Tutti insieme appassionatamente

Nella vita reale, in Italia la legge elettorale è realizzata da chi è in maggioranza in maniera che ci rimanga o che renda pressoché impossibile la vita delle opposizioni alla seguente tornata elettorale: un gioco di potere e di mantenimento dello status quo, più che una possibilità offerta al popolo.
È successo così con il Porcellum, mantenuto in vita sino allo stremo e annientato 8 anni dopo solo da una sentenza incontrovertibile della Consulta. Succederà lo stesso con l’Italicum? Lecito pensarlo, soprattutto a fronte dell’effettivo nuovo bipolarismo che dura ormai da 3 anni e che vede schierate insieme le forze di destra, sinistra e centro contro una opposizione composta – in parte – dagli stessi partiti entrati in coalizione con quelli che poi fanno i Governi. È peraltro lo stesso Ministro della Difesa Mario Mauro ad alimentare i pensieri dei malpensanti, dichiarando a Porta a Porta come l’Italicum sia una legge fatta apposta per eliminare il Movimento 5 Stelle.
Come si è arrivati a ciò?

Matteo Renzi, eletto Segretario del Pd con una maggioranza schiacciante, è – secondo Le Monde – l’uomo che ha fretta. In queste vesti di rottamatore e di uomo con la quinta marcia innestata, sta portando avanti la sua personale idea: quella di un partito forte, a vocazione maggioritaria, che possa governare il Paese da solo senza appoggi di piccoli partiti o grandi coalizioni a far da stampella. Alla luce di ciò, si è promesso – ed ha, promesso – di realizzare una legge elettorale che “tolga voce” alle minoranze, in modo che non ci possa più essere un Governo che venga preso in ostaggio delle pretese dei “piccoli”.
Qualcuno, effettivamente, vedeva in questa rivoluzione la possibilità di avere, nel futuro, un esecutivo forte, deciso, veloce. Ed è per questo, oltre che per ridurre i tempi, che Renzi ha cercato subito un interlocutore forte con il quale poter attuare il suo piano: data l’indisponibilità a priori dei 5 Stelle, ha così puntato – nuovamente – su Silvio Berlusconi. Qualcosa però deve essere cambiato o essersi inceppato nella macchina dell’intesa o quantomeno nelle idee inizialmente poste sul piatto della bilancia.

Facendo un breve calcolo, delle forze politiche attualmente in Parlamento, con l’Italicum ne rimarrebbero solo 4, annientando partiti dal consistente bacino elettorale.
E così, nell’ordine, sono spuntate le prime alternative, proposte, indiscrezioni che – vere o non che siano – potrebbero non scontentare (quasi) nessuno:
1. Salva Lega, un Partito radicato nel territorio che prende l’8% anche se solo in 3 regioni, in coalizione, entra di diritto in Parlamento. Tendenzialmente se ci fosse un Partito che si forma tra Puglia, Calabria e Sicilia si potrebbe ricreare una sorta di Forza Regno delle Due Sicilie da contrapporre a Salvini e Maroni, chissà;
2. Collegi unici, in modo che chiunque possa tornare a candidarsi dove vuole, pure in tutte le regioni e magari possa ricapitare che un Berlusconi torni dentro eletto in Molise;
3. Salva Vendola: il primo partito in coalizione che non raggiunge la soglia di sbarramento viene comunque “ripescato” e catapultato dentro.
Dopo aver visto tutte queste opzioni, sentendosi forse escluso, Pier Ferdinando Casini ha dichiarato a La Repubblica che il sogno del grande centro è svanito e che è giunta l’ora di tornare a Forza Italia.
D’altronde, si sa, «nessuno deve essere lasciato indietro».

 

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Mauro Agatone

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