Crisi Roma: dalle stelle alle stalle in pochi mesi

CRISI ROMA: LA DISFATTA DI BOLOGNA – La sconfitta per 0-2 patita sul campo del Bologna di Inzaghi, incapace fino a quel momento non solo di vincere una partita, ma anche di realizzare un solo gol in questo campionato, sancisce ufficialmente lo stato di crisi per la squadra allenata da Eusebio Di Francesco. Una squadra che solo qualche mese fa si giocava l’accesso alla finale di Champions League e oggi sembra una lontana parente di quella ammirata e celebrata all’unanimità da stampa e appassionati. Cosa può essere successo ad un gruppo in così poco tempo? Come si può giustificare un crollo di rendimento così radicale? Sul banco degli imputati, in queste ore, stanno salendo tutti, dalla dirigenza, rea di aver smembrato lo zoccolo duro dei cosiddetti “senatori” per monetizzare al massimo le imprese europee, al tecnico, incapace di trasmettere una sua filosofia di calcio o saper motivare in modo adeguato il gruppo. Anche i giocatori sono sotto accusa, condizione fisica pietosa e capacità di reagire mentalmente alla difficoltà pari a zero sono i difetti imputati ai loro beniamini in queste ore dai tifosi. Cerchiamo di capire nel dettaglio cosa possa aver creato questa situazione in casa giallorossa.

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La disperazione di Fazio

CRISI ROMA: LE COLPE DEL MERCATO IN USCITA – Se si pensa alla Crisi Roma la prima motivazione che viene in mente è sicuramente il mercato in uscita operato dal DS Monchi. Nell’anno in cui i ricavi della Champions e l’arrivo di nuove e importanti sponsorizzazioni aveva garantito quell’introito monetario in grado di stabilizzare l’annoso problema del fair play finanziario, esonerando di fatto la Roma dall’obbligo di una cessione “di bilancio” entro il 30 giugno (come ad esempio era stato per Salah), tutti si aspettavano cessioni minime e mirate. Invece la società ha puntato, per l’ennesimo anno, sulla cessione di pezzi pregiati, sostituiti con giovani speranze e qualche scommessa. Rinunciare a quasi 80 milioni di euro per un portiere era francamente impossibile, e così Alisson si è accasato al Liverpool, finalista di Champions. Per quanto riguarda Nainggolan la questione è anche più spinosa. Il centrocampista era amatissimo dai tifosi, non aveva alcuna intenzione di lasciare Roma, ed era un riferimento dentro e fuori dal campo. La società ha fatto un ragionamento di tipo aziendale, considerando l’età del giocatore, la sua condotta non impeccabile fuori dal rettangolo di gioco, e il pesante contratto in atto. Quello che la Roma non è riuscita a fare è stato creare un asta attorno al giocatore, dovendolo quasi “svendere” all’Inter, diretta rivale, in cambio di una ventina di milioni e due giocatori tutti da valutare come Zaniolo e Santon. La cessione di Strootman, infine, è stata la “goccia che ha fatto traboccare il vaso”. Anche in questo caso la visione aziendalista della Roma l’ha portata a privarsi di un giocatore reduce da diversi infortuni, in età avanzata e con un contratto pesante, ma lo ha fatto a mercato chiuso, privando lo spogliatoio di un altro dei suoi leader carismatici e mandando un messaggio non certo positivo sulle ambizioni della squadra.

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Monchi sul banco degli imputati

CRISI ROMA: POCA LOGICA A MONTE – A completare il quadro, una campagna acquisti decisamente azzardata. Dal mercato è arrivato un portiere totalmente diverso da Alisson. Olsen è un portiere molto alto, che gioca quasi ancorato alla linea di porta. Un portiere “vecchio stile” che sembra poco adatto ad una squadra che voglia tenere una linea difensiva altissima. Marcano è un buon colpo a parametro zero, mentre Kluivert è un talento tutto da sgrezzare e da aspettare. In mezzo al campo poi sono arrivati i colpi più controversi. Da un lato Pastore, il regista che doveva accendere gioco e idee della Roma. Un trequartista naturale, reduce da alcune stagioni in cui aveva giocato poco. Un giocatore di classe, ma dal collocamento non facile in un 4-3-3 come quello difranceschiano. Pastore infatti non è una mezz’ala, non è un esterno e per assurdo potrebbe essere più un regista basso, alla Pirlo, sprovvisto tuttavia di qualsiasi capacità di interdizione. N’Zonzi, fresco campione del mondo, sembra un doppio di De Rossi, che al momento, nonostante l’età, sembra il più reattivo fisicamente. Anche Cristante, una delle rivelazioni dello scorso campionato, al momento è irriconoscibile, anche se non è l’unico giocatore proveniente dall’Atalanta che fatica una volta uscito dal sistema Gasperini. Anche i giocatori che sono a Roma da più tempo continuano a faticare. Schick si conferma un mistero tattico, anche lui di non facile collocazione nel modulo del mister, e incapace al momento di una serenza convivenza con Dzeko. Anche l’affair Malcom, sfumato mentre era già atteso a Ciampino, sembra aver completamente disorientato un DS che a Roma sta vivendo la parentesi più difficile della sua carriera.

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La faccia di De Rossi è esplicativa

CRISI ROMA: POSSIBILI SOLUZIONI – A chiudere il quadro la questione preparazione. I giocatori reduci dal mondiale sono semplicemente irriconoscibili. Fazio è un fantasma, Kolarov è l’ombra del terzino che per oltre un anno ha tirato la carretta giallorossa. N’Zonzi sembra la moviola di sé stesso. Di Francesco ha lavorato con i suoi giocatori troppo a lungo per non rendersi conto di cosa abbia o non abbia funzionato nella preparazione atletica. I giovani, lasciati senza senatori, sembrano aver smarrito i loro punti di riferimento. I vari Pellegrini, Zaniolo, Kluivert, Under, Karsdrop, sembrano spaesati e confusi, e senza la personalità e l’esperienza adatta per trainare la Roma fuori dalle sabbie mobili. Una Roma persa nei suoi equivoci tattici, che cambia modulo ogni due per tre, cercando improbabili alchimie che creano ancora più confusione. De Rossi e Florenzi, ultimi baluardi di esperienza e attaccamento alla maglia, sono proprio i due giocatori che spiccano in questo gruppo abulico quanto meno per dedizione e impegno. A peggiorare il tutto, come se ce ne fosse bisogno, le prestazioni degli ex, che appena lasciano Roma ritrovano serenità e abilità che nella capitale non sembravano avere. Uno su tutti Defrel, tornato a Genova il calciatore ammirato al Sassuolo. A Roma insomma, il caos regna sovrano, e la squadra è ora in ritiro a Trigoria in vista della sfida con il Frosinone. Un cambio di allenatore, qualora non dovessero arrivare i tre punti, sembra ormai inevitabile, con i giocatori che sembrano aver sentenziato la fine di un rapporto d’amore che forse non era mai nato davvero.

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Mauro Zini

Coach di basket, aspirante giornalista sportivo, laureando in comunicazione pubblica e d'impresa, sarebbe fantastico saper fare almeno una di queste cose. Appassionato di libri, cinema e serie TV, praticamente un Nerd da quando non era di moda esserlo.