Guantanamo compie 15 anni: Trump dice no alla chiusura del penitenziario

Era l’11 gennaio 2002 quando il governo degli Stati Uniti d’America, sotto l’amministrazione George W. Bush, apriva una struttura di detenzione nella base di Guantanamo, a Cuba. Da quel momento sono passati quindici anni. Il controverso penitenziario, strategicamente posto al di fuori degli Stati Uniti, venne creato dopo gli attentati dell’11 settembre per incarcerare i sospetti terroristi islamici, divenendo ben presto il simbolo degli eccessi della lotta al terrorismo dell’amministrazione Bush. Le celle dei campi detentivi, allora a cielo aperto, cominciavano ad affollarsi e la struttura è arrivata a ospitare, nel suo picco, fino a 800 prigionieri, la maggior parte dei quali non è stata mai formalmente accusata. Sottoposti a torture durante gli interrogatori, i media hanno dichiarato che dal 2002 sono morti nove prigionieri e di questi si ritiene che sette si siano suicidati.

Nel carcere, inoltre, sono stati rinchiusi anche una quindicina di minori. Il 22 gennaio del 2009, a quarantotto ore dal suo insediamento, Barack Obama firmava un ordine esecutivo storico: la chiusura del carcere di Guantanamo a Cuba. Secondo le direttive della Casa Bianca i 241 detenuti dovevano essere scarcerati o ricollocati entro il 21 gennaio 2010. Ma il Senato bocciò quasi all’unanimità la proposta di stanziare 80 milioni di dollari per chiudere il carcere. Attualmente ancora 55 persone rimangono in cella e prima di lasciare la presidenza, Obama ha dato il via libera al trasferimento di 19 detenuti.

Dal canto suo il neo eletto presidente Donald Trump ha più volte detto che non ha nessuna intenzione di chiudere la struttura: “Non ci dovrebbero essere altre scarcerazioni sono persone estremamente pericolose e non dovrebbe essere consentito loro di tornare sul campo di battaglia” ha twittato di recente. Le associazioni umanitarie internazionali continuano a denunciare il trattamento particolarmente inumano che subiscono i detenuti: in gioco vi sono i diritti umani e la vita stessa.

 

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@_mchiara

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Mariachiara Oliva

Più conosciuta sotto falsa identità, i suoi migliori amici sono i libri, la musica e la scrittura. Cura un blog e ha scritto un lungo componimento poetico, ma sempre sotto falso nome. Non ama parlare di sé, preferisce che lo facciano gli altri. Ma in sua presenza, che sia chiaro. Da quando collabora con TV & Costume ha capito che il televisore non è solo un'estensione del tavolino.