Il Collegio, maldestro esperimento sociale di ritorno al passato

Era il 15 novembre del 1960 e la Rai mandava in onda la prima puntata di Non è mai troppo tardi, celebre esperimento televisivo con il quale il maestro Manzi era riuscito ad alfabetizzare milioni di italiani che non sapevano leggere e scrivere. A distanza di 56 anni Il Collegio, l’innovativo (?) docu-reality di Rai 2 (dal format internazionale “Le Pensionnat – That’ll teach’em” di cui la Rai ha acquisito i diritti, realizzato in collaborazione con Magnolia), si propone di (ri)alfabetizzare un gruppo di adolescenti alla disciplina e, cosa forse più ardua, al sapere degli anni che furono.

18 teenager tra i 14 ed i 17 anni sono i protagonisti di questo bizzarro viaggio nel tempo che li ha trasportati, loro malgrado, nel 1960, all’interno del Collegio Convitto di Celana (una struttura risalente al 1579, che funzionava come collegio maschile e femminile e come istituto scolastico per i semi-convittori e per gli studenti esterni, tra i quali ci fu anche Papa Roncalli), a Caprino Bergamasco, per imporre loro un’esperienza educativa completamente diversa e lontana anni luce (o eoni che dir si voglia) dalla loro realtà quotidiana. L’obiettivo? Ottenere la Licenza di Scuola Media del 1960 (ma non dovrebbero averne già una questi ragazzi?), la stessa che i loro nonni hanno dovuto conseguire, e, soprattutto, avvalendosi di quella che ormai è una tipologia di insegnamento (purtroppo) obsoleta: imparare poesie a memoria, avere una bella calligrafia, alzarsi in piedi quando entra il professore, fare i compiti senza avvalersi di Wikipedia o dello smartphone … Riuscirà questa generazione di insofferenti all’autorità e di indolenti a piegarsi alla ferrea disciplina ed al rigore comportamentale che, sarà anche fuori moda, ma di questi tempi sarebbe una proverbiale “mano santa”?

Il Collegio, ovvero come (ri)educare la “Generazione Boh”

il collegio Per far si che ciò accada ci sono gli insegnanti, tutti selezionati tra coloro che possiedono una naturale predisposizione alla disciplina, il preside, figura carismatica e autorevole, ed i cerberi della situazione, i sorveglianti, ovvero le spie, coloro a cui viene affidato il compito di vigilare affinché nessuno sgarri: si fanno consegnare telefono, iPod, iPad, piercing, trucchi …, distribuiscono le uniformi e controllano ogni mattina che siano indossate in modo appropriato, puniscono in maniera educativa i trasgressori e tengono puliti ed in ordine i dormitori.

Tra materie ormai obsolete quali Canto Corale, Economia Domestica per le ragazze e Applicazioni Tecniche per i ragazzi, e la voce narrante di sottofondo che appartiene all’altrettanto obsoleto Giancarlo Magalli, i 18 ragazzi fanno conoscenza tra di loro e, soprattutto, con i sorveglianti, i quali non perdono tempo e mettono subito le cose in chiaro: “Disciplina, obbedienza, pulizia e lavoro. La vostra condotta deve essere irreprensibile: qui non si discute, ma si esegue!”.

Non è facile trasformarsi in un adolescente obbediente del 1960: i mutandoni delle ragazze sono improponibili, il viso deve essere pulito quindi niente trucco e via i piercing, niente lacche per i capelli e smalti per unghie, niente cibi che non siano quelli “che passa il convento”, ovvero alimenti rigorosamente anni 60, compreso l’olio di fegato di merluzzo che bisogna ingollare tutte le sacre mattine … Ma nonostante ciò il Collegio ci prova, e da il via alle lezioni con un must del secolo scorso: il dettato (su Garibaldi!). A seguire il tema (altra prova scolastica purtroppo decaduta nell’oblio), la lettura delle carte geografiche, le tabelline, il calcolo mentale, i classici problemi, la visione di foto di personaggi storici che hanno fatto l’Unità d’Italia (l’Indovina Chi dei tempi che furono!), lo studio del corpo umano attraverso uno scheletro…

il collegio Tra punizioni per chi “la fa fuori dal vaso” e contentini per i meritevoli (una telefonata a casa che, come quella storia degli anni 80 di Massimo Lopez, allunga la vita!), questo pseudo docu-reality arranca tra il voler a tutti i costi raccontare gli anni 60, ma senza rinunciare alla colonna sonora acchiappa giovani di Generazione Boh di Fedez, insiste sull’importanza della disciplina (disciplina che oltretutto si applica solo ad alcuni soggetti perché altri, probabilmente più carismatici, o forse sarebbe meglio dire più televisivi di altri, fanno un po’ come vogliono, come ad esempio tenersi il famoso ciuffo che ad altri è stato impietosamente tagliato) ma poi fa vedere ai 2.132.000 spettatori a casa (8,28% di share) tutte le bravate dei partecipanti …

Il Collegio predica bene e razzola male dunque, si arrampica su uno specchio vecchio degli anni 60 per poi scivolare giù e sbattere il sedere sul pavimento del ventunesimo secolo … Insomma una specie di frittata fatta mescolando, senza alcun criterio, ed in tutta fretta, ingredienti antichi e moderni mentre Morandi canta al giradischi, Fedez starnazza in sottofondo, ed i bravi scolaretti provenienti dal futuro intonano l’Inno d’Italia, sperando che funga da richiamo per la macchina del tempo che li ha parcheggiati in sosta vietata!

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Claudia Pellegrini

Nasce a Sora nel lontano 1978. Cresce divorando libri di ogni genere e consumando penne su fogli di quaderno. Tra una storia e l’altra si diploma al Liceo Classico, e sceglie di lasciarsi alle spalle la Ciociaria ed i gatti per tentare la fortuna a Roma dove, nel corso degli anni, consegue prima una Laurea Magistrale in Lettere Moderne, e poi, più per noia ed abitudine che per amore dello studio, ritorna nei corridoi della Sapienza per conseguirne un’altra in Editoria e Scrittura. Lettrice seriale e maniacale (toglietele tutto ma non i suoi libri), “gattara” e pizzaiola, divoratrice di film horror e serie tv, nonostante sia ormai un reperto archeologico ancora non ha trovato la sua strada nel mondo. Forse è nascosta tra le pagine di un libro magari scritto proprio da lei.