Gerarchie tennistiche in discussione?

Iniziamo dalla fine, cioè da Djokovic, che ha chiuso la sua partita dopo la mezzanotte locale. Il serbo aveva faticato già con Hanescu per poi essere portato al terzo dal frequentatore di challenger Alejandro Gonzales. Opposto ad un Cilic in fiducia, ha disputato un raccapricciante primo set, costellandolo di dodici gratuiti e perdendolo 6-1. Poi ha ritrovato sicurezza sul suo rovescio, da quella diagonale ha iniziato a minare le difese del croato ed ha ribaltato la gara. Sugli spalti era presente Vajda, allenatore di Nole fino alla recente scelta di disimpegno per questioni familiari. Se Djokovic si è salvato, non altrettanto è capitato a Murray. Già vicino alla sconfitta con Vesely, nulla ha potuto contro Milos Raonic. Perso il primo set, il canadese ha giocato un gran game di risposta sul 6-5, chiudendo a suo favore il secondo. Nella frazione decisiva, lo scozzese ha conquistato il break al terzo gioco, complici tre errori di dritto dell’avversario, ma poi si è come liquefatto perdendo cinque giochi consecutivi ed infine il match, 6-3. Piatti sta spingendo Raonic a prendere maggiormente l’iniziativa e con buon successo. Quanto a Murray, la ricerca della miglior forma pare essere un processo ancora lungo, dopo l’intervento alla schiena di settembre. In California non ha mai entusiasmato, neanche in passato, vedremo a Miami, dove difende il titolo, ma la sensazione è che per vederlo ai massimi livelli bisognerà attendere Wimbledon. {ads1} Stasera nei quarti Raonic se la vedrà con Dolgopolov, che dopo Nadal, ieri ha battuto Fognini, confermandosi giocatore insuperabile per il ligure: quattro incontri giocati, otto set a zero vinti. Fabio ha perso la battuta già sullo 0-1 complice un’ingenuità (non ha chiamato hawk eye sul 40-15 dopo che una sua palla aveva toccato chiaramente la riga) ed il set di apertura è scivolato via. Il secondo ha vissuto nel settimo gioco il momento decisivo, allorquando l’azzurro ha conquistato e mancato le uniche tre palle break della giornata. Il servizio lo ha tradito nell’ultimo game, tre doppi falli prima che l’ucraino chiudesse il discorso con un passante. E’ confortante per chi ama il gioco vedere Dolgopolov così centrato: le sue traiettorie sempre diverse, i suoi cambi di ritmo che ricordano quelli di “Gattone” Mecir, i suoi colpi imprevedibili sono davvero uno spettacolo per chi assiste.
Da un artista di seconda schiera al vero Genio della racchetta. Federer ha saputo alzare contro Haas il proprio livello di gioco, non lo abbiamo visto esitante al momento di chiudere come con Mathieu e Tursunov. La partita fra i due veterani ha vissuto di tre break di fila nella fase centrale del primo set. Conquistato quello decisivo, lo svizzero non ha più concesso niente al servizio e sul 2-2 secondo parziale ha strappato nuovamente la battuta tedesco con un’accelerazione di dritto. Federer molto proiettato a rete, 15 punti su 19 discese non sono pochi per un match breve. Ora troverà Anderson, che ha sorprendentemente eliminato Wawrinka.

Ai quarti anche Isner, sempre a suo agio su questi campi, Benneteau, giunto al miglior risultato eguagliato in un 1000 e Gulbis, alla ricerca di un exploit che sostenga il suo indubbio talento.
Piuttosto opaco il torneo femminile, Serena attende Miami dove non ci sarà la Azarenka, condizionata dai problemi al piede. Come a Melborne, Li Na sembra essere la più autorevole candidata al titolo, mentre Flavia Pennetta si gioca stasera l’accesso alle semifinali in un incontro alla pari con la giovane Stephens.

 

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michele sarno

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