Bullismo: i ragazzi hanno paura

Gli episodi di violenza tra adolescenti, negli ultimi tempi, sono sempre più frequenti. Eclatante è stato il caso della ormai famosa “bulla di Bollate“: un video postato su internet in cui si vedeva una ragazza picchiare una sua coetanea e gli altri che rimanevano a guardare e a riprendere. Oppure il suicidio della ragazza di 14 anni a Padova, vittima del cyberbullismo, un’altra piaga che grazie alle nuove tecnologie e i social network sta prendendo sempre più piede. Questi sono solo gli esempi più recenti, ma da diverso tempo questo fenomeno è sempre più incalzante, sia all’estero che in Italia.
Il sito Skuola.net ha effettuato un sondaggio intervistando i diretti interessati, gli studenti, con una serie di domande sull’argomento e i dati ricavati sono allarmanti. Quattro ragazzi su cinque hanno dichiarato che i casi di bullismo e cyber bullismo sono sempre più frequenti e gravi e ben il 40% di loro ha assistito in prima persona ad almeno un episodio. Molti giovani hanno paura di finire nelle mire dei bulli, precisamente 1 su 4, paura probabilmente derivata dall’aver assistito, appunto, a qualche atto di violenza fisica o psicologica. Infatti il 20% degli intervistati ha dichiarato di aver assistito più volte ad episodi del genere. Un altro aspetto di questo fenomeno che preoccupa molto i ragazzi è quello legato ad internet ed ai social network, il cyberbullismo. Infatti secondo il 90% degli studenti quello che succede in rete si riflette poi sulla vita reale, anzi in alcuni casi è la causa stessa di episodi di violenza a scuola e non solo. Il social network più incriminato è Ask, che si è già reso “protagonista” di diversi casi di bullismo in rete, che hanno portato anche ad estreme conseguenze. Tre studenti su quattro, infatti, lo ritengono il modo più facile ed anonimo per colpire qualcuno con ingiurie e minacce. Agli intervistati è stato chiesto se i media stiano colpevolizzando i giovani in maniera troppo generica e ben il 52,5% ha risposto in modo affermativo, ritenendo infatti di venire troppo giudicati invece che difesi. Problematico risulta anche il confronto con i genitori o con un docente: infatti la metà degli intervistati non se la sente di affrontare questo argomento con loro, perché si sentirebbe giudicato o pensa di non poter essere aiutato.
{ads1}
Per cercare di fermare, o per lo meno mitigare, questo fenomeno e la sua evoluzione via web, Save the Children ha lanciato una campagna e abbinato un concorso “Se mi posti ti cancello”. Lo scopo è quello di coinvolgere gli adolescenti e, attraverso un video, fargli raccontare la propria esperienza in rete sia positiva che negativa. I vincitori del concorso avranno poi la possibilità di partecipare ad una web serie sull’argomento.

 

Fonte: Skuola.net

Vuoi commentare l'articolo?

Flavia Donati

0 Commentsprova

No comments!

There are no comments yet, but you can be first to comment this article.

Leave reply

Only registered users can comment.

-->