Il Belgio dice “si” all’eutanasia per minori

Il Belgio finora consentiva l’eutanasia solo agli adulti, adesso invece elimina ogni limite di età, pur se con qualche misura di salvaguardia, come il parere dei genitori e di un’equipe medica. Il trattamento può essere concesso solo a minorenni dotati di capacità di giudizio e, soprattutto, affetti da malattie incurabili, cause di sofferenze fisiche insopportabili, e in fase terminale. Questo però non placa le polemiche e non rende la decisione meno drammatica. A tal proposito il Vaticano parla di una decisione <<inumana, ma finora mai immaginata>>. In Belgio sia cattolici che musulmani hanno espresso il loro dissenso, ma i sondaggi mostrano comunque un consenso popolare.

La proposta dovrà ora essere esaminata dal Parlamento per l’approvazione finale. Se tale progetto di legge verrà accettato, il Belgio seguirà l’esempio dei Paesi Bassi (primo Paese al mondo a utilizzare l’eutanasia sui minori). In Italia non tardano i commenti negativi. Lorenzo D’Avack, vicepresidente del Comitato nazionale di bioetica, definisce “inaccettabile” la proposta di legge, ritendendo <<molto difficile valutare l’effettiva volontà del minore in relazione agli inevitabili condizionamenti esterni>>. Anche Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici, si dice contrario: <<Sono disponibili terapie anti-dolore che permettono di alleviare anche le situazioni di maggiore sofferenza>>. Ciò che scandalizza non è tanto l’eutanasia, non riguarda la decisione di far terminare una vita, quanto che questa decisione riguardi un minore. Un bambino ha tutta la vita davanti. Ma può chiamarsi Vita un’esistenza basata sul dolore? Può considerarsi vivo chi ancora respira grazie ai macchinari? Le terapie anti-dolore aiuterebbero quel bambino in fase terminale a sorridere ancora? Allevierebbero anche il dolore della sua famiglia? E se viene considerato ingiusto, immorale, inumano scegliere l’eutanasia, bisognerebbe riflettere su quanto sia invece giusto e umano condannare qualcuno a proseguire una vita di cui non è padrone, costringendolo a resistere di fronte alle sofferenze, pur sapendo che non ci sarà mai un termine a esse finché non arrivi la morte biologica a porre fine al calvario. L’eutanasia non è omicidio, è una scelta. La scelta di una “buona morte” a una “non vita”.

Di Francesca Ferroni

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