Programmi XXL in cerca di un sottotitolo

E non fa eccezione il tema dell’obesità, un problema decisamente attuale, macroscopico in tutti i sensi, che non a caso è diventato uno dei più quotati dalle programmazioni televisive recenti.

Che riguardino gli adolescenti americani o gli adulti inglesi infatti, i programmi XXL continuano a moltiplicarsi, forse perché racchiudono al loro interno diversi elementi allettanti per lo spettatore: la sofferenza di una vita che cerca di riassestarsi, il disgusto per i corpi deformi, la curiosità lasciva di comprendere quali specifici problemi intimi e personali abbia chi pesa oltre 200 Kg. Questa è una forma di spettacolo che ritrae le persone nel loro aspetto più delicato, sofferente. Che si focalizza su chi è vittima di se stesso e cerca ora un buon motivo per cominciare da capo e che, in molti casi, coincide con la necessità di sopravvivere. Eppure, tutto questo non per forza significa guardare programmi sensibili.

Lo dimostra prima di tutto la scelta degli esempi che questi programmi XXL, sul format del simil-reality, pongono in faccia ai poveri obesi che vi si affidano e che, in diverse occasioni, dietro la parvenza di comprensiva solidarietà umana, sembrano nascondere solo un cinico desiderio di sbeffeggiamento. Che esigenza c’è infatti di affidare il loro percorso di rinascita a degli impossibili figaccioni che, sia che si tratti di nutrizioniste bionde o di trainer rampanti, hanno come comune denominatore la straordinaria condizione fisica con la quale si presentano? È davvero necessario affiancare una giovane di colore che pesa 220 Kg ad una Barbie biondissima tutta canottierine e leggins attillatissimi? Non esiste al mondo una trainer magari meno appariscente? Infatti, porre l’accento su una differenza di forma tanto evidente, unito all’insicurezza di sé che solitamente contraddistingue l’assistito extralarge, è solo la base del cinismo che si respira in questi programmi; perché la credibilità di questi trainer tutti muscoli, spesso si disintegra dopo soli pochi minuti, e si sostanzia alla loro prima superficiale e evidentemente falsa dichiarazione di empatia.

Questi sono infatti quei programmi per i quali sarebbero necessari i sottotitoli, o perlomeno i commenti sottofondo di un pubblico normale o, ancora meglio, di tutti quegli XXL che si trovano a combattere con queste discutibili àncore di salvezza. Addirittura, questi bellocci in tenuta sportiva, fanno delle figure tanto barbine che viene da chiedersi se non sia forse più malato il loro modello che non le ragioni dell’obeso di turno. E mentre monta antipatia e insofferenza nei confronti del trainer, cresce l’istinto di protezione per il sovrappeso che, si spera, abbia prima o poi il coraggio di assestare un bel pugno sul muso del suo ridicolo trainer; sarebbe pur sempre il bello di un reality.

Ora, senza dubbio un format televisivo si misura sull’audience attesa, ma se sceglie una dinamica sociale tanto importante, non dovrebbe almeno attenersi ad una correttezza di forma nei confronti dei suoi protagonisti? Oppure è lecito trasformarli in esemplari in mostra in un parco zoologico televisivo?

Vuoi commentare l'articolo?

Valentina Malgieri

0 Commentsprova

No comments!

There are no comments yet, but you can be first to comment this article.

Leave reply

Only registered users can comment.

-->