Minority Report: debutto in salita per la serie tv di Spielberg

Le serie tv nuove sono come dei regali a scatola chiusa: puoi agitare bene il pacco prima di aprirlo, fantasticando e informandoti da amici e parenti sul suo contenuto, oppure puoi rompere gli indugi e strappare via carta e nastri, rimanendo deluso del prodotto che ti si presenta davanti agli occhi, in ogni suo difetto o sfumatura.

Come è stato l’anno scorso per Constantine, il telefilm/ flop targato NBC, tratto dal film e dalla serie di fumetti della DC Comics e cancellato dopo una sola stagione, ora anche Minority Report, adattamento seriale dell’omonima pellicola diretta da Steven Spielberg (che, nella serie tv, compare nelle vesti di produttore esecutivo), è uno dei primi show ad aver già ricevuto, nei mesi precedenti, il benservito dalla critica americana, e si trova a poche ore dal suo debutto in Italia.

Proprio ieri infatti, giovedì 13 luglio, è andato in onda su Fox l’episodio pilota della serie, un primo antipasto scialbo e decisamente poco originale del racconto di fantascienza ambientato nella Washington del 2065, a dieci anni di distanza dagli eventi narrati nel film del 2002 e dalla chiusura dell’Unità Pre-Crimine.

Minority Report serie tv

Minority Report: il fuorviante adattamento televisivo di un film

A differenza, infatti, della pellicola di Spielberg, che vedeva Tom Cruise nei panni dell’affascinante protagonista, il Detective John Anderton, l’adattamento televisivo è incentrato su uno dei fratelliprecogs”Dash (Stark Sands) che, ancora tormentato dalle visioni premonitrici, decide di mettere a disposizione le proprie capacità precognitive per aiutare la detective Lara Vega (Meagan Good) nelle indagini della polizia.

Nonostante la trama appaia chiara sin da subito e faccia riflettere su alcuni elementi di questo universo futuristico, creato da Spielberg –saltano all’occhio il sistema di sicurezza orwelliano, denominato “occhio di falco” ed etichettato come unica infallibile via per contrastare il crimine, l’autoironia della Fox nel trasmettere un’ipotetica 75esima stagione de I Simpson, e i costanti rimandi ai social network come Tinder, alle mode dei selfie e del collezionismo di vinili-, Minority Report, in una prima analisi, non brilla per originalità dei dialoghi e delle azioni degli attori, faticando a destare l’attenzione del telespettatore, da anni abituato a programmi simili e di buon livello, e imponendosi nello scenario televisivo come il fuorviante adattamento di un film che, dato il talento e la dedizione di chi l’ha diretto, rimane una colonna portante del genere fantascientifico. Se il buongiorno si vede dal mattino…

Per avere, comunque, un’idea il più possibile completa sulla serie Minority Report, non resta che attendere le proiezioni dei rimanenti 9 episodi, in onda ogni mercoledì sera su Fox (canale 112 di Sky).

 

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Veronica Bisconti

Nata Roma nel 1987, è da sempre residente nella Capitale. Laureata in Conservazione dei Beni Culturali, è attratta da quadri e sculture come una mosca dal miele. Solare, sognatrice e perfezionista, è una grande appassionata di serie televisive italiane e americane. Ama il teatro, la moda e i viaggi.