Trento si arrende al muro russo

Roberto Serniotti, ct di Trento, ha specificato a fine match: “Belgorod è una squadra di altissimo ivello ma non è imbattibile, in questa serata noi non siamo riusciti a contrastarla efficacemente per meriti degli atleti russi ma anche per demeriti nostri, soprattutto se consideriamo che non siamo mai riusciti a dare continuità al nostro servizio”.{ads1} Fatto sta che si è trattato di una  partita senza storia in cui la squadra di casa non ha mai concesso nulla agli ospiti. Ora per la Diatec la strada è tutta in salita, ma si può ancora credere nell’impresa  per l’appuntamento di giovedì 13 febbraio al PalaTrento per la gara di ritorno che permetterà ad una delle due formazioni di conquistare l’accesso alle Final Four di Ankara. Gli azzurri hanno un’attenuante data dall’ assenza allo Sports Palace Cosmos del martello, Tsvetan Sokolov, fermato dai problemi ad un polpaccio. Al suo posto ha giocato Szabò che ha lasciato libera la psizione per  Suxho. Confermati Lanza e Ferreira, il solito Birarelli e Solé al centro con Colaci libero. La formazione di Belgorod con il suo regista Travica, Tetyukhin e Panteleymonenko a banda, Muserskiy e Bogomolov al centro, Bragin libero e  Grozer opposto, nel rispetto dei pronostici ha dimostrato di essere più solida e concreta di quella di Trento. Un inizio equilibrato, ma appena i padroni di casa hanno avuto la possibilità di allungare non si sono più presentate occasioni di rimonta.

Nel secondo set, i russi, trainati dalla foga a muro di Muserskiy hanno dettato i tempi di gioco. Nell’ultimo set i ragazzi della Trentino Diatec, dopo un avvio deciso a seguito di un time out tecnico, hanno prematuramente abbassato le armi e ceduto davanti alla inviolabile strapotere russo casalingo. Le statistiche dicono questo: delle due precedenti partite disputate a Mosca nel 2010 e nel 2013, Trento aveva perso entrambe le battaglie e adesso può solo cercare il riscatto in casa.  

 

 

Vuoi commentare l'articolo?

Daniela Lazzari

Giornalista per sport’ nel senso letterale, ma anche metaforico del termine… Da diversi anni si aggira nei meandri della redazione per infastidire colleghi e mettere a disagio i lettori. Ci sta riuscendo alla grande. Questo la spinge a proseguire e a perseverare con devozione nel suo lavoro. Interessi? Tanti. Se fai molte cose, si sa, finisci per farne bene poche. Forse blaterare on line di sport e tutto il resto è una di quelle poche. Difetti? Troppi. Pregi? Non troppi. Diceva il buon vecchio Einstein : “Ci sono due modi di vivere la vita. Uno è pensare che niente è un miracolo. L'altro è pensare che ogni cosa è un miracolo”. Il fatto che stiate ancora leggendo queste righe ha un ‘non so che’ di miracoloso…

0 Commentsprova

No comments!

There are no comments yet, but you can be first to comment this article.

Leave reply

Only registered users can comment.

-->