Perché la Spagna domina in Europa?

Che la Spagna domina in Europa è sotto gli occhi di tutti. Ma togliere dalla testa delle persone preconcetti ormai radicati nell’immaginario è difficile. L’organizzazione della Premier League è avanti anni luce a tutti. Il coinvolgimento dei tifosi in Bundesliga non è paragonabile a nessun altro torneo. Quello che si impara in Italia non te lo insegna nessuno. E così via. Tutte argomentazioni abbastanza corrette e condivisibili ma un’altra definizione ormai è innegabile: la Liga è il miglior campionato del mondo. Con la finale di Europa League di Basilea, vinta dal Siviglia, c’è stata una prima conferma. Sabato sera dopo la finale di Champions League tra Real Madrid e Atletico Madrid avremo la certezza.

Spagna domina in Europa

L’immagine del 2014 potrebbe ripetersi domani sera

Due finali quasi monopolistiche, tre squadre su quattro, che la Spagna ha raggiunto con protagonisti identici due stagioni fa. Allora in mezzo ci si mise il Benfica, che non fermò di certo il “doblete” tutto spagnolo del Siviglia e del Real Madrid. Coppe europee divenute più simili alle finali di Coppa del Re. Sembra un po’ essere tornati agli anni novanta, quando, soprattutto il nostro paese, raggiungeva le finali con almeno due squadre, se non tre o quattro. Certo, prima del 2000 i formati erano diversi, con meno squadre partecipanti e tre coppe in palio. Dall’inizio del nuovo millennio le competizioni europee sono diventate quello che sono ora. Le coppe sono state ridotte a due e si è aperto il ventaglio delle partecipanti a più squadre per ogni nazione. E da 16 anni la Spagna domina in Europa: 14 degli ultimi 30 titoli sono stati spagnoli (l’Inghilterra segue con sei); ma anche 23 degli ultimi 68 finalisti sono iberici. Numeri impressionanti se paragonati al numero di squadre partecipanti ogni anno alle due coppe europee.

Numeri talmente importanti che meriterebbero una spiegazione clamorosa, che in realtà non c’è. Sarebbe più corretto parlare di una serie di motivi per i quali la Spagna domina in Europa. La dimensione delle due grandi – Real e Barcellona – ha fatto sì che comparissero altre realtà spagnole a combattere un duopolio storico. E se vincere la Liga è sempre stato troppo difficile per le altre squadre, vien da sé che competere ai massimi livelli nelle competizioni europee fosse l’unico modo per alzare i trofei. Negli ultimi 15 anni sono comparsi diversi progetti tecnici alternativi alle due grandi: Atletico e Siviglia sono le massime espressioni, ma diverse altre squadre si sono messe in mostra in Europa: Alavés, Athletic Bilbao, Espanyol, Villarreal e Valencia. Tutte finaliste o vincitrici dell’Europa League. Certo, Real e Barca sono ancora inarrivabili, grazie soprattutto alle dimensioni dei loro bilanci e il continuo approdo di giocatori straordinari. Numeri che li obbligano ogni anno a raggiungere la finale di Champions League. E finora non hanno disatteso: a partire dal 2000, Real e Barca hanno giocato otto finali (quattro a quattro) e ogni volta è arrivata la vittoria. In questo ciclo non c’è paese che si avvicini ai traguardi spagnoli: sei trofei su sei negli ultimi tre anni sono numeri clamorosi e sembra complicato immaginare che una presenza spagnola in finale si possa interrompere nel breve periodo.

L’Atletico ormai può essere tranquillamente accostato alle due grandi di Spagna, innalzandosi quindi a migliore d’Europa, e per il Siviglia l’esempio di Simeone deve diventare un modello. Grazie alle idee, alle competenze e anche a un pizzico di fortuna ormai l’altra squadra di Madrid è considerata alla stregua di Real e Barcellona. E il club andaluso, tricampione UEFA, è d’obbligo che inizi a essere competitivo anche nella Liga. Così come non vanno dimenticate tutte le altre realtà spagnole che faticano in patria ma vincono con estrema facilità in Europa. È il termometro della crescita di una nuova generazione di allenatori. La Liga è un variegato palcoscenico di stili, qualcosa di insolito per altri campionati: in Spagna è possibile guardare la “crescita del singolo” nel gioco di Emery, il mix di “garra” argentina e tattica italiana con Simeone o il pragmatismo espresso da Marcelino. Per non parlare di Valverde e altri interessanti tecnici che stanno pian piano portando avanti le loro idee. Scontato e banale nominare il “tiqui-taca” che ha affascinato tutto il mondo. La Spagna domina e ormai la definizione rimane innegabile: la Liga è davvero il miglior campionato del mondo.

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Marco Juric

si avvicina al calcio giocato, e alla Roma, grazie alla chioma fluente di Giovanni Cervone. Non contento, pur rimanendo folgorato dalla prima autobiografia di Roy Keane, non si innamora del Manchester United, ma del Nottingham Forest. Dopo i primi trent’anni di osservazione partecipante, ha quindi deciso di passare gli altri trenta che gli rimangono a scriverne.