Sochi: il gioco dei pronostici

Quando mancano poche ore all’apertura dei XXII giochi olimpici invernali anche noi, come un po’ tutta la stampa specializzata, ci vogliamo esercitare nell’inutile quanto sciocca arte del pronostico sportivo. A maggior ragione sciocca quando si tratta di gare delle discipline invernali in cui non solo la differenza tra una medaglia d’oro e un onorevole quanto inutile piazzamento si gioca sui centesimi o millesimi di secondo ma addirittura in cui un piccolo errore può marcare la differenza tra una medaglia e un serio infortunio.

A questo dobbiamo aggiungere che per tutte quelle discipline praticate all’aperto anche il meteo può essere arbitro della gara in vari modi, divertendosi a dare per esempio condizioni di visibilità migliori ad alcuni atleti rispetto ad altri (pensiamo ad un a discesa libera, o ad un poligono del biathlon) grazie alle nuvole o usando il vento (pensiamo ai salti o al biathlon ancora), insomma se già nello sport di squadra è difficile azzeccarci immaginiamoci in queste discipline. Però alcune cose, a spanne, su ciò che ci possiamo ragionevolmente attendere, come risultati della rappresentativa azzurra, le possiamo dire con certezza: dobbiamo prepararci ad un’olimpiade sofferta, che non sarà (come scritto ieri ) la vendetta per il fallimento di Vancouver. Ma diamo uno sguardo in generale, escludendo dal nostro interesse gli sport del ghiaccio e lo sci alpino cui dedicheremo uno spazio a parte in considerazione della sua importanza. Per quanto riguarda gli sport in budello se non ci siamo nè nel bob nè nello skeleton, nello slittino siamo tra i più forti e sarebbe una sorpresa negativa, ad avviso di chi scrive, non racimolare nemmeno un bronzetto nelle gare in calendario. Abbiamo atleti competitivi nel singolare maschile e non solo con Zoeggeler, ma anche con i giovani che gli stanno crescendo intorno come Fischnaller, che compirà 21 anni proprio durante i giochi olimpici e che è già stato capace di vincere in Coppa del Mondo. Ma abbiamo carte importanti da giocare anche nel doppio e nella gara a squadre. Se nel fondo, come in generale nello sci nordico, le cose vanno davvero maluccio, qualche possibilità di medaglia l’abbiamo con Chicco Pellegrino nelle gare sprint, della cui specialità è secondo in classifica di Coppa del Mondo grazie a due podi conquistati nella stagione.

In combinata nordica Alessandro Pittin, uno di quelli che ha salvato la baracca a Vancouver con un bronzo, ha dato segni di risveglio dopo una stagione tormentata dai problemi fisici. Per quanto riguarda il biathlon anche se il lavoro su una squadra giovane punta più alla prossima olimpiade che a questa, nelle ultime settimane di gare abbiamo visto un Lukas Hofer (vincitore della sprint di Anterselva) ed una Dorothea Wierer davvero in forma e competitivi, staremo a vedere e faremo il tifo per questi ragazzi classe ’89 e ’90 (e citiamo loro solo per motivi di spazio). Nello snowboard poi ce la caviamo bene: se abbiamo un grande atleta come Fischnaller nel parallelo, nello snowboardcross, una disciplina bellissima, quello azzurro è un vero squadrone con più elementi in grado di poter arrivare ad una medaglia nella competizione al maschile, al femminile abbiamo a disposizione la diciottenne Michela Moioli (appena ripresasi da un infortunio) che va considerata come il fenomeno della disciplina se si considera il modo autoritario con cui si è presentata nel circuito di Coppa del Mondo vincendo due gare già l’anno scorso; per la cronaca la sua seconda vittoria fu sulla pista di Sochi…Fatta questa breve carrellata ripetiamo che proprio pensando allo snowboardcross, disciplina in cui si va veloce, si salta tanto e c’è pure il contatto fisico, fare pronostici è azzardato. Ci siamo limitati solo a dire che gli atleti che dimostrano di essere competitivi durante tutti i week end di gare nel massimo circuito potrebbero pure portare pane a casa, ma non è detto, poi ci può sempre scappare la sorpresa, che aspettiamo con ansia.

 

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Francesco Corrado

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