Lega, referedum contro l’integrazione

È soltanto l’ennesimo tentativo di ostracizzazione perpetrato da alcuni esponenti del Carroccio ai danni del Ministro Kyenge. La campagna denigratoria era stata inaugurata dalle dichiarazioni di Dolores Valandro, la consigliera leghista, poi espulsa dal partito, che sui social network augurava al Ministro dell’Integrazione di subire l’esperienza dello stupro. Il mobbing mediatico proseguiva con gli insulti del coordinatore della Lega Roberto Calderoli, che paragonava Cecile Kyenge ad un orango. La battuta è stata particolarmente apprezzata da alcuni detrattori del Ministro che, durante un suo intervento a Cervia, hanno ritenuto di lanciare delle banane sul palco. Similitudine a cui ha poi attinto anche l’assessore Andrea Draghi per la boutade in cui si assimila la signora ad un primate utilizzato per pubblicizzare una nota bevanda. La calda estate Italiana è infine culminata nella proposta della Lega di una raccolta firme in autunno per esautorare il Ministero.

Le parole di spregio del partito della Padania hanno suscitato le reazioni di sdegno di molti rappresentanti delle istituzioni, dal Presidente Napolitano, al premier Letta e alla Presidente della Camera Boldrini, che hanno attestato la propria solidarietà nei confronti del Ministro oggetto degli attacchi e hanno etichettato gli insulti come inaccettabili. Ma la reazione che più colpisce è proprio quella di Cecile Kienge, che alle offese ha opposto una ferma e dignitosa pacatezza e ribadito che «bisogna superare gli insulti con il lavoro» e puntare sulle campagne di sensibilizzazione.

È lecito chiedersi se via sia del metodo in tale follia. Se le dichiarazioni di Calderoli fossero volte ad intercettare gli umori della base. Il che solleva diverse questioni. Una è se e quanto sia effettivamente diffuso il razzismo in Italia e se vi sia un bacino elettorale pronto a fare da sentina ai propositi della Lega. Quale sia il “carattere Italiano”, se siamo ancora capaci di senso critico e d’indignazione e se possediamo gli anticorpi dinanzi alle “campagne di desensibilizzazione” messe in atto anche da chi occupa i vertici delle istituzioni. L’altra è quale sia il senso della leadership in Italia. Captare e strumentalizzare le paure di una parte dell’elettorato e incanalarne il risentimento è all’opposto di quello che si richiede per la guida di un Paese. Seguire gli stati d’animo del momento è l’esatto contrario dell’idea di governo. Ma sembra che, ancora una volta, si guardi alle prossime elezioni, anziché alle future generazioni.

Claudia Pellicano

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