Il ‘Cristo dell’Amiata’ e i drammatici fatti di Arcidosso

L’Amiata, l’antica Montagna Sacra, racconta storie di dei, predicatori visionari e profeti. Una vocazione che continua fino ad oggi

Chi entra in Toscana dall’alto Lazio sa che lungo la Cassia incontrerà due sentinelle, due colonne, due torri di guardia: Radicofani da un lato, sul suo cocuzzolo, e il monte Amiata dall’altro.

Quest’ultimo ha l’andamento solenne di chi fu vulcano. Le salite lente, la vetta puntuta e isolata, domina il paesaggio dalla Maremma, sia toscana che laziale, fino a Siena; con i suoi 1738 metri, lo vedi dal Trasimeno e oltre, fino ai monti dell’Umbria. Insomma, come direbbero quelli bravi, un vero e proprio landmark per buona parte dell’Italia centrale.

Monte-Amiata

Per gli etruschi era Montagna Sacra: pare ci abitasse Tinia, padre di tutti gli dei, come Zeus sull’Olimpo. Come l’Etna e come il monte Fuji, tutte dimore divine, è un vulcano spento, che custodisce la potenza, il magnetismo e la follia dei più profondi umori terrestri, contagiandone gli uomini e connettendoli con l’Universo. Insomma, l’avrete visto tante volte il Monte Amiata, magari ci siete anche andati a sciare. Ma forse non avevate mai saputo dell’incredibile storia di David Lazzaretti, il “Cristo dell’Amiata”, del suo sogno e della sua tragica fine.

Arc_DavidOggi da quelle parti si va per eleganti agriturismi e per incantevoli centri storici, ma c’è stato un tempo in cui dominavano fame, miseria e malattie dal nome d’altri tempi come pellagra, scorbuto, tifo, febbri malariche, quelle che davano le visioni.  Ad Arcidosso nell’Ottocento si sopravvive così. Scalzi, anneriti dal carbone; trasportando tronchi, analfabeti bestemmiatori e devoti alla Madonna, fuggendo briganti feroci come Domenico Tiburzi. Nel 1834, da una famiglia di barrocciai, lì nasce David Lazzaretti. Da grande diventerà predicatore e profeta, fonderà comunità cristiane in cui si praticherà un socialismo mistico, la comunione dei beni, l’amore e il perdono, si ergerà a ‘Cristo Duce e Giudice’ del mondo. Un sognatore, un sovversivo, un santo: insomma, un pazzo monomaniaco. Così lo definirà Cesare Lombroso, che dopo la morte ne volle studiare il cranio.

 

arcidosso_cart3-660x321Lazzaretti vede cose. La prima volta a Scansano, a soli quattordici anni, durante una delle sue febbri: san Pietro vestito da frate gli preannuncia che la sua vita sarà un “mistero”.  Nell’attesa di rivelazioni ulteriori si sposa e fa figli, parte volontario per la Seconda Guerra d’Indipendenza, quella contro i papalini, continua a spaccarsi la schiena sui carretti portando a Grosseto le Terre di Siena. Nel 1868 torna a trovarlo san Pietro, ora vestito da nocchiero, e Lazzaretti su sua indicazione va in udienza da Pio IX per riferirgli delle sue visioni. Il papa non lo prende molto sul serio e lui, deluso, si ritira in monastero a Montorio Romano in Sabina, dove stavolta verrà a trovarlo la Vergine e gli conferirà, oltre al dono della Sapienza, anche le stimmate, impresse a fuoco sulla fronte: uno strano segno che vuol dire ‘Cristo in prima e seconda venuta’. Quando torna ad Arcidosso, per i suoi compaesani è ormai un mito, un uomo santo.

LazzarettiSarà che nel frattempo ha studiato da autodidatta o sarà veramente stata la Madonna, fate voi; fatto sta che Lazzaretti elabora una sua teologia e critica la Chiesa di Roma -alla quale dichiarerà comunque e sempre sottomissione- per essersi allontanata dal vero cristianesimo, predica l’abolizione del celibato per i preti, la fine dei riti latini, l’inferno come punizione solo temporanea, alla quale seguirà il perdono per tutti i peccatori. Ma non è solo un predicatore. Fonda una Congregazione di tipo francescano, ma anche una ‘Società Santa Lega e Fratellanza’ per l’educazione e il mutuo soccorso, e una comunità in cui si praticano comunismo evangelico, interclassismo, organizzazione sociale del lavoro, suffragio universale, uomini e donne, due scuole. Aiutato dai suoi discepoli, sul monte Labbro, cima secondaria del nostro Amiata, costruisce una torre, una chiesetta e un eremo, tutto in pietra a secco in segno di sobrietà, una Nuova Sion su cui campeggia una bandiera di legno dipinta di rosso con la scritta “La Repubblica è il Regno di Dio”. La sua chiesa, messianica e millenarista, si chiama “Giurisdavidica” perché annuncia l’avvento di un’era di Giustizia e Diritto, e lui David ne sarà Cristo, Duce e Giudice, nella pace e nell’amore. Peace and love. Tra boschi di castagno e maestose faggete.

