Cinema: Spaghetti story

Forse dovrebbe seguire il consiglio del suo amico Scheggia (Cristian Di Sante) che di mestiere fa il pusher: “perchè quelli come te senza offesa stanno co’ le pezze al culo e i laureati sai che fine fanno? I master”. Ci prova e si ritrova a prendere portafortuna giapponesi a forma di gatto pieni di droga da un cinese. All’insaputa della sua fidanzata (Sara Tosti) che fa il dottorato e nel frattempo cerca lavoro nei pub e di sua sorella (Rossella D’Andrea) che fa la massoterapista e sogna di diventare una chef di cucina cinese. E’ questa la vita dei trentenni di oggi: una generazione che si arrabbatta, che nella precarietà, nella mancanza di lavoro e nella crisi non può più permettersi di progettare un futuro, mentre come ricorda drammaticamente Valerio: “I miei genitori alla mia età avevano due figli che andavano già alle elementari”. Ma anche una generazione, che forse proprio per la mancanza di sicurezze, fa fatica a crescere e a diventare adulta. E che grazie alla crisi economica rischia anche di perdere la propria virilità e di rimanere una generazione di eterni bamboccioni. Valerio ne è l’emblema. Tutti non fanno che ripetergli un leit motiv: devi crescere e diventare uomo. E Valerio cosa fa? Smette di giocare con i trenini della Lego e entra nella casa dello spacciatore cinese per liberare una povera prostituta cinese dal suo tiranno.
E’ questa la storia dell’opera prima del regista Ciro De Caro (classe 1975), che ha deciso di mettere in scena, insieme alla sua compagna Rossella D’Andrea, uno spaccato ironico, dolceamaro e soprattutto reale sui trentenni di oggi: dal titolo Spaghetti story. Un film indipendente che non ha ricevuto alcun finanziamento, girato in undici giorni e con un budget bassissimo. Un piccolo gioiello che uscirà nelle nostre sale il 19 dicembre distribuito da Distribuzione Indipendente. Indipendente come Spaghetti story che dimostra che basta raccontare come veramente è la realtà dei giovani in Italia, troppo spesso dimenticata o edulcorata dalle commedie giovanili che vanno per la maggiore, per fare un bel film, onesto e sincero, autonomo e libero. Spesso si dice che la classe politica è completamente discostata dai problemi dei giovani, certamente se vedessero questo film potrebbero capire di più i problemi e le questioni (e farsi un quadro) di una generazione, cresciuta in una società che dà veramente pochi sbocchi. Le cose forse possono cambiare, c’è una possibilità per questa generazione che di norma non ne ha? Non si sa. Per fortuna questa giovane troupe under quaranta ci dà speranza almeno per quanto riguarda il cinema italiano: perché si può fare cinema anche con pochi soldi, basta avere le idee!

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Giulia Lucchini

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