Macbeth: la ‘fiaba marcita’ di Daniele Salvo

Brama di potere, ipocrisia, egoismo: sono questi i temi, ancora attuali, che caratterizzano una delle più note tragedie shakespeariane, Macbeth, in scena al Globe Theatre fino al 1 ottobre.

mcbethMacbeth (Giacinto Palmarini), valoroso guerriero, combatte al fianco del re di Scozia, Duncan (Carlo Valli): con l’aiuto del fedele Banquo (Francesco Biscione) sconfigge le ultime resistenze norvegesi e irlandesi. Saranno tre strane creature a rivelare loro i rispettivi destini e ad alimentare quindi la bramosia di Macbeth, che diventerà così prima barone di Cowdor e poi sovrano, vittima sacrificale degli isterismi della sua donna, Lady Macbeth (Melania Giglio). Entrambi, così esuberanti, finiranno però per arrendersi alle proprie inquietudini, diventando vittime di sé stessi, schiavi dei propri rimorsi. Infatti, quella momentanea soddisfazione si trasformerà presto in perenne infelicità, che pervade i pensieri, ammala la mente, fino ad annullare l’essenza stessa della vita. Così Shakespeare disseziona la mente umana, ne coglie ogni sfumatura, svelando il lato più oscuro dell’uomo, disposto a tutto pur di soddisfare la sua sete di potere. Daniele Salvo nel suo riadattamento, piuttosto fedele alla tragedia shakespeariana, ci mostra tutto questo in maniera cruda, carnale, in un’atmosfera cupa, esacrata, quasi surreale. “Vorrei che l’atmosfera fosse quella di un film di David Lynch con la stessa densità di immaginario… vorrei che questo lavoro avesse le caratteristiche dell’allucinazione, dell’incubo, della ‘fiaba marcita” si legge nelle note di regia. Tutto risulta infatti essere esasperato, al punto tale da rasentare l’horror e la teatralità letteralmente intesa (evidente, quest’ultima, soprattutto nell’interpretazione della Giglio). Complici le scenografie di Fabiana Di Marco e, come sempre, l’ineccepibile lavoro di Umile Vainieri con le luci.

macbethIl genio di Shakespeare, oggi più che mai attuale, ci invita a riflettere dunque: la superficialità che domina il nostro mondo, quella logica dell’aspirare al di più, facendosi largo al costo di ‘calpestare’ le altre persone, sè stessi e i propri principi, pur di soddisfare il proprio ego, annulla ancora una volta l’umanità, proprio come avviene in Macbeth. E invece, come ci ricorda l’immenso drammaturgo inglese, dovremmo ricordare più spesso, che “la vita non è che un’ombra che cammina, un povero attore che si dimena e si pavoneggia per un’ora su un palcoscenico e poi non se ne parla più”.

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Ludovica Pallotta