Hirscher, terzo sigillo

Nella gara delle finali ha stravinto imponendo distacchi severi alle avversarie dimostrando ancora una volta di essere in grado di primeggiare su tutte le nevi, su tutti i tracciati e su tutti i pendii. La statunitense che ha appena compiuto diciannove anni, campionessa olimpica e del mondo, vince la sua seconda coppa di slalom consecutiva e proprio non si vede all’orizzonte chi la possa fermare, considerando che ormai anche la Schild ha alzato bandiera bianca. La classifica finale vede la Shiffrin a quota 638 punti seguita dalla svedese Hansdotter a 488, terza la veterana austriaca Shild a 385. {ads1}In gigante invece c’è stata lotta fino all’ultima discesa della seconda manche della gara delle finali: il testa a testa era tra la Fenninger e la Lindell-Vikarby che a Lenzerheide si era presentata con un piccolo margine di vantaggio sull’inseguitrice, vantaggio che evapora proprio alle finali al cospetto della Fenninger di fine stagione che è stata travolgente. Così l’austriaca si aggiudica anche la coppeta di specialità, oltre a quella generale, grazie a quattro vittorie nelle ultime quattro gare ammutendo un po’ di gente soprattutto in patria che non la considerava una “vincente”. La Fenninger alla fine raggranella 518 punti con cui scavalca la Lindell-Vikarby ferma a 492, altra svedese poi al terzo posto occupato dalla Pietilae-Holmner a 339. Chiudono bene le azzurre con Brignone nona e Fanchini undicesima. Ieri poi è stato il triste giorno dell’addio all’attività agonistica di Denise Karbon, una delle tre donne italiane in grado di vincere una coppa di specialità (con Compagnoni e Kostner), quella di gigante nel 2008. Nel massimo circuito ha ottenuto sei vittorie e sedici podi e conquistato due medaglie iridate: l’argento a St. Moritz nel 2003 e il bronzo ad Are nel 2007. L’italiana più vincente dell’ultimo decennio ha salutato il circo bianco ed i tifosi scendendo la sua ultima manche di gigante con indosso un tipico vestito tirolese e potrà finalmente dare un po’ di tregua ad un corpo martoriato dagli infortuni. Ciò che ci consola è la consapevolezza che a seguirne le orme, anche grazie a lei, ci sono delle giovani che si fanno valere, cosa che per esempio non ancora vediamo in slalom.

 

Al maschile è stato Marcel Hirscher il trionfatore del fine settimana con la conquista della coppa di specialità di slalom in un testa a testa al centesimo di secondo con l’altro fenomeno, il tedesco Neureuther. Alla fine l’austriaco la spunta per quindici punti (565-550) mentre sul terzo gradino del podio c’è il giovane norvegese Kristoffersen (quota 454) che è cresciuto in maniera esponenziale durante questa stagione ed è con Hirscher il futuro della disciplina. Bene poi i nostri Thaler, quarto con 351 punti, Moelgg decimo e Gross tredicesimo. Razzoli si salva col ventottesimo posto mentre Deville esce dai trenta e per lui l’inizio dell’anno prossimo sarà un pelino più duro. Quella azzurra due stagioni fa sembrava la squadra più forte sulla piazza con questi cinque che finivano tutti sul podio. Ora la situazione è delicata perchè l’età avanza e solo Gross è un under trenta, quindi ci potremmo trovare nei prossimi anni di fronte a prestazioni altalenanti di atleti comunque forti ai massimi livelli che però non potranno essere competitivi per la coppa di specialità. Vedremo. In slalom gigante è toccato a Ligety, dopo Svindal, compiere un’impresa: lo statunitense alza al cielo la sua quinta coppa di gigante, una enormità, superando Von Guenigen ed Alberto Tomba e avendo su di se il solo irragiungibile Stenmark. Ma veniamo a Marcel Hirscher che ha portato in Austria la terza Coppa del Mondo consecutiva: non si ripeteva dalle prime edizioni. Infatti nei primi quindici anni di esistenza del circuito le triplette furono quella dell’italiano Thoeni (’71-’73), dello svedese Stenmark (’76-’78) e dello statunitense Mahre (’81-’83), poi nulla più fino alla nuova impresa dell’austriaco datata 2012-2014. Il Wunderteam fa così un colpaccio vero quest’anno con entrambe le sfere di cristallo che volano verso Vienna, non succedeva dal 2000, entrambe vinte con atleti ancora giovani soprattutto in relazione a quanto già fatto in carriera. Beati loro.

 

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Francesco Corrado

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