Lillo e Greg: la prima di “Marchette in Trincea”

Il Teatro Brancaccio di Roma è affollato per la prima teatrale del duo comico Lillo e Greg dal titolo “Marchette in trincea”. Da subito le aspettative per lo spettacolo, non molte per la verità, hanno avuto il pregio di essere state soddisfatte. Quello che si temeva potesse svilupparsi come una serie di skatch comici assemblati a capriccio si è rivelata essere una trama comunque ben condotta e con alcuni spunti di sincero divertimento.

lillo e gregUna compagnia rimediata di attori tenta di allestire uno spettacolo pretenzioso sull’invasione tedesca del ’43 che, riteniamo giustamente, non ha alcun riscontro da parte del pubblico. A questo punto la compagnia deve affrontare l’inesorabilità del fallimento artistico e, ancor più grave, economico. A far precipitare comicamente la situazione è un ufficiale giudiziario che perseguita i nostri pignorando con implacabile sadismo i costumi, la mobilia, le attrezzature e tutto quanto necessario per la messa in scena dello spettacolo.
L’abnegazione e la scrupolosità con cui il suddetto adempie all’esercizio delle proprie funzioni pubbliche, che è un difetto di cui i nostri ufficiali giudiziari sono fortunatamente privi, assegna al personaggio quei tratti di inverosimiglianza da conferirgli un’aurea di credibilità farsesca. Seppur ostracizzato dal pubblico e dai creditori lo sceneggiatore del dramma, in un deliquio artistico giustificato da un’equivoca omonimia con il più celebre Pirandello, si appella con impetuosa convinzione alla causa del teatro ormai costretto alla nudità scenica. Questo malinteso, piuttosto comune fra coloro che le muse hanno chiamato, insieme ad altre ragioni meno nobili sembra tuttavia sufficiente affinché i nostri non desistano dal loro proposito e sfidino coraggiosamente la rappresentazione con inevitabile insuccesso comico.

A questo punto il teatro, ridotto agli stenti e a mendicare sui marciapiedi dell’ignominia, trova la propria redenzione nel meretricio agli ideali economici di un impresario tedesco (che vi sia un sottinteso politico?).
Subito la commedia si rivolta in farsa. Finanziata lautamente dal nuovo investitore la compagnia teatrale cavalca grottescamente i vantaggi della mercificazione pubblicitaria e del cattivo gusto fino allo stupro finale del musical. L’ultima scena, sempre preannunciata nel corso dello spettacolo e talmente inevitabile da non sentirci in colpa di rivelare, è un tripudio di luci pasticciato che attenta alle nostre retini ma che ci rallegra come segretamente confidavamo.

lillo e greg castPiacevole e simpatico il rodato duo Lillo e Greg insieme gli altri attori e in particolare ci hanno stupito le capacità camaleontiche di Claudio Gregori, prima nel ruolo del misero sceneggiatore e attore poi nei panni dell’impresario tedesco ed in fine nella conturbante esibizione canora del finale. Ma i nostri cuori sono per le moine e i (pochi) costumi di scena di Monica Volpe.
Un’ultima nota va alle mascherine del teatro le quali in abbinamento all’iniziale pretesa bellica dello spettacolo indossavano un cappellino militare che conferiva loro un’aria di graziosa severità.
Forse proprio per questo motivo il pubblico, timido e impacciato durante tutto lo spettacolo, ha alla fine imboccato l’uscita del teatro marciando in ordinato e composto silenzio.

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Giulio Gezzi

Laureato in Storia e memoria delle culture europee presso l'Università di Macerata. Da sempre interessato alla politica e alla storia contemporanea almeno tanto quanto alle serie tv, al cinema e al calcio. La ricerca dell'autonomia è quello che mi ha guidato fin'ora.