Intervista a Giancane, il cantautore romano racconta la sua “Vita al top”

GiancaneForse aggirandovi per gli scaffali dei negozi di musica vi sarà caduto l’occhio su un disco molto particolare già dall’aspetto esteriore, più simile ad un prodotto da banco frigo del supermercato che a un album musicale: Una vita al top di Giancane, al secolo Giancarlo Barbati, si presenta esattamente così. Sarcastica e irriverente, talvolta venata di una punta di amarezza, la musica del cantautore romano da sempre non fa sconti a nessuno: una terapia d’urto contro l’insensatezza della quotidianità e delle pose sociali. Un progetto musicale genuino e politicamente scorretto che ci racconta Giancane stesso.

Da dove nasce l’esigenza di dar vita ad un progetto solista?
Guarda, fondamentalmente nasce dal disagio! [ride] Intendo proprio il disagio della vita quotidiana, che cerco di esprimere in musica nella maniera più personale possibile. Suonando da sempre l’operazione è riuscita agevolmente.

E invece com’è il tuo rapporto con la scrittura, come prendono forma i tuoi testi?
Nascono in maniera molto naturale: suono e ci canto sopra e a un certo punto esce fuori qualcosa che poi vado a rimaneggiare. Il mio rapporto con la scrittura è soprattutto notturno: scrivo solo di notte, oppure in motorino.

In motorino?
E’ un modo di staccare dalla realtà, mi capita andando da un posto ad un altro: senza pensarci troppo inizio a scrivere, o meglio, a usare le classiche note vocali del cellulare.

Raccontaci della copertina e della confezione del disco, li hai scelti tu?
[Ride] Sì, assolutamente! E’ un omaggio alla Kraft, perché in genere l’unica cosa che trovo quando apro ilGiancane frigo è questo contenitore rosso in plastica con le sottilette dentro. Soprattutto dal momento che spesso mi dimentico di fare la spesa.

Ascoltandoti si capisce al volo che non sei il tipo di cantautore che si cura troppo di piacere al pubblico di massa. Non hai mai pensato di scendere a compromessi?
In realtà credo che oggi sia inutile, sono cambiati molto i tempi e anche gli ascoltatori, il modo di usufruire della musica è diverso. I compromessi ora sono rappresentati soprattutto dai talent. Ma io non ci ho mai pensato troppo, sinceramente.

Comunque tu sei molto provocatorio, prendi di mira diverse tipologie di persone, da quelli con le Hogan ai vegani. Non hai mai avuto paura di non riuscire a ritagliarti la tua nicchia di pubblico, oppure di essere frainteso?
Ma io sono vegano in realtà, quindi posso farlo!

Ma dai, veramente?
Si, anche se da poco. In generale, è lo sbandieramento delle proprie scelte che mi infastidisce. Poi in realtà nel disco, se ascolti bene, la prima persona con cui me la prendo sono sempre io. Ad ogni modo, mi avvalgo della facoltà di entrare in questo gruppo sociale e poter comunque sparare a zero. Vale anche per il brano Vecchi di merda, quando canto “vi odio finché non sarò anche io un vecchio di merda”. Perché io lo sarò, ne sono certo! [ride] Ma non mi sono mai posto il problema di non piacere o essere frainteso, sarebbe in contraddizione con l’idea stessa alla base del progetto.

Secondo te è necessario uniformarsi agli standard del mercato per riuscire a vivere di musica? Che ne pensi?
Facendo anche il produttore io non sono comunque estraneo all’ambiente. Ma onestamente uniformarsi ad uno standard è anche difficile oggi: se lo fai duri il tempo di una moda, a meno che tu non sia bravo a cavalcare le varie correnti. Penso ad esempio a Jovanotti, che è in giro dall’89 e continua a vendere, cambiando continuamente e radicalmente. Probabilmente lui ha trovato la formula giusta per sé.

