Strage di Ustica, il complotto di Stato e la verità manipolata

Strage di UsticaLa storia della strage di Ustica è uno tra i tanti misteri italiani ancora oggi senza soluzioni né colpevoli. Nessuna verità è mai emersa: restano solo ipotesi su quella sera del 27 giugno 1980 in cui un aereo della compagnia Itavia si squarciò in volo precipitando in mare nei pressi dell’isola di Ustica e trascinando verso la morte tutti gli 81 passeggeri. A 36 anni dal disastro tenta di riaprire il caso Ustica, lungometraggio di Renzo Martinelli che promette di raccontare “una verità inconfessabile”, avanzando una nuova tesi basata su testimonianze, perizie e due anni di lavoro a stretto contatto con ingegneri aeronautici. Un progetto ambizioso per chi è da sempre abituato alle polemiche (si vedano Barbarossa e Vajont). Polemiche che già non mancano anche riguardo quest’ultimo lavoro di Martinelli, rifiutato dalla Rai perché, a detta del regista, “non voleva rogne con gli americani” (dichiarazione prontamente smentita dai dirigenti di viale Mazzini). Sulle possibili cause della strage di Ustica si è discusso per anni e quattro sono le ipotesi principali formulate fino ad oggi: una bomba a bordo, un cedimento strutturale dell’aereo, l’impatto con un missile, la collisione con un velivolo militare straniero.

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Quest’ultima è anche l’idea supportata da Martinelli. Il regista riprende quindi la controversa tesi secondo cui quella sera il DC-9 civile non fosse solo nei cieli nazionali. Lo scenario presentato dal film è quello di una vera e propria guerra aerea: un caccia libico in rientro a Tripoli sfrutta il volo civile come ombrello per nascondersi ai radar, ma qualcosa va storto, le basi americane sul suolo italiano lo intercettano e due aerei militari USA si alzano in volo per abbatterlo. Nella battaglia che segue uno di questi colpisce a velocità supersonica il DC-9, provocando il disastro. Il MIG-23 libico precipita invece sui monti della Sila, dove sarà ritrovato soltanto il 18 luglio. Una storia di omertà e sovranità nazionale violata dunque, in cui il ruolo di colpevoli viene assegnato agli americani, ma anche a quella ragion di Stato che successivamente avrebbe aiutato ad occultare prove e far sparire testimoni per accontentare la “sposa americana e l’amante libica” del nostro Paese. La prova di tutto sarebbe proprio il MIG libico, precipitato, secondo Martinelli, la sera della sciagura, e non lo stesso giorno del suo ritrovamento.

Strage di UsticaSebbene la tesi dell’intrigo internazionale abbia trovato numerosi sostenitori nel corso degli anni, il film di Martinelli non ha la credibilità con cui vorrebbe presentarsi al pubblico. Anche se si tralasciassero la recitazione da soap-opera (affossata da un doppiaggio persino peggiore), il didascalismo della sceneggiatura, il mediocre montaggio sonoro, l’insensatezza di alcune battute e gli effetti speciali poco realistici, le principali “prove” a favore della tesi sulla collisione resterebbero comunque affidate ad elementi di pura invenzione cinematografica. Ustica non nasce come documentario e non ha nessun interesse a rendere trasparenti fonti concrete: le scelte compiute intrecciano confusamente verità e finzione, elementi accertati con altri faziosi. Seppur girato con le migliori intenzioni, il film di Martinelli non riesce ad aggiungere niente di nuovo al dibattito su un caso tristemente destinato a restare un enigma. Questo lo rende un film autoreferenziale, che tenta piuttosto di sfruttare il fascino dell’ipotesi di complotto, ma i buchi nelle prove presentate e le lacune stilistiche riducono il tutto a poco: troppo poco per chi intendeva proporre una “nuova, agghiacciante verità” sulla strage di Ustica, un mistero, ad oggi, ancora senza colpevoli.

 

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Twitter: @JoelleVanDyne_

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Viola D'Elia

Nata 27 anni fa, ha vissuto a Roma, Istanbul e in India. Sempre pronta a fare le valigie, sogna di vedere ogni angolo di mondo. Oltre a coltivare ambizioni alla Jules Verne, i suoi interessi includono accumulare libri, la musica e il cinema. E’ capace di commuoversi ogni volta che rivede Hugo Cabret; ama scrivere e fare domande, ma non riceverne. Specialmente di lunedì mattina. Crede fermamente nella filosofia di Big Fish: «Tenuto in un piccolo vaso il pesce rosso rimarrà piccolo, in uno spazio maggiore esso raddoppia, triplica o quadruplica la sua grandezza».