Vesti

Prefetto e Ministero degli Interni cominciano a preoccuparsi. Soprattutto perchè se ne preoccupa la chiesa di Roma, dove pure Lazzaretti ha diversi estimatori, come un certo Giovanni Bosco, e il nuovo Stato italiano ha già abbastanza problemi con i preti: ha appena assediato e conquistato la loro città santa. Lazzaretti viene arrestato più volte per truffa, vagabondaggio, cospirazione politica, accusato di inneggiamento alla Repubblica, comunismo, sovversione. Nel 1878, dopo aver pubblicato un testo dal titolo piuttosto  impegnativo come “La mia lotta con Dio ossia il Libro dei Sette Sigilli”, roba da setta millenarista americana, il Sant’Uffizio apre un processo per eresia a suo carico. Lui ha un seguito crescente sull’Amiata, dove predica: ad Arcidosso, Santa Fiora, Macchie, Zancona, fino a Piancastagnaio, sono tutti con lui e con il suo socialismo evangelico. I processi lo vedono assolto e ne fanno sempre più un eroe per le genti amiatine. Serve un piano migliore.

 

 

Il 18 agosto 1878 è il giorno fatidico dell’avvento della Nuova Era. Lazzaretti ha fatto venire casse di tessuti da Torino per i vestiti della confraternita, ma viene sparsa ad arte la voce che dentro ci siano fucili. Sul monte Labbro si radunano tremila persone: è una processione solenne, imponente, clamorosa, pacifica. Dunque pericolosa. Lentamente scende dalla montagna, ad attenderla ad Arcidosso c’è altra folla e l’Esercito. La processione alla vista delle armi frena, sbanda, rumoreggia. E’ il segnale. I carabinieri sparano nel mucchio, fumo, panico. Quaranta feriti e tre morti. Ma tra i gendarmi ce n’è uno che punta dritto su Lazzaretti e a distanza ravvicinata gli fa un buco in fronte. Lui non muore subito. I suoi nella confusione lo portano via con una scala, a mo’ di barella disperata, un medico lo visita la sera in un casale a Bagnore. Morirà alle 21, nel letto di un contadino, a 44 anni.

 

David-Lazzaretti

La Chiesa Giurisdavidica lascia le sue pietre nel cuore degli amiatini, e l’ultimo suo Sommo Sacerdote, tale Turpino Chiappini, è morto nel 2002. Ma anche sul Monte Labbro, dove dalle fenditure della roccia a primavera si riproducono a migliaia le coccinelle che pare un altro miracolo, restano oggi la torre giurisdavidica restaurata e i ruderi dell’eremo, numerosi sentieri nei 650 ettari di Riserva Naturale. Di Lazzaretti si sono occupati Maupassant, Gramsci, Petacco, Hobsbawm, il Teatro Povero di Monticchiello, i Baustelle, Cristicchi. Se vi interessa, ad Arcidosso c’è anche il Centro Studi Lazzaretti.

Gompa-MerigarPoco più in là sempre sull’Amiata, vicino alla torre del Profeta, c’è la comunità tibetana di Merigar, la “residenza della montagna di fuoco”, dove si pratica la regola dello Dzogchen del Maestro Chogyal Namkhai Norbu.

Certamente l’Amiata e la sua Sacra Camera Magmatica susciteranno ancora a lungo visioni e visionari, poveri Cristi, camminatori, coccinelle, folli, folletti. Quando passate dalla Cassia, ora che ne conoscete la storia, rivolgete a tutti loro un pensiero di pace.

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Sergio Celestino

Sergio Celestino è nato a Torino da qualche anno. E' cresciuto al mare, ma anche a Seattle, Brugge, Anversa e Firenze; ora vive nei pressi di un'antica città etrusca, vicino Roma, e non ha gatti. Viaggia con lo zaino per tenere mente aperta e braccia libere, dice. Da piccolo era biondo ma ora è architetto; tuttora del capricorno, è a tempo pieno camminatore e luogologo.