Licenziamento su whatsapp: il Tribunale dice sì

Da oggi aspettatevi i licenziamenti anche sui social: il licenziamento su whatsapp è valido poichè “assolve l’onere della forma scritta, trattandosi di un documento informatico”.

Lo ha stabilito il Tribunale civile di Catania: il Giudice del lavoro Mario Fiorentino, respingendo il ricorso di una dipendente di un’azienda che aveva ricevuto la notizia del suo licenziamento su whatsapp, ha disposto nell’ordinanza che “la modalità utilizzata dal datore di lavoro nel caso di fattispecie appare idonea ad assolvere ai requisiti formali in esame, in quanto la volontà di licenziare è stata comunicata per iscritto alla lavoratrice in maniera inequivoca come del resto dimostra la reazione da subito manifesta dalla predetta parte”. “La pronuncia del Giudice del Lavoro del Tribunale di Catania dimostra come anche il diritto deve fare i conti con le nuove tecnologie e le nuove forme di comunicazione come WhatsApp e i social media che fanno ormai parte integrante della quotidianità di ognuno e che non possono non vedersi riconosciuti un valore anche ‘giuridicamente rilevante” ha dichiarato l’avvocato defensore dell’azienda Giovanni Lotà all’AdnKronos. E in effetti si sta creando una nuova giurisprudenza relativa ai social: risale allo scorso aprile la notizia di due licenziamenti avvenuto a causa di una ‘scomoda’ conversazione su whatsapp. Due lavoratrici infatti parlavano male del capo su un gruppo whatsapp: la conversazione è stata stampata e mostrata al diretto interessato, che ha quindi deciso di licenziare le due donne.

Messanger, facebook, twitter, whatsapp, viber: creati con l’apparente scopo di migliorare e semplificare la comunicazione, si rivelano dunque un’arma potentissima di controllo sociale, limitando fortemente la nostra libertà. Urge ovviamente una normativa, che si spera limiti ‘i danni’ in questo senso. In ogni caso, occhio a ciò che scrivete, perchè agli occhi della legge ‘scripta manent’!

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Twitter: ludovicapal

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Ludovica Pallotta