E dopo 50 anni arriva Peter Fill

E’ fatta! E’ successo di tutto durante questa stagione, in particolar modo in quel di Kitzbuehel, in occasione della libera sulla Streif, ma alla fine l’azzurro Peter Fill riesce, per la prima volta nella storia dello sci azzurro al maschile, a portare in Italia la coppa del mondo di discesa libera. Ed è quasi simbolica questa vittoria arrivata nella stagione in cui il trofeo compie il suo cinquantesimo compleanno. Nemmeno all’epoca della valanga azzurra nei gloriosi anni settanta, quando gli italani riuscivano a piazzare atleti in massa nelle prime dieci posizioni nelle gare del massimo circuito, nemmeno allora siamo riusciti a mettere le mani sulla sfera di cristallo che premia lo sciatore più veloce nella disciplina più veloce.

E’ allora il caso di rinfrescare la memoria storica visto che il successo di Fill non deve nascondere i problemi e le incertezze in cui si muove lo sci alpino italico. Con Gustav Thoeni (nel ’73 e nel’74), Albero Tomba (nell’88, ’92, ’94, ’95, giù il cappello please), Giorgio Rocca (2006) e Manfred Moelgg (2008) abbiamo mantenuto sempre un livello alto in slalom speciale conquistando 8 coppe di disciplina e l’abbiamo fatto anche in tempi relativamente recenti. In slalom gigante la compagnia è la stessa ed il numero di titoli è identico ma viene a mancare una generazione, anzi due: ancora Gustav Thoeni vince tre coppe di gigante nel ’70-’71-’72 e il suo avversario e compagno di squadra Piero Gros la conquista nel ’74, poi un un’attesa spezzata da Tomba che cala il suo secondo poker (’88-’91-’92-’95 mica vi siete rimessi il cappello in testa?): da allora è iniziato il secondo digiuno che in questa specialità è oramai ventennale.

Nelle discipline veloci anche se la sfiga pure ha fatto la sua parte è stato impossibile riuscire a scavalcare in bravura gli avversari transalpini, nordamericani o norvegesi e solo una volta, nel 1995, Peter Runggaldier è riuscito a portare in Italia una coppa di super G. Dopo ventun anni un altro Peter, anche lui sudtirolese, che di cognome però fa Fill ci regala l’unico trofeo che mancava al palmaresse azzurro.
Certo ad onor del vero va detto che il più forte discesista attualmente in circolazione è il norvegese Svindal che si è infortunato a Kitz, quindi a metà gennaio e l’azzurro ci ha messo mezza stagione a superarlo: però Fill ci è riuscito gli altri no. Punto. Del resto con quello che sta succedendo nel settore femminile in cui la Gut vincerà addirittura il coppone, solo ed esclusivamente grazie all’infortunio della Vonn, noi ci teniamo stretti e contenti un trofeo che l’Italia non solo meritava da tempo ma che di fatto ha strameritato quest’anno.
Grazie Peter.

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Francesco Corrado