Degrado Colle Oppio: oggi lo sgombero

Degrado Colle Oppio – Uno scenario apocalittico all’interno del parco più “in vista “di Roma: il Colle Oppio, famoso per la splendida collina panoramica a ridosso del Colosseo. Un luogo incantato che si è trasformato in lazzaretto di violenza e degrado sociale. Tra cancelli sfondati, rifiuti sui prati, dimore d’occasione che i senzatetto improvvisano tra selciati, ora pare siano state prese di mira anche le  inferriate che, ridotte ad appendiabiti, rischiano di offuscare, insieme alle Terme di Traiano, l’intero patrimonio culturale capitolino. Nei giorni scorsi Legambiente, armata di ramazze e tagliaerbe aveva “rastrellato” sacchi, cestoni e immondizia ma, nonostante tutto, la situazione è tornata, nel giro di poche ore, alla normalità del “comun bivaccare”: Colle Oppio appariva, nuovamente, come una discarica a cielo aperto. Insieme al degrado ambientale  il dramma sociale con i suoi “corsi e ricorsi storici” – marchiati da una violenza gratuita ormai all’ordine del giorno-  ha completato un suggestivo quadretto da “cronaca nera” che, a conti fatti,  non ha lasciato proprio spazio all’immaginazione.

Degrado Colle Oppio – Intanto pare che le polemiche si siano tradotte in proficuo attivismo. Gli agenti della Polizia locale di Roma stanno, in queste ore, provvedendo allo sgombero di baracche e altro “materiale abusivo” tra cui bombole, materassi, tende, mobili: un’area in “fase di bonifica” che, tuttavia, lascia ancora perplessi sul modus operandi degli “addetti ai lavori”. Tra l’altro, si sono verificati problemi logistici in termini di viabilità: è stato necessario chiudere al traffico una corsia di Piazza della Croce Rossa. Un’operazione che ha portato alla rimozione di circa “15 metri cubi di rifiuti tra fornelli, bombole a gas da campeggio, materassi, oggetti vari e numerose siringhe”; inoltre “nelle aree recintate sono stati identificati 6 extracomunitari che si trovavano tra  giacigli e luoghi di fortuna in atteggiamenti inequivocabili”. Stamane, la svolta. Un blitz che ha destato tanto clamore e che, invece, nasconde l’handicap, tutto italiano, della teoria dell’eterno procrastinare. In questo stato di calma apparente “dilazioniamo” ai posteri l’ardua sentenza.

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Annamaria Di Sibio

Passione e malinconia. Si, la vita è passione e malinconia; come l'estate e i rigidi inverni dell'anima, come la pioggia, con il suo triste e malinconico ticchettio, preludio alla primavera e poi l'estate, e ancora l'estate e l'eterna passione per la vita. Dura ma meravigliosa questa vita.Un dono inestimabile questa nostra esistenza: non siamo nati per sopravvivere, ma per vivere intensamente questo paradiso terrestre magicamente imperfetto che ci addestra leoni nella giungla d'asfalto della quotidianità. Cosa sarebbe la vita senza la malinconia? Che sapore avrebbe la felicità fine a se stessa, la gioia senza la soddisfazione del merito, della fatica, della sana competizione? Che sapore avrebbe una vita priva di coraggio, di lotta per la sopravvivenza e cosa sarebbe una vita senza ambizioni? Tristezza. Sarebbe insipida, inutile, sterile, frigida tristezza. Anche oggi la malinconia prende il sopravvento, mi lacera, mi incupisce, mi fa piangere. Io e la malinconia: amiche, compagne, sorelle. Abbiamo percorso lunghi sentieri, a volte tortuosi, a volte ripidi eppure siamo ancora qui, io e lei , a ridere delle paure del passato, a brindare alle vittorie ottenute, a benedire gli errori che ci hanno plasmato così come siamo adesso: vive, malinconicamente vive, magicamente noi, io e lei, la mia malinconia. La malinconia è donna, ne sono certa. Ha lunghi capelli nero corvino, proprio come i miei. Bussa ogni giorno alla mia porta per farmi compagnia, per ricordarmi che la fragilità è umana, che la tristezza e il dolore fanno parte della vita e che, senza di loro, non potrebbe esistere la felicità. Gioia e dolore: due facce della stessa medaglia, due modi di vivere e di pensare la vita. Si, la vita è ciò che pensiamo, è come la viviamo, è come la amiamo. La vita siamo noi. Questa sono io.