28° Serie A: Lazio inarrestabile, Napoli deludente. Torna alla vittoria la Roma

Non si ferma più la rincorsa alla Champions della Lazio di Pioli che sfodera l’ennesima prova convincente contro un Verona rinunciatario che deve arrendersi sotto i colpi dei  mattatori biancocelesti. Sblocca il match il solito Felipe Anderson al 4’ che colpisce di testa su un cross perfetto dalla destra di Dusan Basta e trafigge un incolpevole Benussi. Il campione brasiliano è sempre più capocannoniere dei capitolini  con 9 reti. Nei minuti di recupero del primo tempo Candreva mette al sicuro il risultato siglando il 2 a 0 con un missile su punizione. Nel secondo tempo l’unica emozione degna di nota è una traversa di Keita all’88’ che sfiora il suo primo goal in campionato. Finisce 2 a 0 all’Olimpico di Roma, sesta vittoria consecutiva per i capitolini che non riescono a superare i cugini giallorossi della Roma, tornati alla vittoria sul campo ostico del Cesena, in goal De Rossi.

Ancora deludente il Napoli, fermato in casa sull’1 a 1 dall’Atalanta. Zapata riacciuffa Pinilla all’89’. La Fiorentina impatta sul muro dell’Udinese, al Friuli non va oltre il 2 a 2. A segno per i bianconeri Wague e Kone, i viola rispondono con una doppietta del redivivo Gomez.

Solo la Sampdoria tiene il passo delle romane e regola di misura l’Inter di Mancini, sempre più lontana dalle zone europee, basta un goal di Eder al 65′.

Tutto facile per il Torino al Tardini, Maxi Lopez e Basha regolano per 2 a 0 un Parma sempre più in disarmo.

Tutto sommato giornata positiva per la Lazio che consolida il terzo posto e stacca di ben 5 punti il Napoli, probabilmente la rivale più accreditata per raggiungere la terza piazza. Nel prossimo turno i biancocelesti faranno visita al Cagliari di Zeman e potrannosfruttare gli scontri diretti tra Fiorentina e Sampdoria, ma soprattutto quello fra Roma e Napoli.

Vuoi commentare l'articolo?

Marco Fabio Ceccatelli

Classe '85, shark dei tavoli da poker e delle tavole imbandite, scrivo per dare libero sfogo ad una follia neanche troppo latente. "Se perseverare nel gioco è diabolico, potete chiamarmi Belzebù".