Gli scaricabarile dell’immunità parlamentare

Quindi, questa volta, cosa sta turbando la nostra “povera” politica? Un elemento che, di base, doveva essere marginale, ma dotato comunque di un forte valore simbolico e che, adesso, rischia di complicare il percorso delle riforme avviato dall’esecutivo. “Sul tema immunità parlamentare per i senatori si può discutere, ma non è centrale”, queste le prime parole del Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi. Questa stessa linea, apparentemente, distaccata sull’argomento è stata seguita dal portavoce della segreteria del PD Lorenzo Guerini e dal vicesegretario Debora Serracchiani. L’apparente tono distaccato, però, si è poi trasformato in completa presa di distanze della Boschi la quale, durante un’intervista per Repubblica rilasciata dopo le polemiche scattate riguardo l’emendamento alla riforma, ha affermato:”Il governo aveva fatto la scelta opposta al tema dell’immunità. In commissione, viste anche le maggiori competenze di Palazzo Madama, molti hanno chiesto di mantenere l’immunità. E alcuni costituzionalisti condividono. Mi dispiacerebbe comunque se questa sensibilità assolutamente legittima offuscasse la portata di questa riforma”. La prima bozza della riforma del Senato dunque non prevedeva la forma di immunità parlamentare sancita dall‘articolo 68 della Costituzione che recita: «I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni. Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale…..». Vero è che, nel corso del tempo, questa legge ha subito alcune modifiche in base alle legislature del nostro governo. Nel 1993, per esempio, era stata eliminata l’autorizzazione a procedere da parte della Camera per quanto riguardava l’indagare i parlamentari; nel 2003 poi sono stati fatti ulteriori aggiustamenti volti a ridimensionare il potere decisionale del Parlamento e a inserire le intercettazioni telefoniche indirette per scovare chi dei Parlamentari ne avesse preso parte. Quello che però non è mai cambiato è il discorso sull’insindacabilità delle opinioni espresse e dei voti dati dai parlamentari nell’esercizio delle loro funzioni.

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Il nuovo Senato invece poteva portare del cambiamento al sistema dei privilegi rendendo senatori e deputati cittadini normali, nel limite del termine, proprio come l’assenza del tema immunità all’interno della prima bozza della legge denunciava. E invece no. Qui si continua a temporeggiare su temi di privilegio invece che pensare a questioni più importanti quali la mancanza di lavoro. E in tutto il dibattito intorno alla questione immunità si è riuscito a tirar fuori qualcosa di costruttivo? Gli unici elementi per noi disponibili adesso sono solo le polemiche e gli scaricabarili dei rappresentanti dei vari partiti. La Finocchiaro, presidente della Commissione Affari Costituzionali, la quale è stata una delle prime a intervenire in seguito al barile tiratole addosso dalla frase della Boschi, ha affermato disgustata che “L’esecutivo ha visitato due volte i nostri testi, sapeva tutto, e ora mi fanno passare per quella che protegge i corrotti e i delinquenti. Non c’è più gratitudine in politica”. C’è chi poi accusa Berlusconi e la Lega come manovratori di questo sistema dell’immunità che ha influenzato il Pd come Luigi di Maio, vicepresidente della Camera ed esponente del M5S: “Il Pd voterà l’ennesimo vergognoso privilegio alla politica pur di tenere in piedi l’accordo (ancora in alto mare) con Berlusconi e Lega?”. Anche il leader del movimento pentastellato ovviamente non si esime dall’esprimere il proprio sdegno:”Da sempre contrari all’immunità. Il ministro Boschi l’aveva tolta solo per far passare la porcata”. E in tutto ciò Renzi dov’è? Il giovane leader ancora non si è espresso al riguardo; ciò che però molti ricorderanno sono le sue “irremovibili” opinioni contrarie al tema dell’immunità, che il caro Matteo ha sempre esposto nel suo solito tono teatrale e dissacrante. In tutto questo marasma vedremo cosa uscirà fuori dall’incontro di domani tra Pd e Movimento 5 Stelle e chi si assumerà, se effettivamente ci sarà qualcuno pronto a farlo, le varie responsabilità andando finalmente a concretizzare qualcosa. Utopia? Forse.

Twitter @IlariaPetta

 

 

 

 

 

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Ilaria Francesca Petta

Più di là che di qua, nel senso metaforico...ma anche letterale. Classe 1986, nasco sotto il segno dei gemelli, di cui sono una chiara rappresentazione. Senza terra sotto ai piedi, con uno spiccato senso internazionalistico, credo che l'Italia sia un Bel Paese in declino, legato ancora a un glorioso passato. Laureata in lingue e traduzione, mi sono immersa in questa odissea, chiamata giornalismo, a 26 anni..forse tardi, ma assicuro che sto recuperando in pieno. Masterizzata in Comunicazione e Media nelle Relazioni Internazionali girovago come tirocinante, al momento nella Commissione europea a Roma.

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