Le serate ad Assisi, l’idolo Dybala e la sveglia alle 6: nel mondo di Han Kwang Song

Tutto nel giro di un mese o poco più. Può essere riassunta così la storia di Han Kwang Song, attaccante nordcoreano del Cagliari. Un’avventura tra le fila rossoblu nata solamente a fine febbraio, quando da un’academy in provincia di Perugia, Han Kwang Song è stato portato in Sardegna. Da lì in poi l’escalation. Ad Asseminello in una settimana ha lasciato compagni come Borriello, Sau e Bruno Alves a bocca aperta: prima partitella con i grandi e primo gol, sotto l’incrocio dei pali. Tecnica, forza, visione di gioco e il trio Capozucca, Giulini e Rastelli subito convinti: “Prendiamolo”.  Poi c’è stato l’esordio con gol al torneo di Viareggio, con una rete in sforbiciata. Troppo bravo per la Primavera, va portato su. A inizio aprile l’esordio in prima squadra: primo nordocoreano a giocare in un campionato professionistico italiano. Domenica il primo gol. Tutto bello, tutto più simile a una favola che alla realtà. Per adesso Cagliari se lo gode. Quel che verrà si vedrà, ma la stoffa c’è e anche quella fame di arrivare ad alti livelli, difficile da trovare in molti altri ragazzi della sua età.

Ma chi è Han Kwang Song? Attaccante esterno. Ha una grande forza nelle gambe per un ragazzo della sua età. Decisamente superiore alla media dei classe ‘98. Grande rapidità e tecnica individuale ed è molto intelligente calcisticamente parlando. Si muove con un’agilità e una rapidità d’esecuzione notevoli, calcia con entrambi i piedi. Il suo idolo è Dybala, ma dato che sta giocando a Cagliari si potrebbe paragonare a Marco Sau. E anche solo ipotizzare una carriera come il “Pattolino” sardo sarebbe già un grande traguardo per un ragazzo venuto dal nulla, soprattutto per un paese come la Corea del Nord. Un’idea, quella di portarlo dall’altra parte del “suo” mondo, nata attraverso un visto di studio, facendolo rientrare in un programma accademico-sportivo. Un ingresso nel calcio che conta che ha subito messo in mostra le grandissime qualità del ragazzo. Già nel 2014 lo voleva il Liverpool che lo aveva visto nelle coppe asiatiche, ma tantissime società europee avevano chiesto informazioni. Alla fine l’ha spuntata il Cagliari, portandolo in Sardegna e facendolo subito esordire con i grandi. Una fiducia già ripagata con i gol.

Pesce fuor d’acqua? Assolutamente no. Una vita, quella passata in Umbria, molto studentesca e occidentalizzata. Scuola, studio e tanto italiano, fin dai primi mesi. A Perugia raccontano avesse un’abitudine molto particolare: quella di alzarsi alle sei del mattino e fare esercizi di stretching fino alle sette, sette e mezzo, ora in cui faceva colazione. Poi al pomeriggio campo e allenamenti. Cena in convitto e poi a dormire. Uno studente-atleta modello, così lo descrivono. Con molte passioni. Ai tempi spesso andava in giro per Assisi con gli amici. Ma poi tanto calcio, alla fine la passione che lo ha fatto venire in Italia. Giocato e guardato, con la Liga e la Serie A in cima alle sue preferenze. Cibi? Ormai le abitudini italiane hanno preso il sopravvento, ma il legame con la sua terra rimane e la cucina orientale è sempre presente nel suo menù. Capitano della Nazionale giovanile e esempio per molti ragazzi nordocoreani. Bravo in campo, modello per i più giovani, ma soprattutto un talento che a Cagliari non vedevano da tanto tempo.

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Marco Juric

si avvicina al calcio giocato, e alla Roma, grazie alla chioma fluente di Giovanni Cervone. Non contento, pur rimanendo folgorato dalla prima autobiografia di Roy Keane, non si innamora del Manchester United, ma del Nottingham Forest. Dopo i primi trent’anni di osservazione partecipante, ha quindi deciso di passare gli altri trenta che gli rimangono a scriverne.