Ben Klock: la techno di Berlino chiama ancora

Così recitava il flyer dell’evento, e visto che la fine non è arrivata abbiamo avuto ben due motivi per gioire. Un live intenso, in cui Klock ha saputo presentare le diverse sfaccettature del genere techno, senza dimenticare il suo sound caratteristico.

Lo statuario Ben Klock è senza dubbio uno tra gli artisti più significativi della storia contemporanea della techno. Nel 2009 esce il suo primo album, One, mentre nel 2010 è la volta di Berghain 04, compilation mixata per Ostgut Ton. È di quest’anno Fabric 66, suo lavoro più ambizioso e sicuramente riuscito: qui lo spirito dell’artista si allontana dagli amati suoni di techno raver, preferendo groove ipnotici, scuri e allo stesso tempo raffinati. Dj resident del Berghain/Panorama Bar, club che ogni venerdì permette di ballare anche per 24 ore consecutive, sin dalla sua apertura nel 2004, Klock ha iniziato il suo live alle 2 e 30, dopo che il dj resident del Goa, Giancarlino, ha scaldato la pista a dovere. Il pubblico è pronto quando il fuoriclasse teutonico sale alla consolle: instancabile, più di tre ore di live spaziano dalla techno minimal più onirica di Before One, dalle sonorità cupe ma allo stesso tempo melodiche, fino alle techno bombe più “acide”, come la potentissima Subzero, perfetta per la presenza della cassa e del basso potenti e precisi. Il dj durante il live, torcia alla mano per un’illuminazione della folla stile rave, non dimentica di salutare e stringere le mani ai propri fan, rimasti entusiasti della sua esibizione.

Un evento da ricordare, in cui l’artista ha dimostrato le sue capacità musicali riuscendo a rendere ritmicamente fluide le sonorità più industriali di derivazione detroitiana; una mano in grado di essere dura come la pietra o leggera come una piuma. Berlino chiama ancora.

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Martina Raimo

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