Andate a lavorare! Calciatori che cambiano mestiere

Calciatori che cambiano mestiere

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Virdis nella sua enoteca

Nelle ultime settimane si è  parlato tantissimo dell’addio di Totti che, è evidente, non avrebbe voluto smettere mai di fare il calciatore, avrebbe continuato fino a 60 anni. Quale sarà il suo ruolo futuro ancora di sicuro non lo si sa. Ma insomma, dovrà necessariamente fare un altro mestiere. Molti calciatori finita la carriera si mettono a fare altro. Il grande Massimo Palanca, dal piede magico che segnava da calcio d’angolo, ha aperto un negozio di sport nella sua Camerino, il grande Pietro Paolo Virdis un’enoteca. Effettivamente questi calciatori che cambiano mestiere per aprire un negozio sembrano avere il dente avvelenato contro la Roma alla quale hanno segnato goal a bizzeffe. Ci sono poi calciatori che smettono intorno ai trent’anni, che un po’ di carriera l’avrebbero ancora, ma non gli va più. Sono molto più rari ma ci sono. Platini e Cantona, per dire. Cantona poi è abbastanza eclettico e tra le sue nuove carriere ha anche quella dell’attore. Clamorosa è stata la voce che è girata un paio di settimane fa. E a metterla in giro è stato l’allenatore del Birmingham Henry Redknapp che, nel corso di un’intervista in Tv, ha dichiarato: “Un agente mi ha chiamato proponendomi Assou-Ekotto. È un buon giocatore e lo prenderei volentieri, ma lui mi ha detto di voler diventare una pornostar. Magari riesco a rinviare questo suo obiettivo di un anno e portarlo con me al Birmingham“. Apriti cielo. Assou-Ekotto è un ottimo difensore, ora al Metz, e ha già lavorato in passato con Redknapp. Tutti i media del mondo riportano la notizia e tutti cercano il terzino camerunense per sapere come mai questo

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Assou-Ekotto

clamoroso cambio di carriera. Anche perché, vista la carriera che avrebbe deciso di intraprendere certe curiosità, diciamo così, pruriginose, vengono. Ma Assou-Ekotto è poi uscito allo scoperto e ha svelato che era tutto uno scherzo. Ha confessato di averci riso su ma anche che la mamma, invece, appresa la notizia si è arrabbiata tantissimo. E che comunque immediatamente dei produttori del mondo del porno lo hanno contattato, ansiosi di assicurarsi le sue prestazioni nella nuova carriera. “Se Harry avesse detto che volevo fare l’astronauta avrebbe creato meno rumore – ha dichiarato il calciatore – Ringrazio tutti per la stima, ma credo di continuare nel calcio”. Notare la parola. Stima. Perché pensare che puoi fare l’attore porno in fondo vuol dire che in qualche modo sei degno di stima. E la cosa grave è che è vero! Certo, se Assou-Ekotto si fosse messo a fare sul serio l’attore porno, tra i calciatori che cambiano mestiere sarebbe stato uno di quelli ad aver fatto una delle scelte più radicali. Ma ce ne sono altri dei quali vogliamo parlare.

Calciatori che cambiano mestiere (1) – Pablo Daniel Osvaldo

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La furia di Osvaldo contro Icardi

Osvaldo, che oggi ha 31 anni, ha smesso di giocare un anno fa, a 30. Giocatore dalle grandissime qualità tecniche che gli hanno permesso di segnare goal fantastici di rovesciata, aveva essenzialmente un grande problema. Nulla da ridire sul come giocasse a calcio. Nella maniera più assoluta. Ma come testa non c’era proprio. Non era nato per fare il calciatore. Il calciatore si fa le nottate in discoteca, ma è pur sempre un atleta, e quindi sottostà a determinate regole comportamentali. E questo obbedire per una quindicina d’anni a queste poche regole fa sì che guadagni cifre spropositate. Osvaldo nella sua carriera ha giocato con grandi squadre. Fiorentina, Roma, Juventus, Inter, Porto, Boca. Quasi sempre ha avuto problemi. A Roma prese a parolacce l’allenatore Andreazzoli, reo di non averlo fatto giocare per quasi tutta la durata della finale persa di Coppa Italia contro la Lazio. Va poi alla Juventus (presentandosi in bombetta), ma segna un goal solo (alla Roma) e vince anche lo scudetto, ma da assoluto comprimario, e non viene riscattato. Va all’Inter e parte anche bene, perché comunque è forte. Poi durante una partita contro la Juve cerca di aggredire Icardi che durante un contropiede non gli ha dato un pallone invitante. Nei giorni successivi non va neanche più ad allenarsi e la Società lo sospende da tutte le attività e gli proibisce anche di entrare alla Pinetina. Nel mentre, essendo oriundo, gioca anche con la Nazionale Italiana. Ma non partecipa alla Confederation Cup proprio perché l’allora Ct Prandelli lo punisce per lo screzio con Andreazzoli e comunque poi, nonostante lo avesse convocato diverse volte, non lo porta ai mondiali. Dopo l’Inter decide di tornare in Argentina, al Boca. Il suo sogno. All’esordio segna. Sembra che finalmente Osvaldo abbia trovato la sua dimensione per fare bene, ma è solamente in prestito (è ancora di proprietà del Southampton). Comunque poi tornerà ancora al Boca, ma anche nella sua squadra del cuore riesce a farsi cacciare perché ha fumato negli spogliatoi di fronte ai compagni e quando è stato ripreso si è messo anche a litigare. A 30 anni Osvaldo non ne può più. Non ha la testa di un calciatore, ha sicuramente di più quella della rockstar, alcool, donne e serate infinite. Lascia il calcio e si mette a suonare. Il suo gruppo si chiama Barrio Viejo Blues e all’inizio, magari anche per la curiosità di vedere Osvaldo cantare, le cose vanno benino. Ma la Band non decolla, ai concerti raccoglie pochi spettatori e probabilmente finirà a breve anche questa carriera. No, forse Osvaldo non ha la testa per il calcio, ma neanche il talento per fare la rockstar. Forse una bella frutteria farebbe al caso suo.