Come mai hai scelto di accompagnare i tuoi testi con una base musicale folk-country?
Perché mi risulta molto semplice; a casa ho una chitarra acustica e ho sempre suonato quella per evitare di essere ucciso dai vicini. E poi Johnny Cash e il country in generale sono stati una costante tra i miei ascolti. Quindi è stato un processo molto naturale.

Restando in tema, quali sono gli artisti che hanno ispirato la tua formazione musicale?
Dylan e Cash soprattutto. Ma essendo nato negli anni ’80 ho ascoltato un po’ di tutto, dai Queen agli Iron Maiden passando per il grunge e Tiziano Ferro. Poi mi occupo anche di fare i dischi degli altri, quindi per forza di cose devo ascoltare la musica più disparata, che mi piaccia o no. Adesso sto in fissa con Amici, chissà perché! [ridiamo]. 

Tra le tante cose, a volte fai il fonico, quindi immagino ti capiti anche gente molto distante da te, musicalmente parlando. Penso a quando hai lavorato con Emma Marrone, che citi in maniera non proprio lusinghiera nel tuo brano Ciao sono Giancane. Lo hai scritto prima o dopo quell’esperienza?
Prima! Mi piace mettermi in queste situazioni un po’ imbarazzanti, però lei non sapeva del brano, credo, e io ovviamente non ne ho fatto menzione. In realtà il proprietario dello studio mi ha chiamato apposta perché conosceva il pezzo! 

Il 4 marzo ti aspetta anche la data di presentazione del nuovo disco con i Muro del Canto. Quali obiettivi vi siete preposti con questo nuovo lavoro?
Sempre gli stessi: suonare sempre di più e sempre più fuori da Roma. Non perché non siamo legati alla città, anzi, proprio per cercare di esportare un po’ di romanità. 

A proposito di Roma, la tua musica e quella dei Muro del canto sono molto legate alla Capitale. Che rapporto hai tu con la città?
Amore e odio, come tutti i romani. Non vivrei mai altrove però, sono nato qui e ho le mie sicurezze. Mi sento protetto dal Grande Raccordo Anulare! 

Insieme a Una vita al top il brano La vita è uno dei più belli del disco secondo me, forse anche perché è quello più personale, dove ti esponi di più. E’ del tutto autobiografico o ci hai romanzato sopra?
Del tutto no, c’è una percentuale di romanzo, che non è poi così alta. Infatti suonarla dal vivo per me è sempre difficoltoso, ed è strano vedere il pubblico che la canta. Allo stesso tempo mi piace però, è una sorta di auto-terapia, lo scopo iniziale del progetto era proprio quello. Ora sto anche troppo bene, quindi non scrivo più! [ride]. 

Progetti e appuntamenti per il futuro?

Sto lavorando al mio terzo disco, ma senza fretta, non mi metto paletti di nessun tipo. E poi sarò in tour da ora fino a luglio, da solo e con i Muro del Canto: suonerò praticamente tutti i weekend un po’ dappertutto. Sono già stato a sud, adesso mi sposterò più verso il nord. L’accoglienza è molto bella, anche un po’ inaspettata, come quando arrivi in provincia di Salerno e trovi un pubblico che canta e conosce i tuoi testi! Finora, in tutte le date non ho mai fatto un concerto con la stessa scaletta. Addirittura neanche con gli stessi strumenti. Suonare live per me è fondamentale e resta la parte più importante del mio lavoro.

 

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Twitter: @JoelleVanDyne_

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Viola D'Elia

Nata 27 anni fa, ha vissuto a Roma, Istanbul e in India. Sempre pronta a fare le valigie, sogna di vedere ogni angolo di mondo. Oltre a coltivare ambizioni alla Jules Verne, i suoi interessi includono accumulare libri, la musica e il cinema. E’ capace di commuoversi ogni volta che rivede Hugo Cabret; ama scrivere e fare domande, ma non riceverne. Specialmente di lunedì mattina. Crede fermamente nella filosofia di Big Fish: «Tenuto in un piccolo vaso il pesce rosso rimarrà piccolo, in uno spazio maggiore esso raddoppia, triplica o quadruplica la sua grandezza».