Il punto di vista laico sulla legge 40

Dopo la pronuncia della Corte di Strasburgo (CEDU), che il 28 agosto 2012 ha esaminato il caso Costa-Pavan, la legge 40/2004 era stata definita lesiva dei diritti umani, respingendo inoltre l’ulteriore ricorso del governo dell’11 febbraio 2013 e pronunciandosi così in modo definitivo.
Il caso in esame riguardava due coniugi italiani che, affetti dalla malattia geneticamente trasmissibile della fibrosi cistica, avrebbero voluto avvalersi delle tecniche di fecondazione medicalmente assistita e di diagnosi medica preimpianto, per dare alla luce il secondo genito, dopo una prima gravidanza naturale in cui il feto aveva contratto la fibrosi cistica, malattia dei genitori.
Le tecniche di cui la coppia voleva avvalersi avrebbero permesso di individuare gli embrioni malati, così da evitare l’impianto nell’utero. Purtroppo, la legge italiana sulla procreazione assistita non permette alle coppie portatrice di malattie ereditarie di accedere alla fecondazione ‘in vitro’, riguardando questa solo le coppie in cui uno dei due coniugi sia sterile o in cui il marito sia portatore sano di una malattia sessualmente trasmissibile, in tutela della donna e del feto.
Allora i due coniugi si rivolsero alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per la violazione dell’articolo 8 della Convenzione, diritto al rispetto della vita privata e familiare, lamentando una grave interferenza dello Stato nelle proprie scelte di vita e impugnando l’articolo 14 della Carta EDU, sul divieto di discriminazione, poiché il godimento dei diritti e delle libertà dev’essere assicurato senza nessuna discriminazione, come pare rilevare in relazione all’accesso alla procreazione medicalmente assistita da parte delle coppie portatrici di malattie sessualmente trasmissibili e di quelle portatrici di malattie ereditarie.
Nella sentenza si constatava che la legge 40 violava tali articoli, in particolare l’art.8 della Convenzione. Tesi supportata anche dalla Corte Interamericana dei diritti dell’uomo che ha recentemente stabilito di far rientrare l’accesso alla fecondazione medicalmente assistita nel novero dei diritti umani meritevoli di tutela.
Il caso italiano Costa-Pavan era stato supportato da molte associazioni di settore e l’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca aveva presentato un intervento nel procedimento sottoscritto da oltre sessanta parlamentari di diversi orientamenti politici e un’istanza presentata alla Corte Europea, firmata da 4 europarlamentari: Niccolò Rinaldi, Andrea Zanoni, Gianni Vattimo di Alde-Idv e Gabriele Albertini del Ppe-Pdl.
La violazione della Carta Europea dei diritti dell’uomo, così accertata, rappresenta una vittoria di una visione laica su una più tradizionale e oscurantista. Infatti la legislazione interna allo Stato italiano dovrà adeguarsi alle norme internazionalmente riconosciute.

La proposta di modifica e di emendamenti va nel senso di rivedere la legge 40, oggi la Corte Costituzionale è chiamata a pronunciarsi sul divieto per le coppie fertili di accedere alla procreazione assistita e alla diagnosi preimpianto, anche se portatrici di malattie trasmissibili geneticamente.
In particolare su l’‘incoerenza’ del nostro sistema legislativo che, da un lato vieta alla coppia fertile ma portatrice di una malattia geneticamente trasmissibile, di ricorrere alla diagnosi preimpianto, e dall’altro, con la legge 194, le permette l’aborto terapeutico nel caso in cui il feto sia affetto dalla stessa patologia. Perciò il nostro ordinamento interno necessita di un adeguamento alle norme europee, così sancite dalla Corte di Strasburgo. Di certo, seguire questa prospettiva normativa con una visione laica, consentirebbe di costruire una società più equa nella tutela dei diritti e in particolare di quello alla vita e alla libertà di scelta.

Eva Del Bufalo

 

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