Ammissioni dalla Russia: ai giochi olimpici fu doping di Stato

Doping di stato: arrivano le prime ammissioni russe. A pubblicare la notizia per primo è stato il New York Times. Le ammissioni sarebbero arrivate da più parti ma con sfumature differenti, in alcuni casi anche contrattaccando. Importanti le dichiarazioni attribuite ad Anna Antseliovich, direttrice dell’agenzia antidoping russa che ha parlato di cospirazione istituzionale finalizzata a dominare il medagliere dei giochi olimpici di Sochi 2014, ma non solo. Ad avviso della Antseliovich però i massimi vertici del governo ignoravano la cosa. Diversa la posizione di Vitaly Smirnov ex funzionario dell’epoca sovietica che è stato chiamato per “riformare” il sistema antidopinng russo. Lui fa un po’ orecchie da mercante riguardo alle responsabilità politiche sullo scandalo doping e addirittura dichiara che hacker russi abbiano scoperto nei computer del Partito Democratico USA che centinaia di atleti di vari paesi occidentali abbiano avuto permessi speciali per assumere farmaci illeciti ma assumibili in presenza di determinate patologie.

Chiariamo una cosa: quanto dice Smirnov è assolutamente possibile dato che in effetti non sono pochi gli atleti che riescono a condurre una vita sportiva ai massimi livelli e contemporaneamente avere la cartella clinica di un malato terminale, cartella clinica che gli consente di poter usufruire di farmaci altrimenti vietati. Però rimane il fatto che lo scandalo russo è estesissimo, molto ben documentato e ci parla di complicità ai massimi livelli istituzionali e non si può minimizzare in alcun modo.

Secondo i risultati della indagini condotte da McLaren su cui appunto sono arrivate le prime ammissioni il sistema era stato inaugurato già a partire dalle olimpiadi di Vancouver del 2010, per potersi presentare a quelle di Sochi da trionfatori. Ricordiamo le parole di Grigory Rodchenkov, direttore del laboratorio antidoping in carica nel 2014 che spiegò come funzionava il meccanismo di elusione dei controlli. Una volta trovato un atleta positivo si inviava la pratica direttamente al viceministro Nagornykh che decideva quale atleta salvare e quale invece poteva essere sacrificabile. Se non è doping di stato questo…

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Francesco Corrado