Psicodramma Inter, addio Europa

 È l’assurda notte di Milano, in cui escono fuori, ancora una volta, tutte le miserie di una squadra che tre anni fa era stata capace di conquistare il mondo. Sembra passata un’eternità, eppure il Bayern è ancora lì. Che cosa è andato storto? Tutto, e scaricare le colpe su un allenatore giovane, inesperto e – forse – un po’ presuntuoso non è la soluzione. Così come non lo è maledire la catena d’infortuni che ha decimato la rosa. Semmai anche lassù, nelle stanze dei bottoni, qualcuno dovrà fare mea culpa, principalmente per non aver saputo costruire uno straccio di progetto. Come se non bastasse, poi, per l’Inter ci si mette anche la sfortuna (se così vogliamo chiamarla), come quando Alvarez scivola mentre calcia il rigore del possibile 2-2 o quando Marchetti devia sul palo un tiro sottomisura di Cambiasso. E se poi sbaglia anche Handanovic, la frittata è fatta. D’altronde è in partite così che il calcio cinico dei biancocelesti va a nozze: la prodezza balistica di Onazi del 3-1 finale è tanto bella quanto spietata.

La lotta per l’Europa è ormai l’unica vera attrattiva di un campionato già finito da un pezzo (la Juve ha vinto anche a Bergamo, 1-0). Con la vittoria del Napoli a Bologna (3-0: i rossoblù sono già in vacanza), resta ancora in ballo un posto Champions. Se lo giocheranno Milan e Fiorentina, anche se i rossoneri – specie dopo la sciagura arbitrale di Fiorentina-Roma – con 4 punti di vantaggio sembrano avere quasi archiviato con successo la pratica. A ribadirlo il 4-0 rifilato all’ormai esausto Pescara. La viola comunque non molla e con l’1-0 strappato a Siena continua a sperare in un passo falso di Balotelli e compagni. Vivo anche il discorso Europa League: l’Udinese (3-2 a Palermo) ha 2 punti di vantaggio su Lazio e Roma, che irraggiungibili dall’Inter si contenderanno il terzo posto Uefa con la finale della Coppa Italia, in quello che sarà il derby più importante degli ultimi anni.

Ormai definito anche lo scenario retrocessioni. Torino e Genoa si feriscono ma non si uccidono con un pareggio a reti bianche che porta i rossoblù a quota 36. Seguono Palermo a 32 e Siena a 30, ancora comunque non condannate dalla matematica. L’amarezza dopo-partita di Miccoli, però, è quella di chi sa che la stagione è stata gettata alle ortiche, incredibilmente, per gli errori dei calciatori e per le bizze di un presidente sanguigno e impulsivo: “Quest’anno a Palermo è successo di tutto, dall’esonero di Sannino alle mie espulsioni dalla panchina, le sviste arbitrali, i nostri errori. Zamparini ha capito di aver sbagliato quando ha mandato via Sannino. Questa stagione è nata storta, è finita storta. Non è definitivo? Beh, quando vedi partite dove non ci sono tiri in porta…”. Errori che si pagano a caro prezzo.

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Mauro Del Prete

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