Federica Mogherini: chi è Lady Pesc

L’abbiamo vista tutti piangere dopo gli attentati di Bruxelles. In molti fanno il suo nome come prossimo Presidente del Consiglio. Ma chi è Federica Mogherini, l’Alto Rappresentante per la politica estera e la sicurezza dell’UE, e qual è il percorso che l’ha portata alla poltrona su cui siede?
Federica Mogherini nasce nel giugno di 43 anni fa a Roma. Laureata con il massimo dei voti in scienze politiche presso la Sapienza di Roma, fa della sua carriera politica un caleidoscopio di esperienze nelle più ramificate sfaccettature della sinistra italiana, dal dipartimento esteri durante la segreteria di Fassino, passando per la prima esperienza in segreteria con Veltroni, fino al ruolo di responsabile delle istituzioni con Franceschini segretario. Franceschiniana della prima ora, la Mogherini corre senza passare dalle primarie alle politiche del 2013 con Bersani e conquista la poltrona agli esteri nel governo Renzi. Si intravede quindi da subito una particolare abilità dell’attuale lady pesc nella scalata alle posizioni, passando da una parte all’altra nelle dinamiche interne alla sua fazione politica (non senza qualche sfondone di troppo, vedi questo tweet del 28 novembre 2012) ma soprattutto una, a detta di molti, inspegabile scalata a posizioni di rilievo come quella attualmente ricoperta di Alto Rappresentante per la politica estera e la sicurezza dell’UE.

 

Mogherini

 

Posizioni di rilievo. Sì ma quali?
Quella di alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza dell’UE non può definirsi una posizione di potere di una certa consistenza, all’interno delle dinamiche internazionali: questo per tre motivi. Anzitutto questa carica è tesa a rappresentare la politica estera di un’Unione Europea che al momento una politica estera unitaria non ce l’ha: cosa importerebbe attualmente al Portogallo dei rapporti tra paesi Baltici e Russia, tanto per dirne una? La frammentazione dei vari interessi riduce di molto la portata del ruolo in questione, che sembra ridursi a una mera opera di rappresentanza e visite istituzionali, in attesa di una politica estera Europea unitaria.
Va poi mossa una critica al giubilo e al clamore mediatico da cui è stata accompagnata la nomina della Mogherini il 30 agosto del 2014: nessuno l’ha messa su quella poltrona per fare gli interessi dell’Italia in quanto, proprio come i commissari Europei, deve perseguire obiettivi di una politica Europea. Sono quindi in molti ad osservare come quella scelta abbia tolto un posto in Commissione, ma soprattutto come il Consiglio Europeo abbia raggiunto una sorta di compromesso nominando presidente dello stesso Donald Tusk, Polacco e inizialmente tra coloro che osteggiavano la nomina della stessa Mogherini per le sue presunte “amicizie” con la Russia sulla base di alcune dichiarazioni rilasciate negli anni precedenti. Ultima ma non meno importante la rilevanza politica del ruolo: nel momento di agire la Mogherini è sempre stata messa da parte e l’incontro a tre Merkel-Hollande-Putin con al centro la questione Ucraina ne è l’emblema.

Amicizie d’oltreoceano
Aggiungiamo un tassello. I rapporti di Federica Mogherini con gli Usa. Presente in tutti i vari circoli di spicco per quanto riguarda le relazioni con gli Stati Uniti, come il CONSIUSA fondato nel 1983 da Gianni Agnelli e David Rockfeller o la fondazione Italia-Usa, l’ex ministro ha sempre esternato una certa inclinazione per il mondo Usa (nonostante l’apparente vena di simpatia per la federazione Russa): sì, vi sono stati dei segnali di discontinuità nella sua visione rispetto alle vicende in Iraq a firma George W. Bush, ma non si può certo dire che il dipartimento di stato Usa abbia cambiato politica durante l’era Obama.
A questo particolare legame con gli USA (che sembrerebbe confermato da un rapporto portato alla luce da Wikileaks)  sembra accompagnarsi poi, un’ingerenza nei confronti dello stato Russo, celata prima della fatidica nomina ad alto rappresentante, ma che è sembrata emergere in più occasioni durante il mandato, come nel caso dell’ostentata necessità di rinnovo alle sanzioni contro Mosca, che stando all’ultima rapporto stilato dalla CGIA di Mestre, starebbero danneggiando la nostra economia e rafforzando l’export Statunitense.

Federica Mogherini

Federica Mogherini e Michel Barnier

Meno poteri e futuro
Un’altra tegola su Federica Mogherini arriva poi nel febbraio del 2015 quando il presidente della commissione Europea Juncker decide di fatto di commissariarla con un politico francese sulla via del tramonto, Michel Barnier, delegando a quest’ultimo le faccende inerenti la sicurezza. Questa scelta (frutto, secondo alcuni, di un personale risarcimento di antichi favori da parte di Juncker, secondo altri a un indebolimento diretto del ruolo dell’alto rappresentante) avrebbe effettivamente limitato ulteriormente il campo di competenza del ruolo, già di per sé racchiuso nel limbo dell’art. 15 del trattato di Lisbona, secondo il quale «la rappresentanza esterna della Ue, per le materie relative alla politica estera e di sicurezza comune vengono attribuite al presidente del Consiglio europeo, fatte salve le attribuzioni dell’Alto rappresentante».
Ma c’è chi giunge a dire che la Mogherini potrebbe tornare alla carica in uno scenario nazionale come nuovo volto della sinistra italiana: Renzi non se la sta passando bene negli ultimi tempi, tra critiche dallo stesso presidente della commissione, vicende interne (vedi le recenti dimissioni dell’ex ministro Guidi) e sondaggi. A corrente alternata comincia a delinearsi intorno alla sua figura una situazione che per alcuni aspetti ricorda quella di Berlusconi nel 2011. Sì, il Presidente del Consiglio è ancora molto forte, ma dopo tre governi nominati da Bruxelles, perché non aspettarsi la quarta sorpresa?

Tiriamo le somme

Sono queste soltanto riflessioni, che di concreto hanno ben poco, tese unicamente a domandarsi se chi occupa le poltrone nelle istituzioni Europee sia conscio delle scelte scriteriate in materia di politica estera degli ultimi anni o se l’ondata migratoria, le guerre portate avanti in Africa e medio-oriente e la crescente ostilità con potenze mondiali che non siano gli Stati Uniti d’America siano frutto di un’innocenza pura come una lacrima.

 

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Federico Lordi