Aspettando Wimbledon: altri record per Federer

 

Meglio di Sampras, l’idolo. Meglio anche di Borg, di Laver e di McEnroe. Se si gioca sull’erba, Roger Federer è il tennista più « affidabile », parola dell’Association of tennis professional. È la certificazione statistica di un primato (al netto di 117 vittorie, 17 sconfitte, 12 titoli) che Sua maestà ha appena consolidato col sesto trionfo in carriera al Gerry Weber Open, in quello che è uno dei tanti tornei “di preparazione” a Wimbledon (dal 24 giugno). Trionfo che, per inciso, gli vale anche il terzo posto nella classifica dei tennisti più vincenti di tutti i tempi: 77 trofei, proprio come “Mac”, e dietro a Connors (109) e a Lendl (94).

Per la verità ad Halle lo svizzero non ha dovuto faticare più di tanto. Ha superato in scioltezza i primi tre turni, per poi avere la meglio su Haas in tre set. Proprio quel Tommy Haas che lo sconfisse in finale l’anno scorso e con cui in questa edizione ha abbozzato un doppio affiatato più dal punto di vista umano che sportivo (fuori al primo turno, ma tanti sorrisi). Qualche goccia di sudore in più Roger deve averla versata in finale contro il russo Youzhny (6-7, 6-3, 6-4: in 2 ore e 3’), apparso decisamente a suo agio sull’erba del Gerry Weber Stadion. Abbastanza per strapazzare Gasquet, ma non per strappare un secondo decisivo set a Federer. Che, ad oggi, quando alza l’asticella del ritmo e decide di entrare coi piedi in campo rende ancora pienamente il senso della definizione di Codignola.

Aspettando Wimbledon/2 – Livello complessivo leggermente più alto sui verdi prati del Queen’s. E se Murray arrivava in finale dopo un percorso tutto sommato agevole, a parte la semifinale vinta in tre set contro Tsonga; Cilic ha dovuto tirare fuori il suo miglior tennis, visto che s’è ritrovato nella stessa parte del tabellone di Del Potro, di Berdych e della mina vagante Lleyton Hewitt. La verve del numero 12 al mondo però non è stata sufficiente per aggiudicarsi il titolo. Vinto il primo set 7-5, il croato ha sofferto il ritorno di Murray, che ha portato il match dalla sua 7-5 6-3 dopo 2 ore e 33’ di gioco. Chissà, forse sotto la guida di Lendl lo scozzese ha trovato quella solidità caratteriale (prima ancora che fisica), che finora gli ha precluso non poche soddisfazioni.

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Mauro Del Prete

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