Referendum in Catalogna, la sfida a Madrid sull’indipendenza

referendum in CatalognaIl 1 ottobre prossimo un referendum in Catalogna potrebbe chiamare 7 milioni e mezzo di persone ad esprimersi sull’indipendenza della comunità autonoma spagnola. Il movimento che promuove il distacco definitivo da Madrid ha radici profonde: cresciuto durante periodi di estrema repressione da parte del governo centrale – la dittatura di Francisco Franco soppresse l’autonomia e la cultura della regione e impedì l’uso della lingua – chiede oggi il riconoscimento dell’auto determinazione economica e morale della Catalogna. Secondo i sondaggi, i catalani favorevoli all’indipendenza sarebbero in maggioranza al momento. Il governo di Madrid, che già aveva minacciato di sospendere l’autonomia di cui attualmente gode la regione in caso di svolgimento del referendum, ha fatto un ulteriore passo per evitare che si vada al voto, commissariando le forze di sicurezza catalane e arrestando 14 persone appartenenti al governo locale che stavano continuando nelle operazioni di preparazione del voto. A Barcellona, migliaia di persone hanno sfilato in segno di protesta contro la decisione di Madrid di impedire ai catalani di andare alle urne.

Lo scontro, giunto ai ferri corti, ha dei precedenti: c’era già stato un tentativo tre anni referendum in Catalognafa, bloccato dal Tribunale costituzionale spagnolo perché ritenuto illegale. La Catalogna, che fa parte della Spagna dal 1714, è stata a lungo il cuore industriale dello Stato e il suo contributo all’economia del paese è due volte maggiore di quello della Scozia (anch’essa promotrice di un referendum indipendentista) nei confronti della Gran Bretagna. I catalani si ritengono differenti non solo nella lingua, ma anche negli aspetti politici, legali, culturali, economici. Proprio la questione economica è quella che pesa di più: l’area catalana è quella dove si concentra il maggior numero di imprese e dove si registra il maggior numero di occupati. Complessivamente, qui si produce il 19% dell’intero Pil nazionale. L’accordo chiesto da Barcellona su una maggiore autonomia fiscale, però, è sempre stato ignorato dal governo madrileno.

Quali sono gli scenari possibili? Ad oggi, è difficile dire se saranno garantite le operazioni di voto promosse dal governo catalano di Carles Puigdemont. Se vincesse il sì, significherebbe un inasprimento dello scontro con Madrid e l’addio della regione al paese. Inoltre, andrebbe rinegoziata la posizione nell’Unione Europea del nuovo Stato, che chiederebbe di avviare le trattative con Bruxelles per entrare a far parte dell’Ue. La vittoria del no porterebbe invece allo scioglimento del parlamento catalano e a nuove elezioni. Per Madrid e l’Unione Europea, l’indipendenza della Catalogna rappresenterebbe un vero e proprio disastro. L’indipendenza Catalana potrebbe anche alimentare movimenti di estrema destra in tutta la Spagna, uno dei pochi paesi rimasti in Europa dove i movimenti populisti anti-immigrati non si sono raccolti in un partito politico.

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Viola D'Elia

Nata 27 anni fa, ha vissuto a Roma, Istanbul e in India. Sempre pronta a fare le valigie, sogna di vedere ogni angolo di mondo. Oltre a coltivare ambizioni alla Jules Verne, i suoi interessi includono accumulare libri, la musica e il cinema. E’ capace di commuoversi ogni volta che rivede Hugo Cabret; ama scrivere e fare domande, ma non riceverne. Specialmente di lunedì mattina. Crede fermamente nella filosofia di Big Fish: «Tenuto in un piccolo vaso il pesce rosso rimarrà piccolo, in uno spazio maggiore esso raddoppia, triplica o quadruplica la sua grandezza».