Ligresti è stato assolto: così ha stabilito la Cassazione

Il processo iniziato nel 2013 per l’urbanizzazione dell’area di Castello si è concluso con l’annullamento senza rinvio delle condanne per corruzione di Salvatore Ligresti, l’ex patron di Fondiaria Sai, cui erano stati dati due anni. Insieme a Ligresti sono stati assolti anche tutti quegli imputati che la sentenza del 27 ottobre 2015 aveva condannato, in parte per prescrizione, in parte per insussistenza dei fatti: l’ex dirigente Fondiaria Gualtiero Giombini, l’architetto Marco Casamonti e gli ex assessori comunali Gianni Biagi, cui erano stati dati due anni e mezzo per corruzione, e Graziano Cioni, condannato a un anno e un mese per corruzione per atti d’ufficio e violenza privata.

L’inchiesta, iniziata nel 2008, ha visto protagonista soprattutto il Ligresti, il quale, reduce dalle disavventure di Tangentopoli, era allora patron di Fondiaria e stava per realizzare il sogno dell’espansione della città di Firenze a Nord Ovest, nella piana di Castello. Qui, secondo la convenzione stabilita nel 2005 con l’allora sindaco di Firenze Leonardo Dominici, Ligresti avrebbe costruito quattrocentomila metri cubi di edificazioni, tra uffici, negozi, scuole e sede della Regione, realizzando una fascia di protezione attraverso un parco che dividesse l’area dall’aeroporto.

Accadde quindi che, per la realizzazione del progetto, Ligresti si affidò all’architetto Casamonti, il cui nome sarebbe stato suggerito dall’assessore all’urbanistica Biagi, il quale avrebbe emesso concessioni edilizie ricambiando il favore. Nel frattempo Renzi, allora presidente della Provincia, si dissociò dall’affidamento dei lavori a Ligresti e indisse un bando pubblico. Mentre l’assessore Cioni, amico di Alfio Rapisarda, braccio destro di Ligresti, gli chiedeva spesso favori, come sponsorizzazioni o la promozione del figlio in Fondiaria, da cui l’accusa di corruzione. Si arriva quindi al 26 novembre 2008, quando l’area di Castello fu sequestrata, rimanendo tuttora inutilizzata, sebbene sia stata dissequestrata con la sentenza di primo grado nel 2013.

 

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Ludovica Pallotta