Giro d’Italia, Jungels in Rosa al giro di boa

Giro di boa di uno scoppiettante Giro d’Italia dopo la partenza olandese, il rientro in sud Italia e le prime salite appenniniche, tutte condite da un bagno di folla che solo questa kermesse itinerante riesce a regalare. In maglia rosa il sorprendente lussemburghese Bob Jungels – leader anche della maglia bianca – della Etixx Quick Step che, grazie allo strepitoso e commovente lavoro del suo compagno di squadra Gianluca Brambilla sulla salita finale della tappa con arrivo a Sestola, è riuscito a prendere la leadership e a consolidarla nel convulso finale di Asolo. Qui ha contrattaccato nel finale per riprendere Amador (secondo nella generale a 24’’ ) guadagnando una manciata di secondi contro i suoi diretti inseguitori: Valverde e Kruijswijk terzi a 1’07” e Nibali quinto a 1’09”.

Costretti al ritiro, invece, il capitano basco del Team Sky, Mikel Landa, a causa di una gastroenterite che lo ha fermato nella tappa di Sestola dopo 66 chilometri, privando il Giro di uno dei probabili protagonisti della terza settimana, mentre nella tappa successiva, quella che da Modena portava ad Asolo, ha dato forfait un altro attore principale di questa prima settimana: l’olandese e prima maglia rosa Toni Dumoulin della Giant Alpecin, in crisi nelle salite appenniniche dopo lo splendido exploit di Roccaraso. Scorrendo la classifica i big sono tutti lì davanti. A cominciare dallo squalo di Messina, Vincenzo Nibali, in crescendo di condizione dopo la defaillance di Roccaraso, per proseguire con gli scalatori Zakarin, Majka e Chavez a ridosso dei primi. Mentre Pozzovivo e Uran sono leggermente più attardati, complici la pessima crono del Chianti e la caduta nella tappa di Asolo, ma ancora in lizza per un posto d’onore su uno dei gradini di un podio apertissimo a qualsiasi scenario viste le tante salite a disposizione. Riavvolgendo il nastro da Apeldoorn, è Marcel Kittel il re assoluto delle due volate in terra d’Olanda: due sprint imperiosi e inequivocabili. Mentre al rientro in Italia, è l’attuale maglia rossa Andrè Greipel della Lotto Soudal il dominatore delle volate di Benevento e Foligno, gestite da vero campione con i nostri Nizzolo e Modolo impotenti negli ultimi 200 metri. Comunque c’è anche tanta Italia in queste pagine iniziali della Corsa Rosa grazie alle due imprese da grande finisseur di Diego Ulissi – decimo a 2’47” – nel nervoso finale di Praja a Mare e nello strappo di Asolo, quella di Giulio Ciccone a Sestola che, a soli ventuno anni, è riuscito a beffare Cunego (che veste la maglia blu di miglior scalatore) e il suo compagno Pirazzi in discesa per involarsi tutto solo verso la gloria, e quella che più di ogni altra resterà impressa nella storia di questo Giro: il trionfo solitario di Gianluca Brambilla nella tappa con arrivo ad Arezzo; un’azione partita da lontano e conclusa con l’attacco sullo strappo nello sterrato di Poti che ha regalato al ventottenne milanese della Etixx la gioia di vestire per la prima volta la maglia rosa.

Queste le pagine scritte fino ad ora ma il Giro vero deve ancora iniziare. Infatti, dopo un succoso antipasto condito da tappe vallonate, frutto di un percorso mai scontato con diversi traguardi trappola, è ora di scalare le vette alpine e il menù in tal senso è abbondante e corposo. Si comincia con la Palmanova-Cividale del Friuli con 4 gpm e le insidie nel finale della Cima Porzius e Valle, entrambe impegnative con discese strette e tecniche, prima dell’arrivo in falsopiano in Friuli. Il giorno successivo il tappone dolomitico per eccellenza di 210 km con arrivo a Corvara Alta Badia che prevede in sequenza, il Pordoi, il Passo Sella e il Gardena, per chiudere, dopo un primo passaggio sull’arrivo con Campolongo, Giau e il Passo Valparola. Tappa durissima che di sicuro ci darà indicazioni più precise nella generale, ma non finisce qui. Il giorno successivo la cronoscalata da Castelrotto all’Alpe di Siusi con 10,8 km con pendenza media all’8,3% che metterà a dura prova le capacità dei cronoman in salita e in cui l’acido lattico delle due giornate precedenti, di sicuro, si farà sentire. Dopo l’ultimo giorno di riposo si riprende con la Bressanone-Andalo: tappa breve con soli 132 km ma ricca di insidie come il Passo della Mendola e la Salita della Paganella prima dell’arrivo nervoso in saliscendi verso Andalo con gli ultimi due km in falsopiano.

Dopo la tappa di trasferimento da Molveno a Cassano d’Adda (196km), dove i velocisti superstiti potranno giocarsi le loro carte residue, il Giro approda in Piemonte per il gran finale a partire dalla diciottesima tappa, da Muggiò a Pinerolo (244km), antipasto dei tapponi successivi, con un’unica salita, quella di Pramartino (4,6 km al 10% di pendenza media) prima della picchiata verso un arrivo adatto ad attaccanti di giornata. La Pinerolo-Risoul di 162km prevede il passaggio sul Colle dell’Agnello, la Cima Coppi di quest’anno con i suoi 2.744 metri, posto ai 50km dall’arrivo e l’erta finale verso Risoul, 13km al 7% medio diviso in 15 tornanti. La penultima tappa alpina da Guillestre a Sant’Anna di Vinadio di 134km sancirà il vincitore dell’edizione numero 99 della Corsa Rosa: fuochi d’artificio fin dall’inizio con 4.100 metri di dislivello e 4 gpm intervallati da tre discese senza un metro di pianura. Si scalano il Col de Vars, il Col de la Bonette, il Colle della Lombarda e gli ultimi 2,3 km verso il Santuario con rampe tra il 9% e l’11%. Una tappa pirotecnica dal sapore epico che di sicuro si risolverà in un bagno di folla, prima dell’arrivo trionfale a Torino che incoronerà la nuova maglia rosa. Non ci resta che metterci comodi e goderci questo caleidoscopio di emozioni facendoci cullare dalla braccia di mamma Rai.

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Fabio Bandiera