Chi alimenta il mercato di organi in Cina?

Organi prelevati da persone ancora vive. Cornee, reni, fegati rimossi senza anestesia. Cuori estratti dal petto mentre continuano a battere. Sì, è la trama di un film, ma non di uno dell’orrore. Queste sono pratiche molto più reali e non avvengono nella fantasia di uno sceneggiatore ma nelle prigioni della Repubblica Popolare cinese, dove i prigionieri di coscienza vengono uccisi per «procacciare organi» da vendere sul mercato dei trapianti. La loro colpa? Praticare il Falun Gong. Ora un nuovo documentario mostra quella che il regista, Ken Pietra, ha definito «una delle peggiori violazioni dei diritti umani dei nostri tempi», che si consuma da decenni tra ignoranza e disinteresse.

Le prime notizie sui prelievi forzati di organi sui seguaci del Falun Gong – il movimento religioso che mira al benessere psico-fisico fondato nel 1992 da Li Hongzhi – sono uscite nel 2006, ma la repressione volta a sradicare questa pratica spirituale dal Paese – attraverso un misto di propaganda, programmi di rieducazione ideologica forzata e misure coercitive illegali – è stata lanciata addirittura sette anni prima. Proprio dal 1999 il numero dei trapianti in Cina è cresciuto esponenzialmente, senza che vi sia stato un corrispondente incremento delle donazioni volontarie. All’aumento degli organi disponibili è corrisposto un florido turismo dei trapianti, e un flusso sempre più intenso di stranieri è volato in Cina per bypassare le lunghissime liste d’attesa in patria semplicemente aprendo il portafogli. L’espianto, quindi, sarebbe stato «inflitto a praticanti del Falun Gong in modo coatto in parecchi luoghi, secondo una politica sistematica e in grande numero» per alimentare il mercato degli organi, un business da miliardi di dollari.

Schermata 2015-10-06 alle 16.55.35Dal 2006 è attiva la Coalition to investigate the persecution of the Falun Gong in China, un’organizzazione non governativa internazionale fondata negli Stati Uniti dalla Faluna Dafa Association che ha chiesto all’ex segretario di Stato Canadese David Kilgour e all’avvocato per i diritti umani David Matas di svolgere un’indagine indipendente sugli espianti forzati praticati sui seguaci del Falun Gong. Il rapporto Bloody Harvest, pubblicato nel gennaio 2007 dai due candidati al Nobel per la pace parla chiaro: solo nel periodo compreso tra il 2000 e il 2005 i prelievi privi di fonte accertata sarebbero stati 41.500. Il giudizio dei due ricercatori, poi, è ancora più netto: «Il governo cinese e le sue agenzie nel mondo, in particolare gli ospedali ma anche i centri di detenzione e le “corti popolari”, sin dal 1999 hanno ucciso innumerevoli praticanti di Falun Gong imprigionati. I loro organi vitali, inclusi il cuore, reni, fegato e cornee, sono stati asportati contro la loro volontà per poi essere venduti. Le nostre conclusioni non derivano da singole prove, ma dall’insieme delle prove raccolte. Ogni pezzo di prova che abbiamo considerato è, da solo, verificabile e, nella maggior parte dei casi, incontestabile. Messi insieme compongono un quadro raccapricciante. È la loro combinazione che ci ha convinto». Gli esiti dell’indagine sono stati oggetti di un documentario andato in onda il 7 aprile 2015 sul programma australiano SBS Dateline Human Harvest. David et Goliath, che cerca di dare una risposta alla domanda che in troppi evitano di porsi: «Come ha fatto la Cina a diventare il secondo Paese per numero di trapianti al mondo, il luogo dove si va per trovare gli organi? Da quali corpi provengono tutte queste parti?».

Il governo cinese in passato ha risposto seccamente che gli organi sono stati prelevati da volontari e da prigionieri condannati a morte, ma sembra sempre più difficile credere alla risposta ufficiale, dato che per il 2015 è previsto un numero record di trapianti nonostante dal 1° gennaio 2015 sia proibito espiantare gli organi dei detenuti giustiziati e il numero dei volontari superi di poco le 2.000 persone.

pricesOra, però, a dare risposta a quella domanda arriva anche il documentario Hard to belive, che indica ancora una volta nei praticanti del Falun Gong la fonte da cui il PCC attinge per ottenere organi a costo zero.
Ed è una risposta a cui, davvero, è hard to belive, difficile credere. Perché è difficile credere per i seguaci di un movimento perseguitato e represso, ed è difficile credere che davvero il governo cinese stia utilizzando i corpi dei prigionieri di coscienza come riserve di organi usa e getta. Ancora più difficile, però, è credere che questo avvenga, da anni, nell’indifferenza generale.

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Costanza Giannelli

Nasce e cresce (poco, in realtà) in Toscana. Nel 2013, dopo la laurea in Storia Contemporanea si trasferisce a Roma, dove approda alla redazione di Lineadiretta24. Lettrice onnivora e incontenibile logorroica, è appassionata di politica, diritti, storia, De Andrè e Scrubs, non necessariamente in quest’ordine. Curiosa di natura e polemica per vocazione, ama l’India e colleziona lauree, ma giura che la terza sarà l’ultima.