Cella 0: uomini disumani a Poggioreale

Qui vengono collocati, come afferma Eugenio Sarno della Uilpa Penitenziari, i detenuti che potrebbero sottoporsi ad atti di autolesionismo o al suicidio. Ma una prima denuncia, firmata da 50 detenuti e una seconda firmata da altri 70 detenuti, raccontano le violenze subite all’interno del carcere per mano degli agenti della polizia penitenziaria, spesso proprio all’interno di quella “cella liscia”, durante le ore notturne. Non c’è neanche un criterio secondo il quale, il presunto gruppo di agenti violenti, sceglie le proprie vittime; Pietro Ioia, presidente del movimento Ex Detenuti Organizzati Napoletani, afferma che «basta che risulti antipatico a qualcuno. Non sono tutti così gli agenti penitenziari, molte sono brave persone ma c’è un agguerrita minoranza che la sera dopo le 22,30 si diverte, prendendo di mira alcuni detenuti». {ads1}

La persona presa di mira, viene trascinata via dalla propria cella e spogliata dei propri vestiti. Una volta scese le scale e arrivati al piano terra, inizia l’inferno: il detenuto viene portato all’interno della stanza delle torture, la “Cella 0”, dove non ci sono telecamere e le mura sono macchiate del sangue di chi é stato torturato prima. Qui iniziano gli abusi, le torture, le violenze, i pestaggi. A mano nude o con manganelli e scarpe, la differenza dopo un po’ non si sente neanche più. Quando il “divertimento” finisce, il detenuto viene abbandonato, anche per diverse ore, nella “Cella 0” e solo dopo, riaccompagnato nella propria cella. Probabilmente é impossibile spiegare il senso di umiliazione e mortificazione profonda provato da chi ha subito tali violenze, spesso confermato dagli stessi compagni di cella, che hanno visto le tumefazioni e le lacrime. Adriana Tocco, Garante dei detenuti in Campania, ha inviato un esposto a Giovanni Melillo, procuratore aggiunto della Repubblica di Napoli, per comunicare i fatti denunciati dai detenuti di Poggioreale; alcuni hanno riferito i nomi degli agenti coinvolti ma, la maggior parte dei detenuti ha paura di eventuali ritorsioni e sceglie di non denunciare. Ora tutto è in mano alla Magistratura, con la speranza che tali orrori siano puniti, anche quando sono delle persone detenute a chiedere giustizia contro chi dovrebbe esserne il garante. E chissà se De Andrè riuscirebbe a scrivere e a cantare ancora di come, a Poggioreale, si relazionano una guardia e un detenuto.

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