QUALE FUTURO? – Con il pareggio di Geonva e il quarto posto sempre più lontano, il futuro per la società capitolina sembra quanto mai fosco. Da un lato i sacrifici imposti dalle esigenze di bilancio, con il Chelsea in pressing sul bomber Dzeko e sull’esterno Emerson Palmieri, dall’altro la necessità di concludere la stagione in corso nella quale, va ricordato, la Roma deve ancora disputare un ottavo di Champions League. Il paradosso si è raggiunto proprio con il gol del centravanti bosniaco, dato per sicuro partente in giornata e schierato invece dal primo minuto dal mister della Roma. Una situazione figlia di un enorme caos organizzativo, voci incontrollate, rumors di mercato, mosse per destabilizzare l’ambiente e assenza di una società forte sul territorio. Troppo spesso la società pallottiana è apparsa fin troppo distaccata e fredda rispetto alle vicende di casa Roma, con meeting a Londra, preoccupazioni inerenti unicamente il progetto dello stadio e con pochissime ambizioni sportive.

Crisi Roma Dzeko

Edin Dzeko, il bomber con le valigie in mano

CRISI ROMA: IL CONFLITTO DEI DUE MONDI – Per cercare di trovare una spiegazione all’atteggiamento del presidente della Roma nei confronti della sua squadra è necessario fare un passo indietro. Pallotta, è risaputo, non è un uomo di calcio. Il suo interesse non è legato alla squadra Roma ma all’opportunità di creare un business. Lui viene dal mondo sportivo americano dove il profitto e lo sport vanno sempre di pari passo. La lega NBA in cui è coinvolto con i Boston Celtics garantisce lauti guadagni a tutte le compagini coinvolte, dalla più forte alla più debole. Inoltre la struttura stessa di quel modello sportivo prevede un continuo bilanciamento di forze in campo con cicli che raramente superano i cinque anni. Un altro fattore totalmente diverso è rappresentato dal monte ingaggi. Nella pallacanestro americana ogni società ha un tetto salariale che non può sforare e ogni giocatore, quando firma un contratto, porta quel contratto fino alla scadenza naturale dello stesso senza poterlo rinegoziare. Questo porta i giocatori a impegnarsi per un tot di anni a determinate cifre, indipendentemente dal rendimento.

Nel calcio tutto questo non esiste. Il calcio è un business dove, ad oggi, chi più guadagna, più può spendere. Chi più spende, più ha possibilità di vincere aumentando i propri guadagni in un perverso meccanismo che favorisce le élite già affermate. Imporsi, anche con enormi capitali, è molto difficile e spesso bisogna ricorrere a veri espedienti per mascherare il tutto. In secondo luogo il mondo del calcio è in mano ai procuratori e agli agenti. Ogni giocatore, anche fresco di rinnovo, dopo una serie di prestazioni positive cerca un adeguamento di contratto al rialzo. Cosa che ovviamente non avviene al ribasso in caso di prestazioni negative. Man mano che un giocatore si avvicina alla scadenza dello stesso e la società ne ha ammortizzato il costo del cartellino, economicamente parlando conviene cederlo, creando plusvalenza e puntando su giocatori che guadagnano meno ma che non possono garantire uguale rendimento, che tenerlo per qualche successo in più sul campo. Ecco il meccanismo che da anni applica la Roma e che, fino ad oggi, ha portato risultati sportivamente fallimentari. Un modello in parte imposto dalle regole del fair play finanziario e in parte dettato dalle risorse economiche limitate di una proprietà alla quale questo mondo sportivo deve sembrare davvero assurdo.

Crisi Roma pallotta

Il presidente della Roma James Pallotta e le difficoltà nel gestire la Roma

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Mauro Zini

Coach di basket, aspirante giornalista sportivo, laureando in comunicazione pubblica e d'impresa, sarebbe fantastico saper fare almeno una di queste cose. Appassionato di libri, cinema e serie TV, praticamente un Nerd da quando non era di moda esserlo.