Riparte dall’Irlanda l’avventura rosa

Grande attesa per l’edizione numero 98 del Giro d’Italia che quest’anno prenderà eccezionalmente il via venerdì 9 maggio dall’Irlanda del Nord, dove rimarrà per tre giorni prima di rientrare nello stivale, per chiudersi dopo 21 tappe il 1 giugno a Trieste.

Assenti Froome, Contador e Nibali che se la daranno di santa ragione nella grand boucle, tra le 22 squadre e i 198 corridori iscritti al via due i favoriti d’obbligo del pronostico: Nairo Quintana colombiano della Movistar e JoaquimPuritoRodirguez spagnolo del Team Katusha entrambi sul podio nello scorso Tour de France e altrettanto desiderosi di imporsi per la prima volta in una delle tre grandi corse a tappe, a cui vanno doverosamente aggiunti Rigoberto Uran e Cadel Evans anche loro sul podio della scorsa edizione della corsa rosa, e solo per onor di firma i nostri Scarponi, Basso e Cunego che però non sembrano competitivi per la classifica finale vista la durezza del tracciato. Diversi gli arrivi in salita nei 3.449,9 km del percorso, che omaggia Marco Pantani a dieci anni dalla sua scomparsa dedicandogli l’8 tappa (Foligno-MonteCopiolo) e la 14 tappa (Aglie-Oropa), con l’arrivo in salita in cui il pirata lasciò nel suo magico e maledetto 1999 un’impronta nella storia di questo sport.

Partenza suggestiva in notturna con una cronometro a squadre di 21,7 km per le strade di Belfast tra curve e saliscendi e secondi preziosi che potrebbero volare tra i big, e le successive due tappe Belfast- Belfast 218 km e Armagh-Dublino 187 km riservate ai velocisti, quest’anno orfani del cannibale Cavendish. Giornata di riposo e trasferimento in Italia con la tappa più breve del giro, la Giovinazzo-Bari di 112 km senza alcuna difficoltà altimetrica, e secondo arrivo pugliese con la Taranto-Viggiano di 203 km tra le dolci colline delle Murge e un circuito finale da ripetere due volte. Sesta tappa di trasferimento da Sassano a Montecassino di 247 km con l’ascesa finale verso Montecassino (8 km al 5%) che potrebbe prestare il fianco a qualche scatto nel finale, mentre la prima settimana si chiuderà con la Frosinone-Foligno di 211 km e percorso ideale per una fuga da lontano con l’unica lieve asperità (il Valico della Somma) a oltre 40 km dall’arrivo. Si comincia a fare sul serio con la FolignoMontecopiolo che di sicuro muoverà gli appetiti degli uomini di classifica con i suoi 174 km impegnativi e tre gpm posti verso l’arrivo: il Cippo di Carpegna dove si allenava il pirata di prima categoria, il Villaggio del Lago di seconda categoria e l’arrivo a Montecopiolo (6,4 km con punte al 13%) sui 1.235 metri dell’Eremo Madonna del Faggio, anche questo di prima categoria. Impegnativa anche la nonna tappa da Lugo a Sestola con 174 km di saliscendi e l’arrivo in salita ai 1.528 metri di Passo del Lupo, un gpm di seconda categoria di oltre 20 km con alcuni tratti che oscillano tra l’8% e il 13%. Dopo le due fatiche appenniniche un meritato giorno di riposo (lunedì 19) e una tappa per velocisti da Modena a Salsomaggiore, 184 km che faranno riposare i big scatenando la bagarre tra gli sprinters, tra i quali segnaliamo come uomo da battere Marcel Kittel della Giant Shimano già in grado di battere Cavendish al Tour dello scorso anno,contro cui se la vedranno il sempreverde Alessandro Petacchi , Elia Viviani fresco vincitore di una tappa al Romandia e l’outsider francese Nacer Bouhanni fenomeno in patria e atteso anche all’estero a sgomitare negli ultimi duecento metri.

Si vira verso la Liguria con la Collecchio-Savona la tappa più lunga del giro con i suoi 249 km ondulati, ma senza particolari difficoltà altimetriche con due gpm di seconda categoria lontani dal traguardo, per poi immergersi nelle meravigliose colline piemontesi dove si fà da anni la storia del vino: la cronometro individuale che da Barbaresco arriverà a Barolo con i suoi 46,4 km circondati da vigneti sarà di sicuro uno spot alle bellezze disseminate nel Belpaese, ma anche una trappola insidiosa per gli scalatori che rischiano di perdere minuti preziosi nella generale. Ultimo attimo di respiro nella Fossano-Rivarolo, 158 km alla scoperta del Canavese e arrivo in volata salvo eventuali fughe di giornata, ma con la quattordicesima tappa che da Agliè si inerpicherà fino ad Oropa inizia la tremenda ultima settimana in cui si decideranno i giochi. Nei 162 km previsti tre gpm (la Serra, Alpe Noveis e Belmonte), più l’ascesa finale ai 1.174 ai piedi del Santuario dopo 11,8 km con una pendenza media del 6% e tratti che sfiorano il 13%, ma il bello deve ancora venire a cominciare dalla successiva Valdengo-Plan di Montecampione di 217 km con l’arrivo in salita dopo i durissimi 18,6 km finali con pendenze tra il 7,8% e il 12%. Ultimo giorno di strameritato riposo (lunedì 26) e si riparte con i 139 km che da Ponte di Legno arriveranno a Val Martello, tappa da brividi con i mitici Gavia (16 km all’8%), Stelvio (21,7 km al 7,2) e l’arrivo in salita in quota a 2.059 metri dopo 22 km al 6,4% con punte nel finale al 14%.

Penultimo momento di gloria per i cacciatori di tappa nei 204 km della Sarnonico-Vittorio Veneto, mentre i big tireranno il fiato prima delle ultime tre durissime fatiche alpine: si inizia con la Belluno-Rif. Panarotta, con un arrivo inedito in salita in Valsugana, dopo aver scalato il passo del Pellegrino e il Redebus, a quota 1.760 metri con 15,6 km tra l’8% e il 14%, e la cronoscalata da Bassano del Grappa alla Cima Grappa, 26,8km di cui gli ultimi 19 tutti in salita con punte massime al 14%. Per chiudere in bellezza la ventesima e decisiva tappa quella che deciderà le sorti di questo giro mette davvero i brividi: la Maniago-Monte Zoncolan con i suoi 167 km è uno di quegli arrivi che gli appassionati aspettano e che farà la storia di questo giro con i suoi tre gpm (Passo del Pura e Sella Razzo) e il micidiale arrivo tra la folla sui 1.730 metri dello Zoncolan con una pendenza media dell’ 11,90% e punte massime al 22%. Solo al traguardo sapremo ufficialmente chi è il vincitore della corsa rosa e l’insolita passerella a Trieste gli renderà il doveroso omaggio dopo tre settimane di dura battaglia e un percorso, mai come quest’anno, adatto ai veri scalatori come il Pirata che ci guarda da lassù.

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Fabio Bandiera

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