Calciatori che cambiano mestiere (2) – Alessandro Rinaldi

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Rinaldi alla Roma

Di Rinaldi si ricorda essenzialmente una cosa. Il soprannome che lo speaker dell’Olimpico gli affibbiò quando giocò nella Roma. Il mastino del Quadraro. Perché proprio dal popolare quartiere romano veniva. Terzino, cresciuto nelle giovanili della Lazio, dopo un certo peregrinare sui campi di provincia, approdò alla Roma insieme ad Antonioli. Ed entrambi vinsero lo scudetto nel 2001. Per Rinaldi, figlio di un quartiere tra i più appassionati e romanisti, un trionfo. Certo, gioca pochissimo. Ma fare la panchina a Cafù o a Candela è comunque un onore. Poi viene ceduto all’Atalanta, ma le cose non vanno molto bene, gira 4 squadre in due anni giocando poco e poi, due soli anni dopo aver vinto lo scudetto smette. Ha dei non meglio precisati problemi famigliari che lo portano a lasciare il calcio ma … ma è vero che il calcio è una passione, è vero che è il mestiere che quasi tutti i bambini sognano di fare, ma è anche vero che di passioni ne esistono tante. Alcune poi inusuali. E il mastino del Quadraro ha una grande passione che a quel punto trasforma in professione. L’orologeria. E a questo si dedica diventando un nome importante tra gli orologiai romani. Una passione che aveva anche da calciatore. Correre dietro a un pallone su un prato con intorno una folla esultante è bellissimo, ma per Rinaldi perdersi tra ingranaggi e molle microscopiche lo è ancor di più.

Calciatori che cambiano mestiere (3) – Gianni Comandini

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Comandini versione surfista

Lo abbiamo appena detto. Fare il calciatore è bellissimo ed esaltante. Correre su quei prati verdi perfetti, l’odore dell’erba bagnata, quella sensazione di libertà correndo col pallone tra i piedi. Ma c’è qualcuno per il quale questo non è abbastanza, non c’è abbastanza libertà chiusi in un rettangolo, anche se è un rettangolo di gioco, non c’è abbastanza spazio e ci sono troppe regole. Vuoi mettere un terreno di gioco con la vastità del mare? Vuoi mettere un gioco che riesce a concepire cose cervellotiche come l’ultimo uomo e la luce tra due giocatori, a un gioco dove le regole quasi non ci sono e di luce c’è quella di tutto il cielo? Per Gianni Comandini non c’è stato neanche da pensarci. Lui, il giocatore più pagato della storia dell’Atalanta, lui che tutti ricordano per quella doppietta che stese l’Inter in un derby finito poi 6-0, che rese memorabile una stagione altrimenti anonima del Milan, lui che poi però non segnava più come prima, non giocava più come prima, non aveva più la stessa gioia di prima e quel mondo a lui non piaceva. A soli 28 anni lascia il calcio. Non sapeva bene cosa fare e così decide di viaggiare. Messico, Costa Rica, Sri Lanka e sopratutto scopre una nuova passione che placa la sua sete di libertà, il suo bisogno di spazi sconfinati e sensazione di libertà. La tavola da surf. Tanto che oggi afferma che quello che consiglierebbe ai propri figli è diventare surfisti. Viaggia per anni e lui lo sa, il merito è stato del calcio, dei soldi guadagnati giocando a calcio. Lui è riconoscente per questo, ma non era la sua vita. Dopo aver viaggiato tanto, dopo aver cavalcato le onde, sente la voglia di tornare a casa. Per il suo ennesimo cambiamento. Oggi Comandini fa il Dj, ha comprato un teatro dell’800, lo ha ristrutturato e mette i suoi dischi. Comandini è un caso particolare, perché non si considera un calciatore. Il calcio è stata solo una parentesi, tra le tante, della sua vita. E chissà quante altre ne avrà. Anche se per i milanisti rimarrà sempre quello della doppietta nel derby del 6-0.

Certo, sia Osvaldo che Comandini che Rinaldi erano buoni giocatori, chi più chi meno. Nessuno di loro era però un campione assoluto. Forse Osvaldo lo sarebbe potuto diventare. Ma di fatto nessuno di loro lo era. I calciatori che cambiano mestiere non sono proprio delle superstar. A parte Cantona. Ovviamente.

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@MassimoSilla_

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Massimo Silla

Appassionato di lettura, scrittura, pittura, insomma di qualunque cosa non richieda uno sforzo fisico. Nostalgico e cialtrone ha intrapreso innumerevoli carriere,tra le quali il Babbo Natale, senza mai eccellere in nessuna