Essere Riccardo… e gli altri, il teatro al cinema

Dopo aver ottenuto altrettanto consenso al Torino Film Festival, anche Roma è stata sottoposta a questo piccolo esperimento cinematografico, quello di svelare i retroscena di uno spettacolo teatrale, il Riccardo III, sui palchi di tutta Italia dall’inizio di quest’anno. Una delle tragedie storiche di Shakespeare meno modaiole, RIII vede Alessandro Gassman, direttore per la quarta stagione del Teatro Stabile del Veneto, nel ruolo di protagonista e regista. Il documentario avrà inoltre una distribuzione geolocalizzata, ovvero verrà proiettato nei giorni di rappresentazione nei cinema vicini ai teatri.

Essere Riccardo nasce dalla selezione di materiali audio-video, raccolti un po’ per caso durante il periodo di preparazione dello spettacolo, dal giorno in cui Gassman incontra il resto degli attori per la prima volta, fino all’attimo che precede l’apertura del sipario sulla prima rappresentazione. Ciononostante il filo narrativo non segue una progressione cronologica, ma piuttosto alterna momenti passati a momenti ancora da venire. Giancarlo Scarchilli, regista e amico di Gassman, ha raccontato al pubblico di Roma di aver trovato di immediato interesse le registrazioni dei retroscena, tanto da decidere di riordinare il materiale e di farne un lungometraggio di 61 minuti. Il risultato è intrigante: se da un lato la narrazione spinge chi ancora non ha visto lo spettacolo a farlo il prima possibile, dall’altro fornisce allo spettatore già edotto un contesto in cui collocare la sua visione, magari trovando un termine di paragone per le proprie impressioni.

Alessandro Gassman appare molto lontano dalle commedie insapori di certo cinema italiano e dà il meglio di sé come pilastro imprescindibile di questa complessa operazione: prima di tutto un bravo attore di teatro, in secondo luogo un regista che guida con abilità il suo cast. Ha rivelato di essersi ispirato alle atmosfere gotiche di Tim Burton, ed è per questo che lo spettacolo, nonostante lo spessore emotivo e intellettuale del genere tragico, risulta indiscutibilmente pop: costumi eccentrici e fiabeschi, make-up dark, luci color ghiaccio e supporti digitali dal sapore noir, fanno di RIII un’opera che fa leva su un certo pubblico contemporaneo, ma anche sul fascino del mondo del teatro, sconosciuto a molti. Gassman parla dello stupore degli spettatori nel vederlo spazzare il palcoscenico, oppure truccarsi da solo. A metà fra l’inquietante e il comico la scena in cui tutti gli attori provano simultaneamente le loro parti in una stanza, più manicomio che compagnia teatrale.

Questo progetto, sia sul versante teatrale che su quello cinematografico, lascia anche lo spazio per attualizzare e riflettere su temi di interesse comune: è lo stesso Gassman a richiamarli alla mente, fornendo un’interpretazione abbastanza rispettosa del testo shakespeariano, quella secondo la quale Riccardo rappresenta il paradigma di un desiderio di potere così forte da calpestare qualsiasi valore morale. Un legame indissolubile tra dominio e illegalità, che diventa protagonista della vita di questo paese: ecco secondo Gassman il segreto del successo di RIII.

(foto di Nuovo Cinema Aquila)

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Lavinia Martini

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