Memoria e Impegno: aspettando il 22 marzo

È dal 1996 che, ogni 21 marzo, con lo sbocciare della primavera, in tutta Italia vengono ricordate le persone vittime delle mafie; un elenco, lungo e incompleto, fatto di 900 nomi e cognomi. Le iniziative di sensibilizzazione e formazione contro ogni forma di criminalità proseguono, il giorno seguente, nell’ambito di un raduno di carattere nazionale: la Giornata della Memoria e dell’Impegno, giunta quest’anno alla sua XIX edizione. Sarà Latina ad ospitare la Giornata, «Un luogo difficile –afferma Pietro Adami del presidio Libera di Bologna– dove forte è il radicamento del clan dei casalesi e dove vi è ancora bisogno di una scossa culturale e sociale». Ma cosa vogliono dire le parole Memoria e Impegno? « Non si può però pensare ad un mutamento dei valori, se prima non si hanno bene impresse nella nostra coscienza le immagini della memoria di tutti coloro che hanno perso la vita, ammazzati dalla violenza e dall’ignoranza mafiosa – continua Adami- ricordando il passato e le nostre radici, possiamo gettare le basi e le fondamenta del nostro futuro». Secondo Elisa Saraco, presidente dell’Associazione Unilibera Torino, ricordare i nomi delle vittime di tutte le mafie «non può essere un momento fine a se stesso, deve essere accompagnato da una presa di coscienza dell’impegno che serve affinché quella lista non diventi ogni giorno più lunga. Mi aspetto che dopo la Giornata nascano nuovi presidi». Giorgio Tiraboschi referente del presidio di Libera Pavia, spiega invece la Memoria con un aneddoto medioevale «scritto da Giovanni di Salisbury nel 1159 nel Metalogicon: diceva Bernardo di Chartres che noi siamo come nani issati sulle spalle di giganti, cosicché possiamo vedere più e più lontano di loro, non per l’acutezza dello sguardo o per la statura del corpo, ma perché siamo sollevati in alto dalla loro mole gigantesca.»

Maggiore quest’anno l’emozione di Don Ciotti; Papa Francesco incontrerà i familiari delle vittime di mafia il 21 marzo, alle ore 17,30, presso la Chiesa di San Gregorio VII a Roma. «Sono molto emozionata all’idea di incontrare il Papa venerdì -afferma Flavia Famà, figlia dell’avvocato, vittima di mafia, Serafino Famà– non soltanto perché é una figura carismatica e contagiosa ma anche per il suo ruolo. Un Papa che si stringe a noi manda un messaggio chiaro non soltanto ai credenti e agli uomini di Chiesa. Credo infatti che la lotta alla mafia non debba avere nè colore politico nè caratterizzare un ordine religioso. Io spero che tanta gente capisca che la criminalità organizzata é un problema che ci riguarda tutti. La provincia di Latina ha anche avuto vittime di mafia, come Don Cesare Boschin che denunciava i camion della camorra che interravano fusti di rifiuti durante la notte e, per questo, è stato ucciso. Ogni nostra azione é come un seme che piantiamo nel terreno, quando ci saranno le condizioni giuste sboccerà un fiore, ecco iniziamo ad immaginare ogni nostro gesto in questo modo».

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