Dimitrov al tavolo dei grandi

Grigor Dimitrov vince il Masters superando alla distanza Goffin. È stata un’edizione ricca di partite intense ma dai contenuti tecnici modesti. Clamorosa l’eliminazione di Federer, delude Zverev, Nadal infortunato. È morto un campione del passato.

Sta arrivando anche lui. Ha impiegato più tempo del previsto, ma in questo 2017 Grigor Dimitrov si sta insediando fra i protagonisti del circuito. Ha iniziato a gennaio in Australia, con la splendida semifinale perduta con Nadal. Pur fra i consueti alti e bassi, ha proseguito a Cincinnati con il primo Mille e ha concluso con l’alloro più grande della carriera, il Masters a Londra. Ci si attendeva di più e molto prima: da quando nel 2008 ha vinto Wimbledon e gli US Open jr con uno stile che tanto ricordava quello di Federer; i paragoni con lo svizzero si sono sprecati, la vittoria su Berdych e la partita con Nadal a Rotterdam dell’anno seguente parevano il preludio a una carriera favolosa.

Sappiamo che non è stato così. Durante l’estate dell’anno scorso, Dimitrov ha toccato il punto più basso: 40° in classifica, in piena confusione fra cambi di allenatori, ormai più famoso come ex fidanzato di Sharapova. È stato l’ultimo coach Vallverdu a restituirgli un certo ordine tattico dandogli un metodo di lavoro che gli ha consentito di acquisire solidità. Il nuovo Dimitrov è un tantino meno brillante di quello degli esordi ma il talento e la varietà di colpi gli permettono le più diverse soluzioni e nel contempo il fisico lo sostiene quando i ritmi si alzano.

Ha vinto questo Masters da imbattuto offrendo a tratti un livello di tennis apprezzabile, anche se è stato favorito dalle assenze di tanti grandi, dall’infortunio di Nadal e dall’imprevedibile sconfitta di Federer. Ha iniziato con il 7-5 al terzo su Thiem, partita diseguale nella quale il bulgaro si è conquistato il break apparentemente decisivo con una volée stupenda, ha ceduto il servizio e se lo è ripreso. Ha poi schiacciato 6-0 6-2 Goffin offrendo la migliore prova dell’anno e mai avrebbe pensato di ritrovare il belga. Contro il sorprendente Sock – autore dell’eliminazione di Zverev – Dimitrov è partito alla grande, 3-0 palla del 4-0, per poi avere uno dei suoi blackout e cedere il parziale. Ha dominato il secondo, ottenuto sul 4-3 al terzo il break con il dritto e chiuso 6-3 al quinto match point annullando due pericolose palle del controbreak.

Da venerdì Goffin sarà impegnato nella finale di Coppa Davis. Questo Masters sembrava per lui un premio alla sua stagione. All’esordio ha avuto la fortuna di trovare un Nadal condizionato dal problema al ginocchio, ha sciupato numerose occasioni per chiudere ma alla fine ce l’ha fatta e aver trovato nel match qualificazione un Thiem in totale crisi fuori dalla terra rossa lo ha aiutato ad andare avanti. Quando Federer, pur sprecando e non entusiasmando, ha chiuso 6-2 il set della sua semifinale con Goffin, nessuno si sarebbe immaginato l’epilogo cui invece gli attoniti spettatori hanno assistito. Abbandonato dai due fondamentali, specialmente dal dritto, lo svizzero è sembrato accusare tutto il peso dell’età. Il belga aveva vinto solo due set in sei incontri con l’idolo di sempre, un mese fa era stato travolto a Basilea. Stavolta si è espresso al meglio, muovendosi velocemente e accelerando alla bisogna. Ha difeso il servizio con poche difficoltà e a differenza del pur infortunato Nadal, Federer non è mai riuscito a mettergli pressione.

La finale è stata interessante, combattuta, anche gradevole a tratti. Goffin ha quasi sempre condotto il gioco e rischiato di più, ha sbagliato molto ma sempre in conseguenza di una precisa scelta tattica. Dimitrov ha avuto avvio shock con il servizio, si è trovato 2-4, ma due errori del suo avversario lo hanno riportato in parità. Il 12° game del parziale è durato 10′: il bulgaro si è procurato e ha mancato 4 set point, al quinto finalmente Goffin lo ha aiutato con un dritto finito a metà rete. L’inerzia era cambiata e sul 2-3 30-40 un rovescio del belga chiamato out sembrava il preludio a una rapida conclusione. Lahyani chiamava un overrule, occhio di falco confermava e da lì Dimitrov andava nel pallone, consentendo a un coraggioso Goffin di infilare una sequela di punti, difendere il servizio, andare a sua volta avanti un break fino al 6-4. Fondamentale è stato il game di avvio del set decisivo, con Dimitrov capace di annullare quattro palle break. Alla distanza Goffin si è rivelato il più stanco dei due, ha ceduto la battuta con un rovescio largo sul 2-3 e concesso tre match point consecutivi sul 2-5. Pareva finita, ma il belga ha annullato affidandosi malgrado la fatica agli sfarfallii dell’avversario. Dimitrov ha in effetti stentato nel game più importante della carriera e ha avuto bisogno di altri 5 match point prima di chiudere grazie a un errore del belga.

Ora è numero 3 e al 2018 chiede quello Slam finora sempre lontano, capiremo presto se è stata vera gloria. Con Federer e Nadal reduci da una grande stagione e in attesa di capire come rientreranno Djokovic e Murray, la generazione di mezzo ha ritrovato il suo esponente più valido. Quanto ai Next Gen, Zverev ha vinto 2 Mille ma deluso negli Slam e a Londra, anche lui è atteso al passo successivo.

È morto a 96 anni Pancho Segura, uno dei migliori tennisti degli anni ’50. Piccolo e veloce, l’ecuadoregno era una sorta di Goffin ante litteram, ma più forte e soprattutto dotato di un inusuale ed efficacissimo dritto a due mani, colpo fra i migliori della storia.

Twitter: @MicheleSarno76

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michele sarno