Da Abercrombie? Solo clienti belli e ricchi

Recentemente la questione è tornata ad essere un argomento caldo, a causa delle dichiarazioni di Michael F. Jeffries, presidente e amministratore delegato della giovanile Abercrombie & Fitch. Jeffries ha infatti dato voce ai metodi discriminatori della propria casa di moda, che già da qualche tempo ha smesso di produrre taglie superiori alla 42 nella sezione femminile. I loro vestiti sono pensati per le persone fighe e attraenti, «cool and good – looking people», e con tanti amici. «A lot of people don’t belong [in our clothes], and they can’t belong. Are we exclusionary? Absolutely» (molte persone non entrano nei nostri vestiti e non possono entrarci. Siamo esclusivi? Assolutamente sì). I clienti devono essere cool, così come i commessi e i modelli dentro i negozi devono essere cool, dal momento che «non è consentito che i clienti Abercrombie vedano altre persone meno sexy indossare gli stessi indumenti da loro portati», come aveva dichiarato Jeffries nel 2006. D’altronde i belli attirano i belli. Ma la spassionata smania di sincerità da parte di Mike Jeffries non finisce qui. Il suo concetto di “cool” non colpisce solo l’aspetto fisico, ma anche la condizione sociale. «Preferisco bruciare i fondi di magazzino o la merce difettata, piuttosto che donarla ai bisognosi […] Non voglio che persone non cool siano viste in giro con il nostro marchio. Non vogliamo che il pubblico pensi che chiunque, anche le persone povere, possa permettersi di indossare i nostri abiti. Solo le persone di un certo status possono comprare da noi». In Italia Abercrombie ha solo due punti vendita, a Milano e a Venezia, negli Stati Uniti ce ne sono più di trecento. Fare dichiarazioni del genere in un paese con un alto tasso di obesità e di povertà è molto rischioso. Mentre le parole “persone di un certo status” riecheggiavano ancora nell’aria, la furia del web cominciava la sua campagna personale contro Jeffries e la sua casa di moda.

Tre, in particolare, sono state le risposte più incisive al pensiero Abercrombie. Su Change.org, associazione che permette a chiunque di proporre un’iniziativa per “cambiare le cose”, è subito apparsa una richiesta a raccogliere firme per costringere Mike Jeffries a scusarsi per le dichiarazioni offensive e affinché Abercrombie si convinca a produrre anche capi large ed extra large. L’istanza è stata promossa da un ragazzo di diciotto anni, Benjamin O’Keefe, che ha sofferto di anoressia. La campagna di Benjamin ha raccolto migliaia di firme, oltre che essere appoggiata dalla National Eating Disorders Association, associazione per la lotta ai disordini alimentari. Il secondo attacco a Jeffries è da parte di un giovane filmaker, Greg Karber, che ha pubblicato su Youtube il video “Fitch the homeless”. Contrario all’esclusività di Abercrombie, Greg ha recuperato i suoi capi nei negozi dell’usato per distribuirli ai senza tetto di Los Angeles. Ha dunque invitato tutti a condividere l’iniziativa e a fare una foto ai nuovi “clienti” Abercrombie da pubblicare su twitter con l’hashtag #fitchthehomeless. Il video ha avuto più di sette milioni di visualizzazioni. “Attractive & Fat” è invece la campagna della blogger Jes M. Baker. La ragazza, che già nel 2006 aveva inviato una lettera pubblica a Jeffries, ha riconfermato la sua idea di compatibilità tra l’essere attraente ed l’essere grasso ricreando un vero e proprio servizio fotografico nello stile “figo e seducente” di Abercrombie, ma con un messaggio opposto a quello della casa di moda.

Vane le scuse, se così si posso chiamare, dell’amministratore delegato: «A&F is an aspirational brand that, like most specialty apparel brands, targets its marketing at a particular segment of customers», A&F si rivolge ad un particolare tipo di clienti, differenziandosi dalle aziende in difficoltà che invece «cercano di mirare a tutti i clienti, senza distinzioni, giovani, vecchi, grassi, magri. E questo rende le loro linee insipide, senza personalità». Abercrombie sì che ce l’ha la personalità, ma, forse per salvarsi da questo duro colpo mediatico, ha anche dichiarato di essere contraria ad ogni atto di discriminazione e bullismo, «siamo fortemente impegnati nelle politiche che favoriscano la diversità e dell’inclusione», dice “l’altro” Jeffries.

 

Jes

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Cinzia Comandè

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